Sono settimane che penso a questo post.
Sono settimane che non scrivo. Forse perchè per farlo bisogna fermarsi un attimo a riflettere, fare mente locale, sondarsi un attimo. E forse non ne ho voglia. Voglio procedere come un toro a testa bassa fino alla fine del tirocinio. E non pensare.
Cioè, non è che non lo faccia, lo faccio, lo faccio, penso quotidianamente, sempre e comunque, ma scrivere è un'altra cosa.
E quindi. Eccoci qua.
Vi ricordate della mia iniziativa con la mia amica Mario? Quella di scriversi a fine giornata qual è stata la cosa più bella che ci è successa?
Ecco.
Ora è miseramente naufragata nel nulla, lei mi ha abbandonata alla vigilia di un esame, io ho continuato, ma sapendo che quella che volevo fosse una terapia non aveva attecchito nel mio paziente.
Per un po' ha funzionato però, come principio non è male.
E veniamo al titolo del post.
Uno dei primi giorni, a fine giornata lavorativa non sapevo proprio cosa le avrei scritto. La solita grigia, buia e noiosa giornata si era srotolata mollemente come al solito, senza intoppi, senza sorprese, senza un gazz. Per la sera non avevo nessun programma. Giorni prima avevo trovato questo post in cui mi ero persa e a casa avevo l'occorrente necessario, ma mentre inizialmente prevedevo di farli nel weekend, la consapevolezza di non avere niente da scrivere alla mia amica, mi ha spinta a farli.
I MACARONS!
TA-DAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
E quindi, armata di pc, pazienza e voglia di riuscirci mi sono messa al lavoro.
Gli ingredienti:
120 gr di farina di mandorle
200 gr di zucchero a velo
100 gr di albumi vecchi di almeno un giorno
30-35 gr di zucchero semolato
colorante alimentare (io ho usato quello in polvere rosso)
Per la ganache al cioccolato:
100 gr di cioccolato fondente
100 ml di panna liquida
Il procedimento:
Ho unito lo zucchero a velo e la farina di mandorle e li ho amalgamati bene per evitare che si formino grumi. Io qui ho aggiunto il colorante in polvere.
In una ciotola a parte ho poi iniziato a montare gli albumi con le fruste a bassa velocità, con un pizzico di sale e aggiungendo 'a filo' lo zucchero semolato quando iniziavano ad addensarsi; ho smesso con le fruste quando iniziavano a formarsi dei picchi negli albumi zuccherati.
A questo punto ho iniziato ad aggiungere le polveri, poco per volta, mescolando piano con un cucchiaio dal basso verso l'alto.
Quando era tutto ben amalgamato, ho versato l'impasto ottenuto in una sac à poche con un beccuccio liscio e ho fatto scendere dei 'cerchiolini' rosa su una teglia foderata di carta da forno.
A quel punto ho sbattuto la teglia in maniera decisa contro il tavolo per far salire le bolle dentro il composto e ho lasciato riposare per un'ora.
Nel frattime ho fatto bollire la panna e ci ho aggiunto il cioccolato, spegnendo il fuoco. Una volta raffreddato, ho montato con le fruste.
Passata l'ora di riposo, ho infornato la teglia a 145° per 16-20 minuti.
Mentre cuocevano avevo il terrore che si appiccicassero gli uni agli altri, sfracellandosi e mandando a monte tutto il mio lavoro e tutte le mie aspettative di felicità.
E invece.
E' andato tutto come doveva andare e all'alba di mezzanotte e mezza li ho sfornati!
Ero stanchissima, ma felicissima, ho pure svegliato mia madre per esultare insieme a lei.
La mia notte è poi finita con la petite Marie che impacchettava i petits macarons rose in sacchetti trasparenti da tre. E il suo giorno è iniziato con lei che tutta felice e sospirante si recava a lavoro con una borsetta carica di macarons per i colleghi. Svoltando l'angolo della farmacia, mi sono sentita una piccola Amélie! Anche perchè di lì a pochi passi ho trovato il fruttivendolo che aveva indovinate cosa?! Le fragoline di bosco! Ne ho preso un cestino e mi sono diretta in ufficio dove ho poi posizionato un pacchettino su ogni scrivania in attesa che gli altri arrivassero.
E quando poi sono arrivati e li hanno mangiati mi hanno uccisa di complimenti.
E io ho gongolato come una bambina davanti ai regali di Natale.
Ecco, dei semplici impastini di farina di mandorle, albumi e zucchero hanno fatto la mia felicità per ben due giorni!
E qui, c'è la prova del reato.
Lo so, la foto fa cacà..
I have a Dream
Not till we are lost, do we begin to find ourselves.
lunedì 28 maggio 2012
domenica 6 maggio 2012
What made my days these days
Che dire.
Sono parecchio impegnata ultimamente, con la testa e con il corpicino pure.
La scorsa estate mi sono iscritta ad un corso di pasticceria, you already know, le lezioni erano online e il tirocinio in una pasticceria; bene, dopo burrascose vicissitudini di cui un giorno parlerò, sono finalmente riuscita ad iniziare il maledetto tirocinio, da 3 settimane.
Da 3 settimane quindi, lavoro non stop: dal lunedì al venerdì in ufficio al solito lavoro e il sabato in pasticceria.
PUFF! PANT!
Grosse rivelazioni e conferme personali sono sopraggiunte in questo periodo. E purtroppo anche una bruttissima tendenza a isolarmi e rinchiudermi in me stessa. Non so quanto serva, a volte. Forse bisognerebbe prendere un po' tutto più alla leggera, bisognerebbe prendersi un po' meno sul serio e soprattutto contestualizzare le proprie vicissitudini col resto del mondo.
Tanta pesantezza mi sta avvolgendo ed è anche per questo che non sto scrivendo molto, sarei parecchio deprimente e girerei tanti fiocchi inutili intorno ad un puntino fino a renderlo poi una torre di Babele.
Dunque, una delle più grandi rivelazioni di questi tempi è che con le questioni di principio ci si dovrebbe pulire il culo, scusate il francesismo; non servono a niente se non a farci stare male e infatti per una questione di principio mi sono fatta venire una gastrite che non finiva più, per una cosa come due mesetti me ne sono andata in giro con una bottiglia di Gaviscon da mezzo litro in borsa e ne suggevo il sambucoso nettare ad ogni pié sospinto; pare che mi stia riprendendo ora, per tutta la scorsa settimana non ho avuto episodi, HURRAY!
Un'altra grande rivelazione, che però in realtà è solo una confessione ad alta voce, è stato ammettere di essermi iscritta a questo corso solo per avere un alibi e non partire, cioè non dovermi mettere nella situazione di dover decidere cosa fare di me e del mio futuro.
Ancora, ho avuto la conferma che la vita da impiegata non fa assolutamente per me e che se proprio devono affittarmi/comprare il mio tempo preferirei farlo per qualcos'altro.
Va beh, ma smettiamola con questo tono di autocommiserazione, quello di cui volevo veramente scrivere è che in questo periodo di bufera burocratico-gastritico-deprimente anche la mia amica Mario s'è trovata e si trova ancora un po' in difficoltà; e dopo aver passato un giorno di Pasquetta delirante insieme a lei, in cui forse per la prima volta in vita mia l'ho vista vacillare pesantemente, ho escogitato un espediente che, almeno per me, si sta rivelando un grosso spunto.
Memore di quando ero naufragata tra le carte della mia tesi e lei mi aveva chiesto di mandarle una pagina nuova al giorno, le ho proposto di scriverci un'email a sera riportando la cosa più bella che ci è accaduta in quel giorno. E mi sono resa conto che è molto più facile lasciarsi andare al cazzeggio e alla 'depressione' e all'autocommiserazione che rimboccarsi le maniche e fare qualcosa che ci faccia stare bene. Ma allo stesso modo, a volte basta davvero poco, davvero un piccolo sforzo, che sempre sforzo è, ma troppo spesso non lo facciamo. E l'idea di avere qualcuno a cui dover rendere conto della mia felicità, a volte mi fa scervellare e cercare un momento per pensare a me.
Ed è ridicolo se ci pensate, perchè PORCO CAZZO, dovremmo farlo sempre senza pensare di dover rendere conto a nessuno se non a noi stesssi!!!!
Va beh, sono poco ispirata ce soir, ma volevo un attimo sbloccarmi dal momento di impasse blogghistica e quindi vi saluto postando una foto che ho fatto nel castello di Nonsodove quel giorno di Pasquetta con Mario.
Gli alberi ci salveranno, guys..
mercoledì 25 aprile 2012
La mia famiglia è epica. Ecco perché:
(Breve antefatto: qualche settimana fa, una sera tornando
dalla stazione in bici con l'Ipod nelle orecchie, ho sentito qualcuno urlare, mi
sono girata e c'era Tony, mio cugino, con il braccio alzato a salutarmi, ormai l'avevo
superato, gli ho urlato "Ciaooo!")
Allora, io qualche settimana dopo, di sera me ne stavo tranquilla tranquilla a cazzeggiare
in rete quando alle 21.30 un sms di Matteo, altro mio cugino (figlio di Tony) mi ha invitata ad uscire. E così, in
una casa ripiena di prufumo di muffin appena sfornati, con addosso la crema per
il corpo alla vaniglia, me ne sono uscita con mio cugino.
Ci siamo fatti un paio di birrette e di nachos in un pub alla fine
della Mi-Meda.
Al ritorno abbiamo fumato seduti sul gradino di casa mia.
(Altro breve antefatto: quando ero a Sorrento e dintorni in macchina, non appena vedevamo qualcuno a piedi per strada abbassavamo i finestrini e urlavamo "PUTTANAAAAAAA!"? Una volta io e Claudia l'abbiamo fatto anche a Maria, la figlia di zio Francesco, mentre camminava per strada con il passeggino; robe da spaccarsi la pancia dal ridere)
Ecco, quindi, io e Matteo eravamo fermi sui gradini stanotte e ad un
certo punto, tra le migliaia di cazzate mi fa, ridacchiando: "Mi ha detto mio
padre che ti ha vista una sera mentre tornavi dalla stazione". E io: "Si, vero,
qualche settimana fa".
Ridacchiamento.
"Cazzo ridi?"
"Ma non ti sei accorta di cosa ti ha urlato?!"
"No, perchè, cosa mi ha urlato?!"
"PUTTANAAAAAAA!!!"
E quindi, io è da quella sera che rido perchè m'immagino la
piccola Mary biciclettata che torna a casa col sorriso in bocca e la musica
nelle orecchie e il cugino Tony che la saluta urlandole PUTTANAAAA!! e lei non si
accorge di niente. Ma la cosa più divertente è pensare a cosa cazzo avrà pensato la gente.
Questo che mi urla PUTTANA! e io che lo saluto come niente fosse.
E già m'immagino la gente (quella di tutti i giorni che prende il treno con me) che mi vede passare, poi si avvicina al vicino e gli sussurra, con la mano davanti alla bocca: "Ma lo sai che quella è una puttana?!?!"
Come direbbe Brandon, Hilarious..
venerdì 6 aprile 2012
Proud Auntie Mary
"Mi sto annoiando"
"Dai, fai un bel disegno!"
"E cosa disegno?"
"Disegna la primavera"
Ed eccola la primavera vista dal mio magico nano maledetto:
sabato 24 marzo 2012
Factotum
Un'altra delle poche certezze della mia vita, oltre al fatto che non diventerò mai anoressica, che la mia famiglia è composta da pazzi scatenati e che sguazzo nell'incertezza perenne è IL DISAGIO: quello che danno tutte le suddette cose insieme, unite ad un pizzico di inguaribile senso di inadeguatezza, a 100 gr di voglia di isolamento e a 350 ml di schifo per l'umanità e la sua grettezza che però si aggiunge alla totale consapevolezza di farne parte. Ecco, di questo disagio parlo. Pochi autori come Bukowski riescono a trasmettere questa sensazione e ci si ritrova ogni volta a soffrire come cani a leggere un suo libro, a stare scomodi in qualsiasi posizione a preferire ascoltare l'Ipod piuttosto che riprendere in mano il suo libro appena iniziato. Eh, ma mica ce la si fa. Ad un certo punto l'Ipod lo pausi e apri alla pagina con l'orecchietta lasciata dalla mattina. E lì, ci sei tu, cara Marilu (<-- rima da Oscar), un grosso pezzo di te, quello che vuole sempre scappare da tutto e da tutti, quello che non è mai contento del presente e di quello che ha, quello delle perversioni, quello dell'estrema volgarità e maleducazione gratuite. Ecco la trama di questo, che tra l'altro non è neanche uno dei più scomodi:
Avventuroso e osceno, divertito e disperato, sboccato e insieme lirico, Factotum, il romanzo che rivelato Bukowski al pubblico italiano, è innanzitutto e soprattutto un romanzo "on the road", e Henry Chinaski, l'alter ego dell'autore, nè il suo protagonista assoluto. Un factotum appunto - nel senso che passa indifferentemente da un mestiere all'altro - che attraversa l'America vivendo alla giornata, affidandosi all'improvvisazione e al caso, pronto a seguire il primo richiamo ma fedele a un destino che si trasforma in uno stile di vita di lavori manuali, sesso intenso e sfrontato, sbornie quotidiane: un'esistenza in cui "randagità" e precarietà rimano prepotentemente con libertà e verità.
E qui alcune citazioni:
Ero solo per la prima volta da cinque giorni. Ero il tipo che vive di solitudine; senza solitudine ero come un altro uomo senza cibo o senz'acqua. Ogni giorno passato senza solitudine mi indeboliva. Non ero orgoglioso della mia solitudine; ma dovevo poterci contare.
L'anima dell'uomo ha radici nello stomaco.
La porta si chiuse. Tornai in camera mia e cominciai a fare i bagagli. Fare i bagagli è sempre divertente.
Si tirò su la sottana. Era come l'alba della vita e dell'allegria, era il vero significato del sole. Mi avvicinai, mi sedetti sul divano vicino a lei e la baciai.
"Ti piacciono le tende?" mi chiese Wilbur. "Le ragazze hanno cucito queste tende per me. Sono ragazze piene di talento".
Guardai le tende. Facevano vomitare. Piene di fragolone rosse, circondate da gambi gocciolanti.
"Belle", dissi.
Mary Lou girò sui tacchi e se ne andò. Seguii con lo sguardo quelle natiche dondolanti in quel corpo lungo. Magica. Certe donne sono magiche.
Poi ci fu la festa di Natale. Il 24 dicembre. Ci doveva essere da bere, da mangiare, musica, balli. Non mi piacevano le feste. Non sapevo ballare e la gente mi spaventava, specialmente alle feste. Cercavano tutti di essere sexy, allegri e spiritosi e anche se speravano di riuscirci non ce la facevano. Erano tremendi. E tutti quegli sforzi peggioravano le cose.
giovedì 22 marzo 2012
Mary e le soap operas - Ovvero Tempesta d'Amore mi fa una sega
Sempre più spesso mi chiedo se sono io che attraggo fenomeni da baraccone, se sono io che sono schizofrenica o se invece semplicemente sono io che sono una testa di cazzo e non mi accorgo della merda che mi circonda. Nemmeno di quella che mi circonda nella sfera delle amicizie. Perchè si, sono stata protagonista di un ennesimo fatto soprannaturale, ma mentre di solito me li tengo per me (gli episodi soap opera intendo), questo non me lo posso proprio tenere dentro. Ma non perchè sia più eclatante di altri, semplicemente perchè 'sticazzi, why not?
Protagonista è una mia recentissima ormai EX amica, di cui non voglio fare né nome né cognome, per cui d'ora in avanti verrà chiamata Rosalina. Anche tutti gli altri nomi sono di pura invenzione, non vorrei mai che so, vedermi appioppare una bella querela (<-- l'inverosimile non conosce limiti nella mia vita, ormai si sa).
Bene, andiamo col racconto.
All'inizio del mese Rosalina mi dice che il sabato successivo sarebbero venuti i suoi a Milano e
che avrebbe voluto farmeli conoscere. Io rispondo che ci sto molto volentieri.
Il venerdì
sera (the day before) ci vediamo, ceniamo insieme in un ristorante Taiwanese, c'è anche Romeo, il suo fidanzato che già non pochi scazzi ha provocato tra me e lei in meno di una manciata di mesi. In parole povere è bello, simpatico, intelligente, socialmente attivo e chi più ne ha più ne metta, ma ha qualcosa sotto sotto di cui io non mi fido, qualcosa che non mi piace, oltre al fatto di provocarmi una gelosia incredibile per Rosalina. Anyway,
serata tranquilla.
Il giorno dopo, nel primo pomeriggio, faccio il dolce per la cena, crostata al cacao con crema alla vaniglia e lamponi di copertura; faccio la frolla, la metto a riposare in frigo, la tolgo dal frigo, la stendo, ne fodero una tortiera, la bucherello, ci metto un foglio di carta da forno che riempio di fagioli per tenere su il bordo; mentre la base cuoce faccio la crema e prendo i tuorli, lo zucchero e SBAM! Mi blocco: cazzo, lo zucchero, mi sono dimenticata di mettere lo zucchero nella base! Cerco di correre ai ripari spargendo ettogrammi di zucchero sulla base che cuoce, impreco e prendo a calci i mobili della cucina immaginando già i titoli delle prime pagine delle più importanti testate giornalistiche: "Vuole fare la pasticcera e si scorda lo zucchero", "Ma 'ndo vai se lo zucchero non ce l'hai?" o cose così. Va beh, non ci si può fare niente, come viene viene. (<-- ma già questo avrebbe dovuto mettermi in allarme, col senno di poi era un cazzo di presagio funebre mica da ridere)
Arrivo da Rosalina dopo code e code, con un leggero ritardo. Atmosfera
abbastanza rilassata in casa, le presentazioni. Dopo qualche domanda di rito, ci sediamo a tavola, il padre a capotavola,
io con lui a destra e Rosalina a sinistra, la madre di fronte, il fratello di
fronte a Rosalina e Romeo all'altro capotavola.
Mangiamo dei salumi e chiacchieriamo, il padre mi dice che dal vivo sono
molto più carina che in foto e sogghignando lo ringrazio e faccio la
ricchiona. E' pronto il piatto principale, una specie di spezzatino stufato.
Rosalina dice: "Datemi i piatti, dai", allora io e Romeo prendiamo i piatti di
tutti, ci alziamo e ci mettiamo dietro Rosalina per farglieli riempire. Parlando
parlando il padre di Rosalina le dice "Oh, stai attenta che questi due se la fanno
tra di loro alle tue spalle..", io scoppio a ridere, pensando che sia una
battuta, mi giro, dico una stronzata qualsiasi, mi rigiro verso lei e vedo la
sua faccia incazzata. "Ma va, oh, ma stiamo scherzando?!?"
Niente, i piatti sono tutti pieni, ci sediamo a tavola e mangiamo. Intanto
Rosalina e Romeo ricevono un sms da qualcuno del teatro che gli scrive che per
una parte vogliono mettere una tipa che a quanto pare è incapace e allora parte
discussione tra i due sul modo in cui evitare questa cosa. Indi per cui la
conversazione in tavola è continuata tra me e il padre. Parliamo delle cose più
disparate. Ogni tanto intervengono anche la madre e il fratello e poi tornano
i due piccioncini.
Dolce che è buono uguale, caffè, sparecchiamento.
Rosalina si mette sul divano e
scrive una mail al computer, la madre si alza e se ne va in camera, il fratello
è passivissimo, rimaniamo a parlare io, Romeo e il padre. Ad un certo punto
il padre si gira verso Rosalina e ancora insinua che io e Romeo stiamo
flirtando, al che lei ci riguarda malissimo e dice una roba del tipo "Voi due
smettetela perchè se no m'incazzo", senza esclamativi. Ovviamente io e lui c'inquietiamo perchè non
sappiamo di che cazzo stanno parlando. Va beh.
Intanto il fratello quando lo
guardo mi fa le labbrine alla Signorina Silvani e io distolgo lo sguardo.
Lavo i piatti, lei mi si avvicina e le chiedo se è tutto ok e mi dice "Eh,
dai, dopo", scazzata.
Dopo un po' alziamo le tende (Rosalina fa dormire i suoi lì e lei da
Romeo), salutiamo (la madre s'è messa a dormire da mo') e ce ne andiamo.
E qui viene il bello.
Entriamo tutti e tre in ascensore e lei scoppia: "Non vi azzardate mai più a
mettermi in una situazione del genere! Mi avete messo in imbarazzo!"
E noi "Ma cosa?!?" C'è proprio la sensazione che Rosalina esploda e che
noi ci spiaccichiamo contro le pareti dell'ascensore di riflesso. E continua,
che suo padre è sensibile a queste cose e che se n'è accorto, che è stato
imabarazzantissimo per lei, che, ecc.
Io non ci credo, le porte dell'ascensore si aprono, lei si allontana per
andare a buttare la spazzatura, io e lui ci guardiamo increduli. Gli chiedo
quando le devono arrivare. Lo chiedo anche a lei mentre torna verso di noi, "No,
no, no" dice lei, io le dico di guardarmi negli occhi e di dirmi che cosa cazzo
sta succedendo, mi guarda di sguincio, ripete quello che ha detto, le chiedo che
cosa avremmo fatto per far credere una cosa del genere, mi risponde che è una
questione di sguardi, di ammiccamenti, di sorrisi. "Ma non crederai davvero che
io ci stia provando con Romeo?!" le dico e lei dice di no, ma che i suoi ora
pensano di si.
Sto zitta, poi dico, va beh allora vuol dire che ci provo col mondo intero
e non me ne rendo conto, scusa!
Usciamo dal portone, io non riesco a credere ad una cosa del genere.
La
prendo per un gomito, le dico "Dai, è una presa per il culo, non è vero", si
divincola, non è uno scherzo, è girata di profilo, non mi guarda.
"E vi rendete conto che ad un certo punto avete pure iniziato a ignorarmi e a non rivolgermi la parola?!"
Rewind nella testa, scena di lei che scrive furiosamente seduta sul divano con il portatile in braccio.
"Ma veramente sei stata tu che non ci hai più rivolto la parola!"
Intanto arriva anche il camioncino di quelli che puliscono le strade, non
so che dire, mi giro a guardarla, non mi guarda.
E lì ho avuto l'unica soddisfazione della serata, vedere Romeo in crisi, per la prima volta da quando lo conosco, senza parole, con lo sguardo a pesce e la bocca che emetteva suoni bubblosi e indecifrabili.
Il camioncino è sempre più vicino, cosa dovrei dire d'altro? Prendo, faccio ciao con la mano e con la bocca e me ne vado.
Parto prima che arrivi il tipo della
pulizia, parto in velocità, vedo loro nello specchietto che entrano in macchina,
giro l'angolo e scoppio a piangere. Mi chiedo chi sarà la prossima cazzo di persona che amo e che mi si rigirerà contro con una stronzata del genere, mi vedo in un mezzo ad un cerchio di persone che col tempo scompaiono fino a lasciarmi sola solissima. Mi vedo a conoscere qualcuno e a non credere ad una parola di quello che dice, a non fidarmi, a vedere il male negli altri.
E io non sono così, sono una persona socievole, simpatica, estroversa, io voglio fidarmi della gente, voglio amarla e onorarla.
Finchè morte non ci separi.
martedì 20 marzo 2012
La vita, l'Universo e tutto quanto
Gli abitanti meccanici del pianeta Krikkit sono stufi di guardare il cielo stellato sopra le loro teste, con tutto quell'inutile, monotono scintillio. Così decidono, semplicemente, di distruggerlo, facendo scomparire l'intero universo. Solo cinque individui possono opporsi ai loro folli piani: il terrestre Arthur Dent, viaggiatore dello spazio e del tempo, con il suo inseparabile amico alieno Ford Prefect, che giusto per provare una nuova esperienza, decide di andare fuori di testa; insieme a loro l'indomabile Slartibartfast, vicepresidente della Campagna per il Tempo Reale che viaggia su un'astronave alimentata dal comportamento irrazionale; il mostruoso Zaphod Beeblebrox, dotato di due teste e tre braccia, e la sensualissima Trillian. Per la strana brigata inizia così un'altra pazzesca avventura...
Questa la trama del terzo e penultimo episodio della meravigliosa quadrilogia della Guida Galattica. Adams, l'autore di questo immenso e spassoso capolavoro, l'ho conosciuto anni fa grazie a Cinzietta e siccome sono una ragazza che ama centellinare i veri piaceri della vita, ogni tanto mi gusto un nuovo episodio delle mirabolanti avventure di Arthur e i suoi amici stellari. Sono lì che mi aggiro per i corridoi della libreria, erro con due libri sottobraccio, indecisa su quale prendere, se prenderli entrambi, se mollarli lì definitivamente perchè ho comunque già i soliti 98674 tomi da leggere ancora intonsi sulla loro bella mensolina, se sbrigarmi per prendere il treno e arrivare a casa ad un'ora decente, se invece crociolarmi in quel bell'odore di carta a mazzi da 1000 quando IMPROVVISAMENTE il mio occhio cade su un volume del nostro supereroe Douglas e allora non ce n'è. E tutti i dubbi sono chiariti. E tutti i 98674 tomi possono anche continuare ad impolverarsi perchè prima di tutti gli altir è il suo turno. E allora nei giorni successivi potreste avere la possibilità d'imbattervi nella vostra eroina che ridacchia come una cogliona da sola sul treno a pagina 45 o a pagina 87, oppure potreste essere ammorbati dalla stessa che non può non leggervi quello spezzone:
Sorbendo una tazza di liquido imbevibile fornito dalla nutrimatica della Società Cibernetica Sirio, Trillian si era messa a consultare di nuovo la Guida galattica mentre la Cuore d'Oro viaggiava a velocità improbabili verso mete indefinite.
IMPOSSIBILITA' SPORTIVA, era stata la voce che, a un certo punto, aveva attratto la sua attenzione. In particolare le impossibilità che riguardavano lo sport del volo. La Guida galattica è abbastanza esauriente per quanto riguarda questo sport. Chiarisce per esempio che esiste un'arte, o meglio una tecnica del volo che non tutti sono in grado di applicare.
Tale tecnica consiste nel buttarsi giù dall'alto ed evitare di colpire il terreno.
"Scegliete una bella giornata" suggerisce la Guida "e provate a esercitarvi.
"La prima parte è facile. Basta gettarsi giù dall'alto a corpo morto senza pensare che ci si farà male.
"Cioè, ci si fa male naturalmente solo se non si riesce a evitare di colpire il terreno.
"La maggior parte della gente non riesce a evitare di colpire il terreno, e poichè di solito chi tenta ce la mette tutta, l'impatto, quando l'esperimento fallisce, è abbastanza scioccante.
"E' chiaro che le maggiori difficoltà si hanno nella seconda parte dell'impresa.
"Quella appunto in cui si deve cercare di non colpire il terreno.
"Il guaio è che il suolo va evitato accidentalmente, non premeditatamente. Se si parte con l'intenzione di mancarlo, non lo si manca mai. Bisogna che quando si è a metà del volo la propria attenzione venga distratta da qualcosa; in questo modo non si pensa più né al fatto che si sta cadendo né al rischio dell'impatto e alle conseguenze che questo potrebbe produrre.
"Tutti sanno che è assai facile stornare la propria attenzioen da queste tre cose nella frazione di secondo che si ha a disposizione. E' per questo che la maggior parte della gente fallisce e alla fine rimane delusa da questo sport particolarmente divertente e anche spettacolare.
"Se però si ha abbastanza fortuna da venire momentaneamente distratti nell'attimo cruciale da, mettiamo, un favoloso paio di gambe (tentacoli, pseudopodi, ecc. secondo il plylum e/o le inclinazioni personali), o una bomba che esplode nelle vicinanze, o la scoperta di un coleottero rarissimo che cammina su un ramo, si avrà la piacevole sorpresa di non colpire il suolo e di rimanere sospesi in modo apparentemente un po' stupido a pochi centimetri da esso.
"E' un momento, questo, in cui occorre concentrarsi con intensità e intelligenza.
"Si fluttua e si volteggia un po' a scatti. Si volteggia e si fluttua.
"Cercate di non pensare al fatto che avete un peso. Pensate solo a salire più in alto.
"E ascoltate quello che dicono i presenti, perchè è quasi scontato che dicano cose tutt'altro che utili.
"E' molto probabile per esempio che esclamino: - Dio buono, non è possibile che stia veramente volando!
"E' importantissimo non prestare ascolto a frasi del genere, perchè all'improvviso potrebbe succedervi di crederci.
"Continuate dunque a salire, a salire più in alto.
"Provate a planare un pochino, con grazia, poi sorvolate le cime degli alberi respirando regolarmente.
"NON SALUTATE NESSUNO CON LA MANO!
"Dopo che avrete compiuto alcune volte tutte queste operazioni, scoprirete di potere raggiungere sempre più facilmente un alto livello di distrazione. Saprete allora controllare il vostro volo, la vostra velocità, le vostre manovre. Il trucco consiste di solito nel non pensare troppo intensamente a quello che si vuole fare, ma nel lasciare che succeda come se fosse un fenomeno naturale.
"Imparerete anche ad atterrare bene, il che la prima volta non vi sarà certo facile, anzi...
Giusto per rimanere in tema, da sfracellarsi a terra dal ridere.. Beh, senza dubbio lo consiglio a tutte le persone a cui piace un senso dell'umorismo fuori dalla norma, a chi ama della sana e imprevedibile, nonché improbabile avventura e a cui poi piace unire entrambe le cose per riflettere sulla pazzia della natura umana. Enjoy!
Scrutò l'orizzonte in lontananza, come sperando che il vento a quel punto gli sollevasse con bell'effetto i capelli dalla fronte, ma il vento lo deluse perchè era indaffarato a gingillarsi con alcune foglie non lontane di là.
Scosse la testa con un movimento lieve, come se volesse fare scendere il cervello più in basso, dentro il cranio.
Tutto era tranquillo. Intorno a loro l'erba era mossa delicatamente dal vento. Gli uccelli esprimevano cantando la loro opinione sul panorama idilliaco, e sembrava in effetti un'opinione positiva.
Si rannicchiò con aria guardinga, come aveva visto fare in televisione, ma senza molto successo: evidentemente l'attore della tivù aveva le ginocchia più forti delle sue.
E' sbagliato pensare di risolvere grossi problemi con il solo ausilio delle patate fritte.
- Trillian? - disse. - E' solo una bambina. Intelligente, sì, ma emotiva. Sai come sono le donne. O forse no, non lo sai. Immagino di no. Se lo sai però non voglio che mi racconti niente.
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