venerdì 31 luglio 2009

Mah..

Non so, ho un blocco per la scrittura, ma sono giorni e giorni e settimane e settimane che mi dico che devo aggiornare il blog e in qualche modo bisognerà pur iniziare..
Ho dieci minuti ora e vedo un po' quello che riesco a buttare giù.
Sono andata a fare gli esami del sangue di controllo stamattina, tra poco uscirò di casa per andare a lavoro.
Non dovete preoccuparmi per me, soprattutto tu, Anna, sto continuando a vivere normalmente, solo che non riesco a scrivere.
Forse perchè questo atto implica sempre e comunque, indipendentemente dal tema, un momento di introspezione e ho capito che dentro di me non ci voglio guardare.
Ho sviluppato la capacità di vivere e continuare la mia vita quotidiana come se fossi su un'altra frequenza parallela a quella solita; cioè sono sempre io, faccio sempre la cazzona con tutti, rido e scherzo, vado al cinema (non spesso, ultimamente, Gianlu, dobbiamo assolutamente rimediare), vado a mangiare fuori, vado in palestra (da quando ho ricomiciato a lavorare un pochino meno, però, devo ammetterlo), vedo gli amici, mangio e tutto il resto, ma è come se in realtà fossi scollegata.
Il periodo di incazzatura per Gianni sta finendo, ho capito che in realtà oltre al bianco e al nero, ci sono un sacco di sfumature di grigi in questa storia ed è inutile che continui ad essere incazzata come una iena, piuttosto delusa da una persona in cui credevo, però va beh, non si può sempre avere tutto dalla vita, o perlomeno, non si può sempre avere quello che si vuole.
Riflettendo su questa situazione, mi sono resa conto che a causa del periodo di incazzatura, seguito a quello di ibernazione in cui, nella prima settimana non ho fatto altro che dormire ininterrottamente (mia madre era preoccupatissima, mi diceva che non si poteva dormire così tanto..), in realtà io questa cosa non l'ho sfogata.
E infatti la notte non dormo, continuo a svegliarmi, come se la mia psiche mi dicesse, Mary, svegliati, c'è qualcosa nella tua vita che devi regolare, altrimenti noi qui nella tua testa ce ne andiamo a male; si, quello che ho in testa parla esattamente così, come un tredicenne milanese e zarro.
Solo che non ci riesco, non riesco a sfogarla 'sta cosa, dovrei mettermi a piangere ininterrottamente, non so, per tipo un giorno o urlare a squarciagola per 3 ore o picchiare qualcuno fino a mandarlo all'ospedale (ho in mente il candidato ideale per quest'opzione) o che altro, ma non ci riesco.
Tutti mi dicono che col tempo passerà e lo so, lo so anche io, gli esseri umani sono capaci di abituarsi a qualsiasi cosa, qualsiasi; non per altro abbiamo attaccato il nostro pianeta come dei virus.
Ma io ho bisogno di sfogarla questa cosa, altrimenti continuerò a svegliarmi 20 volte a notte per guardare l'ora e soprattutto continuerò a vivere su un'altra frequenza, staccata da me.
Mah, non so, vado a produrre e a nobilitarmi un po'.

domenica 26 luglio 2009

Lo so

Mi devo ripigliare.
Lo sto facendo, però ho perso l'abitudine di scrivere.
Per scrivere serve riflettere e non ne ho molta voglia ultimamente.
Diciamo negli ultimi 3 mesi.
Ho bisogno di divertirmi, nel senso pascaliano del termine e direttamente dalla mia tesi, ecco il testo da cui traggo ispirazione per questo concetto:
Si addossa agli uomini, dall’infanzia, la cura del loro onore, del loro benessere, dei loro amici; ed inoltre del benessere e dell’onore dei loro amici. Li si schiaccia sotto il peso di affari, dello studio delle lingue, di esercìzi vari, e gli si mette in testa che non arriveranno ad essere felici se non andranno bene la loro salute, il loro onore, la loro fortuna e quella dei loro amici, e che la mancanza di una sola di queste cose li renderebbe infelici. Così si assegnan loro delle cariche e degli affari che li tengono in trambusto dallo spuntar del giorno. “Guarda un po”, direte voi, “che strana maniera di renderli felici! Che si potrebbe fare di meglio per renderli infelici?” Come! Che cosa si potrebbe fare? Non occorrerebbe altro che dispensarli da tutte queste occupazioni: perché allora essi si vedrebbero, penserebbero a ciò che sono, donde vengono, dove vanno; e quindi non si potrà mai occuparli e distrarli abbastanza. Ed è perciò che, dopo aver loro preparato tanta mole di affari, si consiglia loro, se hanno qualche momento di tregua, di impiegarlo a divertirsi, a giocare, a immergersi sempre interamente in un’occupazione.