domenica 26 luglio 2009

Lo so

Mi devo ripigliare.
Lo sto facendo, però ho perso l'abitudine di scrivere.
Per scrivere serve riflettere e non ne ho molta voglia ultimamente.
Diciamo negli ultimi 3 mesi.
Ho bisogno di divertirmi, nel senso pascaliano del termine e direttamente dalla mia tesi, ecco il testo da cui traggo ispirazione per questo concetto:
Si addossa agli uomini, dall’infanzia, la cura del loro onore, del loro benessere, dei loro amici; ed inoltre del benessere e dell’onore dei loro amici. Li si schiaccia sotto il peso di affari, dello studio delle lingue, di esercìzi vari, e gli si mette in testa che non arriveranno ad essere felici se non andranno bene la loro salute, il loro onore, la loro fortuna e quella dei loro amici, e che la mancanza di una sola di queste cose li renderebbe infelici. Così si assegnan loro delle cariche e degli affari che li tengono in trambusto dallo spuntar del giorno. “Guarda un po”, direte voi, “che strana maniera di renderli felici! Che si potrebbe fare di meglio per renderli infelici?” Come! Che cosa si potrebbe fare? Non occorrerebbe altro che dispensarli da tutte queste occupazioni: perché allora essi si vedrebbero, penserebbero a ciò che sono, donde vengono, dove vanno; e quindi non si potrà mai occuparli e distrarli abbastanza. Ed è perciò che, dopo aver loro preparato tanta mole di affari, si consiglia loro, se hanno qualche momento di tregua, di impiegarlo a divertirsi, a giocare, a immergersi sempre interamente in un’occupazione.

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