domenica 9 agosto 2009

Amici

Per me gli amici non sono quelli che ti ritrovi intorno al momento del bisogno e nemmeno quelli che ti aiutano a fare cose pratiche o le persone che vedi ogni giorno. Gli amici sono persone che si scelgono per una corrispondenza tra "anime", sono persone che capiscono quello che dici senza bisogno di spiegare, sono quelle persone che senti vicine e presenti anche se sono lontane.
Queste persone sono gli amici per me. Questi sono gli amici miei. Da loro non mi aspetto nient'altro che comprensione reciproca e momenti da trascorrere insieme.
Di amici ne ho, fortunatamente io conosco molte persone di questo genere, sarà anche perchè ho un sesto senso per le persone, spesso. Io amo i miei amici, davvero, sono persone che ho selezionato e scelto da adulta, per condividere i miei stati d'animo e le mie paturnie e le mie battute e le mie avventure. Da quando non sono più insieme a Gianni poi, l'amore che gli davo, lo sto riverdando tutto sui miei amici, non so perchè.
C'è un però.
Per una qualche ragione che ancora non mi so spiegare, i miei amici più stretti tendono ad emigrare, ad allontanarsi da me. Forse è perchè, come me, sono persone insoddisfatte che cercano di migliorare o semplicemente perchè disprezzano questo paese di burattini silenziosi.
Il mio nuovo stato d'animo nei confronti della faccendo "Gianni" mi ha indotto alla tristezza più profonda e alla disperazione, lo avete letto, lo sapete.
In questi giorni sentivo il bisogno fisico e tangibile di vedere due persone importantissime per me: Simone e Silvia.
Sono stata esaudita a metà, ma ne sono felicissima comunque.
Giovedì mattina arrivata a lavoro, apro la mail e Simo m'informa che il weekend sarà in Italia. Sono stata felice come una bambina a cui si dice che la si porterà al luna park per il weekend, non capivo più niente. Finalmente Simo.
Ho passato ieri e oggi con lui.
Questo periodo della mia vita lo ricorderò per sempre, come una burrasca, come un brodo primordiale in attesa della trasformazione, come un caos enorme.
Per sempre ricorderò anche il pomeriggio di ieri. Semi nuvoloso e afosissimo pomeriggio milanese, in cui, io e Simo, seduti nella cucina dei suoi genitori, in attesa di uscire di casa per andare a vedere le Nymphéas di Monet, ci siamo riletti un pezzo di "City" romanzo di Baricco che ci ha accompagnato nella nostra tarda adolescenza. A ridere delle battute sul prof. Mondrian Kilroy e la mia lingua che incespicava nel leggerne il nome ad alta voce. E poi il viaggio per il centro, con il trasbordo su un autobus sostitutivo, zeppo di gente pezzata, la visita a Palazzo Reale, silenziosa e poi la chiaccherata sul sagrato del Duomo.
In questa chiaccherata in poco più di mezz'ora, Simo, mi ha fatta ragionare, mi ha estirpato un pezzo di tristezza, mi ha stimolata a vivere e gioire di quello che ho e che avrò. Mi ha invitata ad augurare a Gianni felicità e tutto il bene del mondo. Mi ha chiesto di chiudere questo capitolo. Mi ha tirato la testa fuori dal sipario polveroso e mi ha fatta respirare.
So già che per come sono fatta, rituffarci la testa dentro, tra le pieghe di quel sipario soffocante, sarà un attimo, ma intanto per questo weekend, per queste ore, nella mia testa è tornato un po' di ossigeno.
E io sono grata al mio amico. Al mio amico Simie.
Gli sono grata per avermi dedicato queste ore esclusive e per essermi ancora amico, dopo così tanti anni.
Grazie, Simo.

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