giovedì 26 agosto 2010

Uluru & Passion Pop!

La vostra eroina è sana e salva a casa di Claudia, la sua stunning e gorgeous cugina. Sono arrivata ieri mattina col bus tarocco della Greyhound. Ad accogliermi dietro il vetro del pulmann un'alba metropolitana condita da della genuina freschezza di fine inverno.
Ho girovagato per il centro della città vestita come una barbona con due felpe una sopra l'altra e lo zaino in spalla.
Inutile dire che mi sono sentita una fica assurda a guardare gli impiegati e i lavoratori incastonati nelle loro vite preconfezionate, già stanchi ancora prima di aver iniziato a lavorare.
Ma continuiamo col racconto di viaggio.

Dopo il tramonto davanti a The Rock ce ne siamo andati a cercare un posto in cui dormire. Come sempre, un'area di sosta. Non avevamo tanto cazzo di andare a cercare la legna per il fuoco, quindi dopo cena ce ne siamo andati a dormire in tenda. E io, onestamente, ci ho davvero provato a dormire, ma facevaun freddo allucinante e umido e in pratica ho dormito pochissimo. Come se non mi succedesse mai, del resto.
La mattina sveglia prima dell'alba perchè volevamo assistere al sorgere del sole davanti al roccione.
Sacchi a pelo intrisi di umidità, tenda zuppa, voglia di dormire in un posto pulito e caldo, a mazzi da 10.
Niente, ci alziamo, impacchettiamo tutto e partiamo. Arriviamo lì davanti e lo spettacolo che ci troviamo è questo:

E' nuvolo, ma è comunque bello. Un sacco di turisti però. Duepalle.
Accendiamo fornelletto e ci facciamo una colazione di fronte al mutar dei colori di Uluru. Aspettiamo che la massa se ne vada via. Salto nei bagni pubblici e partiamo, let's go to the Rock.
La mia adorata compagna di viaggio quel giorno compiva gli anni e aveva programmato il festeggiamento nei minimi dettagli: una volta arrivati alla base della roccia, abbiamo iniziato il sentiero di 10 km che gli gira intorno. Alla prima panchina ci fermiamo e lei estrae la prima bottiglia di Passion Pop il più cheap champagne australiano. E iniziamo a bere. E camminare. E bere e camminare intorno alla roccia. E in men che non si dica è già il momento della seconda bottiglia. E della toilet. A metà sentiero, ci risediamo e la mente criminale di Coralie tira fuori dell'erba e inizia a rollare una canna. E ovviamente era una giornata assolatissima. E' stato molto provante come cosa.. Ad un certo punto, in una delle 314 soste per spossamento, troviamo per terra una scritta del tipo: "19/08/10, Luisa was here!" e noi diligentemente di fianco, con un bastoncino di legno ci abbiamo scritto: "And who the fuck cares?!". Ricordatevi questa cosa. Sopra i nostri occhi abbuffati di fumo e alcool scorrevano paesaggi del genere:





Alla fine del sentiero eravamo decisamente provati. Complice anche il calor. Ci abbiamo messo tipo 4 ore in tutto. Pranzo su una panchina di fronte alla roccia, circondati da turisti di ogni nazionalità. Molti italiani.
Pranzo finito, saltiamo in macchina, ormai sobri e lucidi alla volta di Kata Tjuta, ovvero i Monti Olgas.

Le nostre gambe ormai andavano avanti da sole e lì ci siamo fatti il percorso di 6 km. Al ritorno sosta di emergenza in mezzo al bush perchè la sottoscritta aveva impellenti necessità.
Come se non fossero bastati tutti i km macinati a piedi in evidente stato di ebbrezza durante la giornata, di ritorno da Kata Tjuta, cerchiamo un benzinaio per i nostri serbatoi (gas + benzina) agli sgoccioli e cosa succede? Finiamo la benzina a tipo un km dal benzinaio dopo aver girato come dei coglioni dentro il resort di Uluru per mezz'ora.
Ok, scendiamo dalla macchina e spingiamo, io e Coralie dietro, Jerome davanti con il volante. Spingi, spingi, non ci crediamo, che situazione. Spingi, spingi, ogni due spinte Jerome schiaccia il clacson per sbaglio e ovviamente attiriamo l'attenzione di tutto il resort. Una signora non vuole nemmeno dirci da che parte è il benzinaio, mentre ad un certo punto troviamo una discesa e iniziamo a correre come dei pazzi per non farci sfuggire la macchina dalle mani. Ad un certo punto un pick up ci sorpassa e si ferma sulla strada davanti a noi. All'inizio pensiamo che si sia fermato solo per sbeffeggiarci, ma poi l'autista scende e in mano ha una corda per trainarci. Siiiiiiiiiiiiiiiii!!!!!!!!!!!!!
Assorto in un silenzio religioso, senza nemmeno guardarci, collega la macchina al pick up, saltiamo in macchina e ci traina. E scopriamo che alla stazione di servizio praticamente mancavano 200 metri dietro l'angolo. Scendiamo e lo ringraziamo infinitamente, ci dice il solito no worries, mate, ma in tutto il tempo non fa neanche un accenno di sorriso, manco per sbaglio. Sono arrivata alla conclusione che la sua rabbia nei confronti del mondo fosse dovuta al suo nome: Nicole. Povero, l'avranno preso per il culo già dall'asilo..
Dopodichè col vento in faccia ci siamo diretti verso il Kings Canyon. Una volta che ha fatto buio, 150 km prima, mentre cercavamo un'area per campeggiare vediamo una macchina rovesciata sul ciglio della strada. Torniamo indietro per vedere se è tutto ok, pensando già a corpi maciullati e schifezze del genere. Ma la macchina è vuota, l'incidente dev'essere avvenuto molto tempo fa. Coralie si gira e cosa c'è per terra? Un sacco di legna secca buonissima per il fuoco. Quindi il nostro Jerome Mc Gyver col suo coltellino svizzero e le guarnizioni della macchina incidentata ha fabbricato delle fasce per la legna che abbiamo caricato sul tetto della macchina e poi alla velocità della luce ci siamo campeggiati.
Bello, bello, bello. Fuoco di notte in mezzo al nulla. Rumori della natura. Cielo stellato con nuvole che corrono come i milanesi nell'ora di punta.
Stanchi morti.

1 commento:

Anonimo ha detto...

http://site.ru - [url=http://site.ru]site[/url] site
site