lunedì 20 settembre 2010

Il fronte meridionale è in semi impasse

Il tempo nella Mornington Peninsula è di quelli che ti verrebbe voglia di farti seppellire in un kmq di piumoni.
Con a portata di mano quintali e quintali di dolciumi.
Un tempo che genera produttività, insomma..
Ma voi lo sapete che pioggia, vento e freddo sono esattamente il clima che mi esalta.
In questa atmosfera la vostra eroina preferita sbatte la testa tra poche piccole novità.
Il giorno dopo il fantasmagorico concerto di John Butler

sono tornata nella Peninsula e ho trovato la piacevole sorpresa del ritorno di Nicola! Anche lui starà qui per un paio di settimane e la vita in casa è molto più accettabile. Meno male.
Insieme da un paio di giorni stiamo pulendo l'appartamento di sotto per le nuove reclute che arriveranno. E mi piace un sacco vedere le cose che cambiano.

mercoledì 15 settembre 2010

Brevemende

Ancora a Sorrento.
Ancora fredda e buia e piovosa e cazzi e mazzi.
Ho fatto una cazzata a tornare qui, ma ormai quel che è fatto è fatto.
Il bollettino delle notizie dal mondo Bonazzy riporta che ieri mi sono fatta un altro tatuaggio, il secondo il totale, il secondo in Australia.
E' bellissimo, ma ho paura che sia troppo grande e poco femminile. Insomma, già parlo come uno scaricatore di porto, se poi mi faccio pure 'ste cose!
La mia bellissima cugina Claudia mi ha detto che non è grande, ma che mi sembra così solo perchè mi ci devo abituare. Vedremo. IN ogni caso o così o pomì, non è che me lo posso scancellare ora. Bello è bello, comunque.
Quando lo sfoggerò o quando sarà finito il trattamento crema tra una 15ina di giorni magari posto una foto, nel frattime vi lascio nella curiosità più oscena.
;)
Oggi mi sono abbandonata alla Lonelyplanet e con blocchettino degli appunti alla mano, ho iniziato a segnarmi un po' di posti in cui voglio andare ad ottobre. E la cosa mi ha risvegliato un pochino dal torpore. Non vedo l'ora di rimettermi in movimento. E' quello che mi esalta, muovermi.
Già settimana scorsa, il solo prendere traghetto e autobus per andare a trovare Ash a Geelong mi ha fatto sentire viva.
Ho bisogno di muovermi, odio la staticità ormai.
Domani si torna a lavoro dopo due giorni off, passati ancora in attesa che mi chiami qualcuno per un secondo/terzo lavoro.
Ma venerdì salpo verso Melbourne alla volta del concerto del John Butler Trio!!!
Mitico!!!!!
Non vedo l'ora, ho già detto a Claudia che salterò sul palco per violentare il cantante...
Quindi alla fine magari resto in Australia perchè m'arrestano per aggressione..
MAMMAMIA!!!!
Ah, a proposito di restare o partire.
Ho deciso che se non trovo un modo per estendere il visto, intanto mi faccio il biglietto per il ritorno normale, se poi riesco ad estenderlo, sposto semplicemente la data, pagando il sovrapprezzo.
Vedremo.

venerdì 10 settembre 2010

Io il canadese non lo capisco, ma magicamente lo amo..

:)
La "storia" più strana e magica e breve della mia vita è iniziata la sera del 25 luglio 2010, a Katherine, Northern Territory.
Io ero stanchissima, manco a dirlo la notte prima non avevo dormito molto, quella sera avevo finito di lavorare al Mac alle 22. Dopo una doccia, sono andata nella veranda di Coco's e mi vedo Mike di lato che parla con qualcuno di nuovo, di spalle. Tra di loro una sedia vuota. Mi ci siedo, guardo il nuovo sconosciuto, gli tendo la mano e invece di dirgli "Nice to meet you, I'm Mary" gli sparo tra i denti: "Nice to mary you". Che detto così, potrebbe sembrare "Nice to marry you", piacere di sposarti..
Tac!
Figura di merda..
Parliamo delle solite cose, di dove sei, dove andrai, ecc.
Voce bassissima, due occhi profondi e nocciolosi:

Due occhi che quasi riescono a nascondere una barba lunga di un anno, un cespuglio infinito..
Quasi, ho detto quasi.

Il giorno dopo me lo vedo comparire affiancato da una ragazza austriaca con due spalle grandi come me sdraiata, preparano la cena insieme, chicchierano fitto tutta la sera, il giorno dopo partono insieme per non so dove. Va beh, mi dico, sarà la sua ragazza, saranno insieme.
La mattina del 28 Luglio mi sveglio e sento Coco gridare come al solito, sta parlando con una coppia matura, scopro che sono italiani e che Coco mi sta cercando per intrattenerli un po'. Hanno comprato dei dipinti aborigneni, ci sediamo intorno al tavolone in veranda, gli parlo della mia avventura fino a quel momento, ad un certo punto, ai saluti, l'uomo mi si avvicina e mi mette una mano sulla spalla facendo una battuta. E io in quel momento capisco che abituata a stare con gli anglosassoni ormai, ho eliminato il contatto fisico durante la conversazione. E la cosa mi stupisce, è incredibile quanto il linguaggio non verbale pesi.
Il pomeriggio, dall'altra parte del tavolone mi ritrovo Brandon, tornato dalla gita con l'austriaca spalle di acciaio; e glielo dico. Gli dico che noi italiani ci tocchiamo sempre quando parliamo, una mano sulla spalla, sul braccio, una pacca, stiamo vicini.
Il giorno dopo Schwarzenegger è scomparsa, incontro Brandon in cucina, mi ferma, mi mette una mano sulla spalla e mi saluta. All'inizio non capisco, ma poi, ricollego il discorso del giorno prima e mi faccio una risatella. Ha voluto farmi vedere che anche gli anglosassoni sanno avere contatto fisico.
E da qui inizia la trafila di pacche e carezze furtive e pizzichi che ci scambiamo ogni volta che c'incontriamo da soli.
Un giorno sono all'amaca ad ascoltare l'Ipod, finisco, mi alzo, faccio per andare in camera, guardo a dove c'è la doccia dei campeggiatori col lavandino e il resto e vedo una montagna umana senza maglietta, di spalle.
Minghia, ragazzi.
E' lui, a petto nudo, un corpo fantastico. E ho avuto la stessa sensazione che ho avuto quando ho visto per la prima volta Gianni a petto nudo.
Sia lodato il caldo del Northern Territory!!!!
Il 2 Agosto, il famoso Picnic Day, public holiday del Northern Territory, tutti alle hotsprings, come ben sapete mi produco nella figura di merda della mia vita rotolando nella corrente davanti agli occhi inebetiti di Mike e Mikk. Per tutto il resto del tempo, poi, quando sono arrivati anche gli altri, ovviamente tutti hanno cercato di spingermi di nuovo nella corrente per deridermi; quando ha cercato di farlo lui, il canadese più bello del mondo, mi ha tirato per la gamba, ma prima di afferrare la caviglia, mi ha accarezzato passando una mano dall'incavo del ginocchio in giù, sott'acqua, guardandomi nel frattempo negli occhi.
Il giorno dopo sono di riposo e chiedo a Mike se vuole che gli faccia vedere come si fa il risotto, visto che me l'aveva chiesto e che quel giorno ero libera. Quando glielo chiedo c'è anche Brandon lì e gli chiedo se vuole partecipare anche lui. E così, nel tardo pomeriggio io e il barbuto andiamo da Woolworth's a fare la spesa. I nordamericani decidono di farmi vedere un dolce loro e quindi prendiamo anche l'occorrente per farlo. Mike intanto va a prendere la legna nel bush.
E così a cena, in cucina io preparo il risotto con l'assistenza di Brandon che di fianco a me gira nella pentola. E sono tutti dispetti, pizzichi, spinte. Sorrisi agli angoli della bocca. Ci sfondiamo di risotto alla zucca in veranda e poi andiamo intorno al fuoco, ci raggiungono più o meno tutti, Brandon si siede di fianco a me. Apriamo il sacchetto dei marshmallows e ne infilza un paio per volta su un rametto che ha staccato dall'albero dietro di noi. Due marshmallow per volta, uno per me e uno per lui. Magico. Lo guardo allungare il braccio sul fuoco e vedo i marshmallows gonfiarsi al calore, ritrae il braccio e ne sfila uno dal bastoncino per darmelo. Così, per non so quante volte. Che caro..
Arriva poi il momento degli smores, biscotto, cioccolato, marshmallow, biscotto, incartati a sciogliere sulle braci. Una goduria, ce ne dividiamo uno.
Mi ha colpito questa sua galanteria dolciaria.
Il giorno dopo mi devo alzare prima dell'alba, inzio a lavorare alle 5.30, così ad un certo punto mi alzo e a malincuore li lascio lì intorno alle braci rosseggianti.
Dopo il lavoro, giornata freschina, metto i jeans e scopro che ci esplodo dentro, troppo McDonald's. Mi siedo intorno al tavolone in veranda a scrivere sul mio diario. Dall'altra parte c'è lui che fa altrettanto. Iniziamo a parlare, mi chiede come mi sento, gli dico che sto da dio, mi chiede perchè, gli dico che è perchè ho capito che ce l'ho fatta. Che avevo paura di non riuscire a viaggiare da sola, di non riuscire a superare questa prova e che invece ce l'ho fatta e sono fiera di me. E che sono felice perchè quel posto mi mette felicità addosso, perchè mi trovo benissimo con le persone lì all'ostello e perchè amo disperatamente quel posto e il lato selvaggio di quella natura intorno che pare che da un momento all'altro ci possa inglobare tutti quanti.
Ed è stato allora che mi ha guardata e mi ha chiesto se cercavo un boyfriend, con gli occhi nocciolosi fissi nei miei, la testa inclinata di lato, un po' in avanti, come sempre. E io gli ho detto di no. E quando mi ha chiesto se ero sicura e gli ho detto si, perchè? mi ha risposto che well, perchè se era si, lui era disponibile.
Tac.
Ci sono rimasta come uno stoccafisso.
Brandon, il canadese più bello del mondo che mi chiedeva se poteva essere il mio ragazzo. Tipo alle elementari. Imbarazzata, ho poi cambiato argomento, ma ho continuato a pensarci.
E i giorni successivi sono stati continui punzecchiamenti, battute, pizzichi e schiaffi sui culi, laciare sassi e nascondere le mani.
Quando una volta io e lui stavamo lavando i piatti insieme gli ho chiesto se era stato lui a rompere il tagliere e mi ha risposto che si, era stato lui, che la sua specialità era rompere le cose, far infiammare le patate..
Minchia, mi stavo per tagliare una mano quando l'ha detto..
E un giorno ho deciso che intorno a noi c'era troppa gente e allora gli ho detto se voelva andare alle hotsprings con me e mi ha risposto si, ok, potremmo chiedere a Mike se vuole venire anche lui. Tra me e me mi sono detta, omminchia, ma allora mi prende per il culo o cosa?! Mi sono detta, va beh, questo vuole giocare, allora giochiamo, ho smesso di pensarci seriamente, e ho continuato a giocare.
Fino al giorno della famosa wizard staff competition, quando mezzo ostello è annegato nella birra e il concorrente sfidante di Mike, Brandon, s'è arreso e s'è abbandonato sul suo giaciglio per terra dietro la macchina di Nobu. E io l'ho visto lì, al crepuscolo, per terra, bello come il sole e mi sono sdraiata di fianco a lui. E dopo un po' a sparare cazzate, mi sono messa su un gomito, l'ho guardato negli occhi, ho scavato un tunnel nella barba e l'ho baciato. E ci siamo baciati. E lui è andato a chiedere una tenda a Tony per stare insieme, e l'abbiamo montata al buio, ma poi l'ho raggiunto tardi e s'è addormentato e io l'ho lasciato da solo in tenda.
And that's it.
Fino alla sera prima che io andassi a Darwin.
Tutti intorno al tavolone, lui si alza e dice che va a dormire. E io penso, ma va 'sto stronzo, domani vado via e manco mi saluta. In camera, parlo con due ragazze nuove, in mano ho asciugamano e beauty per andare a fare la doccia, in testa ho l'idea di andare nella tenda, dopo, per salutarlo. Ma un toc toc alla porta interrompe la conversazione, chiedo chi è, è lui, apro la porta e me lo trovo appoggiato allo stipite in tutta la sua enorme bellezza che mi dice: "Mi stavo addormentando e mi sono ricordato che domani vai via, sono venuto qui perchè volevo salutarti".
AMMMMMOREEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!!!!!!!!!!!
Gli dico di andare in tenda che poi lo raggiungo.
E così faccio. Un lato della tenda è alzato, si vede il cielo stellato, lui è sul materassino, mi sdraio di fianco a lui, ci baciamo, mi chiede perchè sono venuta lì, non è che ho in mente di fare sesso con lui?! Sono spiazzata, gli dico che sono andata lì perchè lo volevo salutare, perchè mi piace e che si, mi piacerebbe farlo con lui. E allora tira fuori un discorso, mi dice che ha dei problemi, è convinto di non potercela fare. E allora niente, lo abbraccio, gli dico che va bene così, se posso dormire insieme a lui, mi dice di si, ci stringiamo insieme e dormiamo.
E lo so, conoscendomi non ci crederete mai, però è così, a me sarebbe andato bene anche solo così, dormire abbracciata a lui, tra i suoi braccioni, ma nel cuore della notte mi sveglio, le sue mani mi cercano, mi accarezzano. E succede.
Ed è normale, non so perchè si facesse tutti quei problemi. Non lo so proprio. Un po' mi spiace, gli vorrei dire che è un ragazzo fantastico, che non deve farsi problemi dove non ce ne sono e che dovrebbe essere più consapevole di quanto sexy e affascinante sia..
Ma non glielo dico e ci addormentiamo di nuovo.
Ci svegliamo all'alba perchè deve andare a lavorare. Sto con lui mentre fa colazione con gli spaghetti al tonno e pomodorini che ho preparato la sera prima. E' pazzo. E mi piace. Ci salutiamo, gli chiedo se ci sarà quando forse domenica tornerò qui, mi dice che non lo sa, che mi fa sapere. Lo vedo uscire dal cancello con la sua camminata flessuosa e scazzata. Torno a dormire nella mia stanza.
E come sapete, a metà mattina me lo vedo tornare, dallo stesso cancello, zoppicante: s'è stortato la caviglia mentre lavorava. Da brava italiana premurosa vado a prendergli il ghiaccio al bottle shop, il resto della giornata stiamo insieme, ma io sono nervosa per la partenza da Coco's. Nervosissima. Lo risaluto.
Ed è Darwin e la sera gli mando un sms, gli dico che la sua caviglia è messa malissimo e che dovrà fermarsi per forza. Lui mi risponde che gli spiace, ma che gli piace troppo muoversi.
Ed è Kakadu e poi ancora Katherine.
Domenica mattina, entriamo con la macchina di Coralie dentro il cortile di Coco's e lui è lì, bello come il sole.
Mi fiondo lì, mi guarda, gli guardo la caviglia, mi dice che è dolorante, ma poi lo vedo camminare normale. E mi s'insinua il dubbio che mi abbia aspettato.
Ed è di nuovo tutto come prima; in cucina, lo vedo di spalle, gli infilo le braccia intorno alla vita e salgo fino al petto, gli strizzo i pettorali, gli appoggio la faccia sulla schiena. Ed è incredibile quanto lui sappia di buono.
Gli chiedo se posso dormire con lui quella notte, mi dice si, se vuoi. E si, voglio.
La notte dormiamo in tenda, ma ognuno per i fatti propri, io sono stanchissima dai giorni precedenti. La mattina da bravo maritino m'ingozza di pancakes preparate da lui, poi saliamo in macchina e andiamo alle Cutta Cutta caves.
Al buio, mentre aspettavamo che la guida qualche curva più in là andasse avanti perchè potessimo procedere anche noi, l'ho guardato seduto sul corrimano. E volevo sedermi in braccio a lui e baciarlo in quel posto magico, aprirgli le braccia, sedermi sopra di lui, abbracciarlo, sentire le sue braccia avvolgermi, le mie mani sulla sua schiena e baciarlo, silenziosamente e morbidosamente e barbosamente. Ma non l'ho fatto.
Credo ricorderò per sempre il tragitto di ritorno a Katherine dalle grotte. Il bush che mi sfila sotto gli occhi,

il caldo secco che entra ovunque, il cielo blu dipinto di blu, lui di fianco a me che riattacca la manovella alla portiera per aprire il finestrino, io che lo guardo interrogativamente, lui che mi risponde che se la lascia attaccata poi ci tocca dentro con il ginocchio e io che rido.
Silenzio tra di noi. Pace.
E poi arriva il momento del saluto vero, davanti a tutti, lo abbraccio, mi augura tutto il bene del mondo, mi stacco, lo guardo e gli tiro la barba.
Saliamo in macchina e partiamo strombettando. Dopo 10 minuti ritorniamo indietro perchè Coralie s'è dimenticata il tabacco. Lui è al tavolo fuori con gli aborigeni e Coco. Lo guardo e vorrei scendere di corsa dalla macchina e stampargli un bacio fugace e ricorrere indietro, ma non lo faccio. Lo guardo sorridendo e lo saluto con la mano.
E poi andiamo via per davvero.
E così è.
Ci siamo sentiti tramite sms i giorni dopo, ma il 24 agosto lui è partito per l'Europa. I messaggi che mi manda su facebook sono indecifrabili, non lo capisco, ha un senso dell'umorismo molto strano oppure si diverte a coglionarmi, ma va bene così. Tipo che gli ho chiesto di mandarmi una cartolina da Brisbane e me l'ha mandata, ma una che rappresenta le terme romane di Bath in Inghilterra..
E siamo stati la coppia non coppia più folle del mondo. A farci i dispetti, le lotte, le battute, i silenzi. E' stata una cosa stranissima quella tra me e lui. E l'ho amata inverosimilmente. Per quello che è stata e per quello che non è stata. Una storia segreta, ma non perchè dovessimo tenerla nascosta, semplicemente perchè è capitato, è sempre successo tutto lontano da occhi estranei. Ho amato trovarmelo in giro quando meno me lo aspettavo, ho amato cercarlo con lo sguardo lungo tutto l'ostello. Ho amato sedermi intorno ad un tavolo con lui, ognugno impegnato nella proprio occupazione, sollevare lo sguardo e perdermi in contemplazione totale del suo corpo. Dei suoi occhi, delle sue mani, dell'imbarazzante perfezione delle sue proporzioni. Ho amato alzarmi dalla sedia, andare da lui, abbracciarlo e sentirlo schioccarmi un baciosulla guancia. Ho amato non capire una mazza del suo umorismo a volte, ma sapere che comunque è un cazzone simpaticissimo. Ho amato i suoi sguardi imbarazzati o sfidanti. La sua insicurezza malcelata. Ho amato la naturalezza con cui tutto è successo.
Spero che al mio probabile ritorno in Italia, lui sia ancora in Europa, mi piacerebbe rivederlo, ritrovarmi con lui in qualche piazza sconosciuta e camminare al suo fianco, sentendomi una nanetta; fermarmi e ficcargli gli occhi negli occhi. E poi ricontinuare a camminare.
Mi piacerebbe si.
Ma forse non lo rivedrò mai più per il resto della mia vita. Probabile.
Sarà comunque il mio fidanzato canadese più bello del mondo..

To stay or not to stay? That is the question

Ed eccomi qui.
In una piovosa e buia e fredda Sorrento.
Annoiata a morte.
Ancora una volta indecisa sulla mia vita.
Ma perchè non sono una di quelle persone quadrate, certe, sicure sul da farsi in ogni situazione? Perchè la mia testa è un groviglio di se e ma e se poi?! Perchè?
Tra due mesi esatti mi scade il visto.
E il pensiero di tornare in Italia mi angoscia un po'.
Ma il Natale lo voglio festeggiare coi miei.
In questi giorni ho scoperto che forse posso estendere il mio visto di un altro anno.
E qui ci sto bene.
Ma starci ancora per così tanto ha senso? Dopo che avrò visto il Western Australia a ottobre, mi rimarrà da vedere solo la costa sud e la Tasmania.
Che faccio? Mi trovo un lavoro e metto un sacco sacco di soldi da parte e poi magari mi vedo anche la Nuova Zelanda e le Fiji e qualcos'altro?
Oppure torno in Italia, cerco un lavoro, mi metto i soldi da parte e parto per una nuova avventura? Ma in Italia il lavoro lo troverò?!
Boh, non lo so, non lo so proprio.
Ho scritto a Simone, mi ha detto di fare la cosa più difficile.
Eh, facile.

lunedì 6 settembre 2010

Addio francesi e verso Adelaide, il viaggio finisce.

La mattina dopo facciamo la spesa da Coles, spesa a base di verdure fresche per disintossicarmi delle schifezze mangiate in viaggio. Poi Coralie e Jerome mi portano da Alice's Secret, il mio ostello per una notte.
Posto carino, con tanti oggetti d'arte contemporanea sparsi un po' ovunque e i muri dipinti a colori squillantissimi. Lì ho pensato che sarebbe bello avere un'attività del genere, un posto che sarebbe casa mia e casa di viaggiatori. Un posto in cui cucinare le mie torte e raccontare i miei viaggi. Tipo sarei la nuova Tony.

Ma la gente che c'è dentro, esclusi noi, è normale.
Sono tornata alla realtà.
E quando Coralie e Jerome salgono in macchina e mi salutano con le mani fuori dai finestrini, io li guardo allontanarsi lungo la strada. Tiro un sospiro, mi mancava un po' di solitudine, ma allo stesso tempo sento il peso della realtà addosso.
Sento che un capitolo è finito. E sono felice di averlo vissuto, felicissima. Ma triste per il fatto che sia finito.
Ostello vuotissimo, mi sono sistemata lo zaino, ho steso la roba umida dalla sera prima, il sacco a pelo, mi sono fatta una pedicure a bordo piscina e poi mi sono sbattuta sull'amaca. Un'amaca vera, non una fatta con un sacco a pelo, ma non so perchè, quella fatta col sacco a pelo di Mike era più confortevole. Nel pomeriggio sono andata a vedere l'evento del mese. In centro città una regata sul fondo asciutto del fiume. Invece di usare l'acqua come base, si usavano le gambe. Divertente. Solo in Australia..

La sera poi, la botta del viaggio e delle ultime notti a dormire ghiacciati in tenda si fa sentire e mi viene un po' di febbriciattola.
E' stata quella sera che ho aggiornato il blog dall'internet corner del YHA.
Il giorno dopo ho impacchettato tutto, mi sono fatta un giro per la città e alle 2 mi sono incamminata con zainone e borsone verso la stazione dove ho preso il Ghan.

Treno storico che taglia in due l'Australia, da Darwin ad Adelaide. Io l'ho preso a metà percorso, 21 ore di viaggio.. Lungo, ma per una che s'è fatta Milano-Catanzaro con la 127 per non so quanti anni, è una cazzata.. Bel viaggio.
Ho ascoltato molta musica, letto un po', guardato il paesaggio fuori e mangiato le verdure disintossicanti. Di notte ho dormicchiato. Ogni tanto il treno si fermava, mi smuovevo dal torpore del sonno e con mezzo occhio guardavo oltre il finestrino. E avete presente quando vi svegliate e per due, tre secondi non sapete dove siete? Ecco, quando ci fermavamo, guardavo fuori e per quei due, tre secondi pensavo di essere in un'astronave su un pianeta alieno e mi aspettavo che da un momento all'altro venissero creature giganti e mostruose a prenderci e mangiarci in un sol boccone. Ma non da aver paura.
A metà mattina del giorno dopo arriviamo a destinazione. Freddo e pioggia mi accolgono, insieme all'obbligo di buttare tutta la verdura e la frutta fresche per via della quarantena. Porco cazzo..
Il resto del viaggio lo sapete, fuga da Adelaide con l'autobus per sfuggire al vecchio con la parrucca, arrivo a Melbourne all'alba.

mercoledì 1 settembre 2010

King's Canyon e gli strani casi della vita

Leggendo il mio diario di viaggio mi sono resa conto di aver omesso un particolare importante della sera del precedente post. Vi consiglio di andare a rileggere la fine.
Il giorno dopo, come al solito intirizziti dall'umidità e dal freddo notturno, sgombriamo tenda e sedie ecc. e ci dirigiamo alla volta del Kings Canyon.
Mentre ci sistemiamo bene per la camminata, nel parcheggio sento due ragazzi parlare animatamente in italiano. Quando gli passiamo di fianco gli dico, dai, ragazzi, non litigate. E ridiamo tutti insieme.
E si parte, i primi 100 metri del track sono tutti in salita, in salitissima, 100 metri di gradini sfiancanti. Picchia un vento della madonna. Tra me e me dico, beh, se non ti becchi una polmonite oggi, non te la becchi più.
Dopo l'ascesa però il paesaggio è mozzafiato.
Non riesco a trovare il pulsantino qui per aggiungere le foto, mannaja..
Va beh, dopo guardo e se ci riesco, vedrete..



Intanto mentre camminavamo incrociavamo sempre il terzetto, i due italiani col tedesco androgino. Finchè arrivati nella parte chiamata Garden of Eden, l'androgino decide di farsi un tuffo in acqua. Ghiacciata. L'abbiamo preso per il culo. E poi abbiamo chiacchierato un po'. Simpatici. Freddy, che si fa chiamare così perchè in Australia pronunciare il nome Federico è impensabile, mi dice che anche loro dopo il canyon andranno verso Alice Springs. Magari ci si ribecca, allora, si, dai.
Dopo la sfacchinata del canyon, andiamo nella picnic area e ci facciamo un pranzetto a base di 2 minutes noodles e pannocchie.
Trovare dei bagni con l'acqua corrente mi sembra un miracolo della tecnologia. Dopo esserci rifocillati risaliamo in macchina e prendiamo l'unsealed road, una strada di terra battuta che congiunge il canyon con Alice Springs. A metà strada ci fermiamo a guardare gli Henbury Meteorite Craters che come appunto dice il nome sono dei crateri lasciati nel terreno da meteoriti mille migliaia di anni fa. Appena arriviamo sul posto, un metro davanti a noi, oltre il parcheggio c'è un tipo che piscia in piedi. Lo guardiamo e iniziamo a ridere, lui ci sente arrivare e si sposta giusto di un metro. Scendiamo dalla macchina, ci sente parlare e ci chiede da dove arriviamo. E' visibilmente non lucido. Quando Jerome e Coralie dicono di essere francesi, questo inizia a parlare in un fraco-inglese e ci chiede se fumiamo. Ci guardiamo, mah, seguiamolo. Apre la portiera di un fuoristrada che sembra provenire dal futuro e tira fuori un bong. Va beh, dai, lasciamo stare. Allora ci offre delle birre, mentre ce le porge, ci dice, ragazzi, queste non ve le ho date io, ok?!
Ok.
Si unisce a noi e inizia a lamentarsi, ma davvero dobbiamo camminare tutto 'sto tempo? E noi, ma dai, è lì, it's just there. Just there? Just there seems a fucking long distance from here, you know?
Che tipo.
Quando i suoi compagni di viaggio, due aborigeni e un bianco, tornano indietro dai crateri, lui torna indietro con loro e ci lascia alla nostra passeggiata.
Posto non molto suggestivo, se non dicessero che sono crateri formati da meteoriti, sembrerebbero dei normali avvallamenti.
Perplessi, con le lattine di birra in mano facciamo per tornare alla macchina. Chiudiamo il cancello del sentiero dietro di noi e con la coda dell'occhio vediamo la macchina del terzetto italiani/tedesco androgino che arrivano. Proprio in quel momento arriva un'altra macchina, scende una ragazza, gli italiani la guardano ed esplodono in un urlo di gioia: Luisa!!!
Noi tre ci guardiamo, pensiamo alla nostra scritta col bastoncino a Uluru del giorno prima e dopo due secondi siamo letteralmente piegati in due dal ridere. Da lacrime..
Pensa un po' com'è piccolo il mondo!
Arrivo ad Alice Springs in serata, spesa e check in in una caravan park di lusso. Facciamo barbecue con carne e patate, lavatrice e doccia.
Goduria.
La sera chiamo mia madre che mi cercava praticamente da una settimana perchè mio fratello si era dimenticato di recapitarle il mio messaggio di momentanea assenza per un po'.
Messaggio con Brandon, il canadese più bello del mondo e indovinate un po'?
E' a Brisbane coi due Mattia trovati per strada dopo che li abbiamo incontrati noi in settimana. E lui non li conosceva nemmeno, mi scrive tipo, sono a Brisbane con due italiani che dicono di averti conosciuta a Katherine, li ho tirati su a Three Ways e sono venuti qui con me.
Pazzesco.