mercoledì 21 dicembre 2011

I segreti erotici dei grandi chef

Appena appena finito sul treno di ritorno a casa. Me l'ha regalato la mia Lady per il compleanno. L'ho sempre adocchiato Welsh, ma vista la mia avversione a leggere libri di cui ho ormai già visto il film e visto che in giro più che Trainspotting di lui si vede ben poco, non mi sono mai decisa al grande passo. E devo ammettere che il mio istinto mi aveva sempre detto giusto, che mi sarebbe piaciuto. M'è piaciuto molto il protagonista, uno stronzo senza fine, ma anche un ragazzo a posto, un ragazzo incazzoso col mondo per non aver mai conosciuto il padre, un ragazzo che già a 24 anni è nel pieno del mondo, un ragazzo che un giorno si licenzia a va a San Francisco. E poi che dire della volgarità gratuita che tanto ci piace?!  :)  E della situazione di accidiosa disperazione per la consapevolezza di buttare la propria vita nel cesso e non fare niente per cambiarla? Ho anche ovviamente apprezzato l'ambientazione anglosassone e la bambina inguaribilmente vivace che c'è in me non è potuta non rimanerci di sasso alla fine. Il prossimo di Welsh che leggerò però sarà in inglese, basta ormai ho deciso, i libri scritti in inglese come lingua originale, in inglese vanno letti. Ci si guadagna il 30% in più. Davvero, se certe cose sono state scritte in una lingua, beh, in quella lingua vanno lette.
Come dicevo a Gianlu giorni fa: "Ma ve lo immaginate Pirandello tradotto in portoghese?!"

Eccheccazzo..

Ecco la trama così come la si trova in quarta di copertina:

Prendete una dose di depressione calvinista, irroratela con un po' di senso di colpa cattolico e lasciate macerare per circa trecento anni in un ambiente freddo, buio e umido. Guarnite, poi, con tartan sgargiante e ridicolo, e accompagnate il tutto con fiumi di birra. E' questa la Scozia di Irvine Welsh, nonché l'habitat, livido e tutt'altro che inerte, in cui si svolgono le gesta dei due protagonisti del libro: Danny Skinner e Brian Kibby, il primo poco più che ventenne, ispeziona ristoranti per conto del Comune, beve come se glielo avesse prescritto il medico e si porta a letto tutte le ragazze disponibili. Il secondo è un collega, anche lui giovanissimo, ma agli antipodi per forma e sostanza: astemio, timorato di Dio e terribilmente imbranato con le donne. Odio a prima vista: questo è perlomeno il sentimento che attanaglia fin da subito Danny, che si lancia anima e corpo in una sistematica distruzione del rivale. Ma solo per scoprire che i rispettivi destini - di carnefice e vittima - saranno indissolubilmente legati, in un crescendo di perversità e vendetta..

Ed ecco qui invece le mie solite quotazioni random:

Aitken strinse le labbra come se qualcuno gli avesse mollato un peto sotto il naso nella chiesa dove serviva come anziano.

Che gli posso rispondere? Forse qualcosa come "Su questo pianeta ci sono miliardi di persone e comincio ad avercele un po' piene di vedere sempre i soliti venti o trenta stronzi?" Potrebbe prenderla sul personale.

Traynor sembrò cogliere la vibrazione proveniente da Skinner verso McGrillen, e cercò di sdrammatizzare parlando del più recente film porno-religioso che aveva visto. "Dio, gli piace guardare.. cazzo è il migliore, lo giuro sul tuo culo."

Non che Leith non gli andasse: per certi versi lo adorava, ma gli garbava l'idea di stare in un posto diverso, e avere sempre questo per tornare. Forse si può amare qualcuno senza volergli restare vicino tutto il tempo, pensò.

Grinta e deciso, diceva mio papà. Non me ne infischierebbe di farmi male o di far male a un altro. Perchè adesso so che fare le cose non ti ferisce, resti ferito se le eviti.


giovedì 8 dicembre 2011

La solitudine dei numeri primi

E da un noiosissimo ponte dell'Immacolata trascorso nell'accidia più assoluta, ho deciso di sfoltire un po' i libri di cui devo ancora fare un resoconto, anche perchè ormai sulla mensola dei libri che aspetto di leggere e quelli che ho già letto, ma che aspetto a mettere via (???) non ci sta più niente e sono tornata da qualche mese alla cara vecchia abitudine di impilare libri ovunque, scrivania, pavimento, sedie, valigie. Ed essendo io una bilancia super esteta non posso assolutamente permetterlo.. Questo l'ho letto meno di un mese fa, l'ho finito la sera che sono andata a Londra, complice l'imbarco ritardato di una quarantina di minuti e una compagnia atroce poi a bordo. Anche dentro di me c'era una compagnia atroce, lui, il nemico numero uno di tutte le donnine, IL PREMESTRUO. Ma la crisi dello scorso mese (forse grazie a delle capsule naturali che sto prendendo dietro consiglio di una mia collega) non è stata sconvolgente come al solito. Cioè, si, è stata sconvolgente, però invece di sentirmi a terra come un mocio e inutile come la trama in un film porno ho avuto l'occasione di amplificare all'eccezionale ogni singola sensazione. Momenti di fuoco, direte. Eh, si.. E quindi, va beh, passando al nostro momento letterario questa è la trama del libro:

Al centro della storia - e di una narrazione che corre tesa verso il finale e brucia per le sue implicazioni emotive - le vite speciali di Alice e Mattia, entrambe segnate da un episodio traumatico accaduto nell'infanzia: un marchio a fuoco che li accompagna, insieme allo sguardo dell'autore attraverso l'adolescenza, la giovinezza, l'età adulta. I loro destini si incrociano e i due ragazzi si scoprono strettamente uniti eppure invincibilmente divisi. Come quei numeri speciali, che i matematici chiamano 'primi gemelli': separati da un solo numero pari, vicini ma mai abbastanza per toccarsi davvero.

E beh, manco c'è da dirlo, quale libro migliore per quel momento del mese?! Mi ha catturata molto, tanto da finirlo in un paio di giorni. L'ho divorato sperando, come tutte le anime candide, che finalmente sarebbe arrivato il momento di dolcezza e riscatto che due che hanno un passato del genere si meritano. L'ho divorato per il piacere/dolore/morbosità che si prova a leggere di tragedie altrui. Ve lo consiglio quindi se vi trovate in un momento di particolare intensità esistenziale e se vi è capitato di apprezzare Ammanniti per gli stessi motivi.
Vi lascio qualche citazione.

Si mise a canticchiare una canzone per sentirsi meno sola.

Desiderava con avidità la spregiudicatezza delle sue coetanee, il loro vacuo senso di immortalità. Desiderava tutta la leggerezza dei suoi quindici anni, ma nel cercare di afferrarla avvertiva la furia con cui il tempo a sua disposizione stava scivolando via.

Mattia pensò che non c'era niente di bello nell'avere la sua testa. Che l'avrebbe volentieri svitata e sostituita con un'altra, o anche con una scatola di biscotti, purchè vuota e leggera. Aprì la bocca per rispondere che sentirsi speciali è la peggiore delle gabbie che uno possa costruirsi, ma poi non disse nulla. Pensò a quando la maestra l'aveva messo al centro della classe , con tutti gli altri intorno a guardarlo come una bestia  rara, e gli venne in mente che era come se in tutti quegli anni non si fosse mai mosso di lì.

Alice sorrise al pensiero che quella potesse essere la loro prima mezza verità di sposi, la prima delle minuscole crepe che si formano in un rapporto, dove presto o tardi la vita riesce a infilare un grimaldello e fare leva.

domenica 4 dicembre 2011

Mi sono informata, c'è un treno che passa alle 7.40..

Lunedì mattina ho postposto la sveglia 4 volte, invece delle solite 3. Mi sono alzata, bottiglietta di actimel, bagno, lavata e mentre scendevo per vestirmi ho sentito il cellulare che squillava. E chi sarà mai alle 7.40 del mattino? In 10 secondi ho pensato a qualche collega che mi chiamava per dirmi non so cosa, ad Alan che mi chiamava per dirmi che Silvia aveva partorito (questa è un'altra storia), a boh, finchè arrivo alla scrivania dove c'è il cellulare, guardo il display e.. Numero che inizia con +61. Orco cazzo..
Australia. E in due nanosecondi sono stata capace di pensare:
  1. Chi cazzo è?
  2. E' Rowan.
  3. Ma davvero ha avuto il coraggio di chiamarmi?
  4. Che cazzo gli dico?
  5. Mio dio, ma mi devo vestire, perderò il treno e arriverò a lavoro in ritardo!
  6. Faccio finta di niente e poi lo richiamo io.
  7. In Australia?! Quanto cazzo ti costerà?
  8. Ok, gli rispondo.
  9. Ma che cazzo gli dico?!
Incredibile quanto veloce viaggi la mente alle volte. Soprattutto se la mente in questione è la mia. Dumb..
E quanto possa essere volgare una ragazzina raffinata come me a quell'ora.
Va beh, a questo punto un flashback ci sta. E andiamo di flashback.

Era il 2010, ero in Australia da qualche mese, tornata temporaneamente dalla mia bellissima cugina Claudia a Glenroy (quartiere di Melbourne). Lì vicino abitava Santo, un ragazzo che avevo conosciuto tamite gli altri, con cui c'era stata una mezza cotta sfumata in un batter di ciglia. Ci sentivamo spesso, finchè, tornata da quelle parti della città gli ho proposto di uscire qualche volta insieme. Dai, ok. Ci decidiamo per un venerdì sera. Ti scazza se viene anche un mio amico/collega? Chi é? Un tipo neozelandese, si chiama Rowan, è simpatico, fidati. No, figurati, però andiamo da qualche parte a Brunswick che mi piace un sacco. Ok, facciamo che io vado da lui e poi ti veniamo a prendere a casa di tua cugina, ok? Ok. E arriva il venerdì, metto i miei jeans superfigosi a zampa, top verde con spalle scoperte, trucco verde intorno agli occhi. Claudia mi guarda e mi dice che sono fica. Mi siedo sul divano ad aspettare, le bambine fanno un casino abominevole intorno, come al solito, e penso, dio, si, finalmente si esce!  E quando mancano 10 minuti al nostro appuntamento, Santo mi manda un sms in cui mi scrive che hanno già bevuto e che quindi non possono venire a prendermi. E m'incazzo a morte, però non posso farci niente. Lo chiamo, mi dice che hanno bevuto qualche birretta a casa di Rowan e non può guidare quindi la serata se la fanno per i cazzi loro. Ci resto ovviamente male e finisce che io e Claudia andiamo da sole da Coles a fare la spesa, io tutta pittata e un po' delusa e poi a casa ci guardiamo un film. Io mando un sms a Santo e gli scrivo di dire al suo amico che la prossima volta che lo vedo gli infilo un bastone nel culo. Per me era finita lì. Finchè qualche giorno dopo Santo mi scrive dicendomi che Rowan vuole il mio numero di telefono per chiedermi scusa. Gli rispondo che lo potrà fare di persona se mai ci vedremo. Ok. E poi un'altra volta e un'altra e un'altra. E io penso, ma che senso ha dargli il numero per farmi chiedere scusa? Magari manco lo vedrò mai questo! E poi Rowan mi trova su facebook, mi aggiunge come amica, ogni tanto chattiamo, è carino. Cioè. E' fico. Ma il numero di telefono non glielo dò. E vado a Sidney e mentre sono lì arriva l'ennesimo sms di Santo in cui mi dice che il tipo lo stressa dalla mattina alla sera e che vuole uscire con me. Basta, mi dico. Escici. E torno a Melbourne da Sidney e dopo aver dato il mio numero al kiwi, decidiamo d'incontrarci una sera. Lo scelgo come cavaliere alla mia prima volta in un drive-in. Abita ad una fermata del treno da dove sto. Lo aspetto vicino alla sua stazione. Sono un po' nervosa. Me lo immagino arrivare con una macchina bianca. Dopo qualche minuto arriva una macchina bianca ed è lui. Orca troia, mi dico. Interpreto tutto come un presagio. Salgo in macchina, sono legatissima. Andiamo al bottle shop e prendiamo delle birre, mi porta da lui, nella casa degli orrori, golf gialla parcheggiata nel vialetto. Voglio quella macchina, dico. Andiamo nella sua stanza, beviamo una birretta. Guardiamo dov'è il drive-in e come arrivarci. Prende la chitarra e mi suona un po' di musica, io seduta sul suo letto, lui su una sedia davanti a me. Poi dice che va a farsi la doccia, posa la chitarra, fa per uscire dalla stanza, torna indietro e mi stampa un bacio sulla bocca. Smack! E quel bacio è stato l'inizio di una serie di appuntamenti, da soli o con Santo. Ci siamo frequentati fissi per un mesetto, poi sono andata a Sorrento per una settimana con il collo pieno di succhiotti a significare non ti scordar di me, quando sono tornata ci siamo rivisti. Ero pazzamente cotta, scrivevo alle amiche qui in Italia della mia cottezza ed erano contentissime. Una cosa zuccherosissima, tipo che una sera Santo ci ha detto che se non la smettevamo di fare cippi cippi tra di noi senza cagarlo se ne sarebbe andato. E poi una notte, mentre dormivo di fianco a lui mi sono svegliata e per una frazione di secondo non ho realizzato dove fossi. Per quella frazione di secondo ho pensato di essere nel letto insieme a Gianni. E non sono più riuscita ad addormentarmi. La mattina ci siamo alzati e siccome il giorno dopo andavo alla festa si compleanno di Jade, figlia di mia cugina Marie, volevo comprarle un regalo e siamo andati ad una specie di outlet. E girando per i negozi con lui, mi sentivo addosso quella sensazione brutta della notte precedente. Il culmine è stato quando lui è voluto entrare in un negozio di materassi perchè ne voleva prendere uno ("adesso che ci sei tu..") e il commesso ha dato per scontato che io fossi la sua ragazza. E dentro di me ho sbroccato. Questo mi vuole incastrare, ho pensato. Non fa altro che parlarmi di portarmi in Nuova Zelanda a conoscere la sua famiglia e che dopo ci sposeremo. E vuole stare con me disperatamente. Mi ha poi riaccompagnata da Claudia. E nell'esatto momento in cui ho sentito la macchina che andava via e la porta che si chiudeva dietro di me, ho esalato un sospiro. E mi sono detta basta, non lo vedrai mai più. E così è stato. Mi sono fatta prendere dalla fobia di una relazione, la stessa che mi perseguita ora del resto. Mi sono fatta soffocare da questa cosa e non ci ho più visto. Lui mi ha poi chiamata, gli ho detto che non volevo avere una relazione ora, che non ero pronta. E l'ho feritissimo, ha voluto che lo eliminassi da tutto, che cancellassi il suo numero. E così ho fatto. Ci siamo sentiti forse un paio di volte. Non ci siamo salutati, Santo ha avuto il pessimo gusto di seminare pure zizzania quando stavamo iniziando a risentirci mentre ero a Sorrento definitivamente. Ma tanto io non ci stavo con la testa per queste cose sentimentali, diciamo. Dopo mesi mi ha ricercata, io ero già qui in Italia. Mi ha chiesto un sacco di volte di tornare da lui, con lui. Ho sempre sorriso a queste richieste. E mi sono sempre chiesta come sarebbe stato stare con lui. Con un velo di pentimento.

E quindi, tornando al passato prossimissimo, lunedì mi ha chiamata. Dopo quei due fatali nanosecondi ho deciso di rispondere, la curiosità mi ucciderà, un giorno. Con delle manovre da contorsionista mi sono vestita e per la bellezza di 24 e rotti minuti mi ha tenuta incollata al telefono. Dicendomi che a breve e per circa sei mesi inizierà un lavoro in cui prenderà una fraccata di soldi e che se mi va lo posso raggiungere e guadagnarli anche io. Oppure che posso anche solo raggiungerlo e stare con lui. E che poi con quei soldi potremmo farci dei viaggi bellissimi, andare anche in Nuova Zelanda, sai mia sorella è wedding planner e può organizzare il nostro matrimonio e poi possiamo venire in vacanza in Italia e faremo un piccolo Rowan e una piccola Mary e sarà tutto bellissimo e vivremo per sempre felici e contenti. Gli ho detto che manco mi conosce, come fa a pianificare una cosa del genere? Mi ha risposto che per il tempo che ci siamo frequentati è stato bellissimo e che non è che deve succedere tutto come ha detto, ma che possiamo provarci e se non va bene, addio, amici come prima. Per cambiare argomento gli ho chiesto se ha visto le news italiane, che stiamo per fallire come la Grecia. Beh, allora perchè non te ne vai via da lì? Risatella nervosa.
Ci siamo poi salutati. Io ero una pozza di sudore nonostante l'inverno imminente. Sono salita sul treno in ritardo (eccomemai?!) e basta. Da allora per credo i tre giorni successivi il mio cervello ha smesso di funzionare se non unicamente per pensare a Rowan e al nostro ipotetico futuro insieme.
Sono una ragazza disperata, questo lo possiamo affermare senza troppe remore. Si, sono disperata se prendo in considerazione una proposta del genere. Però non sapete quanto, quantissimo ho desiderato poter avere a disposizione più vite e prendere una di queste e farlo. Prenotare un volo coi soldi del mio prossimo stipendio, arrivare lì, dall'altra parte del mondo e tuffarmi nella pazza estate australiana e nelle braccia del gigante neozelandese. E stare con lui, ritrovarsi la sera sotto il portico con una birra ghiacciata tra le mani e negli occhi gli ultimi raggi di sole orizzontali. E dopo un sorsetto di birra, intrecciare la mano fredda per il contatto con il vetro frigoriferato con il braccione del mio omone biondo e infilare il naso nell'incavo del suo collo e aspirare il suo odore e sfregare le labbra sulla sua pelle ultra smooth e stamparci un bacio. E sentirmi in pace. E pensare "Ma che cosa cazzo vuoi di più dalla vita?".
Non sarebbe meraviglioso? Cazzo si!

Come quando da piccola facevo i dolci con il pongo..

E' quello che ho pensato ieri mentre modellavo i piccoli ortaggi per la torta di compleanno di mio padre. In una vampata di flashback mi sono ricordata di quando nel soggiorno di casa mia io e la piccola Mario modellavamo piccoli dolcetti col pongo. E mi ha fatto sorridere pensare che ora invece i dolci li faccio veri, ma che è ancora comunque un gioco. Quindi eccoci qua, io e il vecchietto con la torta realizzata ad hoc a tema del suo, si può dire unico, hobby, l'orto. Ho riso come una pazza mentre la facevo, soprattutto perchè è stata un'idea dell'ultimo minuto. Come tutto nella mia vita, aspetto aspetto aspetto e poi d'improvviso mi prende lo svarione e faccio.   

venerdì 2 dicembre 2011

Mr Gwyn

Non me ne sono mai persa uno. Dei libri di Baricco. Dall'adolescenza ad ora è un filo conduttore della mia vita. La scoperta per caso, una sera, guardando una trasmissione su uno di quei canali che non erano la Rai e nemmeno Mediaset: lui che raccontava libri di altri. Mi sembra che quella sera fosse Zanna Bianca, ma non ci scommetterei niente, quello che sono pronta a giurare invece è che quell'uomo mi ha stregata. Tempo dopo ho visto un'edizione super economica di Oceano Mare e trac, fottuta. Super fottuta. E' impossibile per me non amarlo, non essere frustrata dalla sua capacità di aprire con una sua speciale cerniera l'anima di ogni suo personaggio e spiattellartela lì. Un pezzo di anima e un pezzo di poesia. Di personaggi che venderesti tua madre per conoscerne almeno uno nella vita, persone talmente magiche che non t'è mai capitato d'incontrare, persone che se fossero tutti così quelli che ti circondano, cazzo, come sarebbe bello questo pazzo mondo.. E beh, li ho amati follemente e lungo il mio cammino li ho voluti condividere con tante persone, e so di aver regalato loro, insieme a quei fogli spiegazzati e sottolineati, dei gran bei momenti. E poi si, lo sappiamo tutti, uno scrittore cade in una specie di stampo e tutti i suoi libri si somigliano un po', ci credo, direi. Solo che a volte ci si abitua e una volta conosciuto l'eccezionale vorremmo che fosse sempre di più, come una droga, ma dopotutto Baricco è un uomo, mica una canna. Checcazzo! E si, a leggerlo ora, passati 15 anni dalla prima volta, non senti più quel formicolio che ti fa venire voglia di smettere qualuque cosa tu stia facendo per leggerlo, per rituffarti nelle stanze della locanda Almayer o nella fabbrica del Signor Rail. No, purtroppo, non lo sento più, però..
Però la mattina mi alzo controvoglia e affronto a piedi il freddo e triste e grigio tragitto che mi porterà alla stazione, guardo di quanti minuti è in ritardo il treno stamattina, calcolo dopo quanti inizierò a perdere calore alle dita dei piedi e alla punta del naso, e a che velocità dovrò correre per non arrivare tardi a lavoro, ecc. E poi il treno maledetto arriva, ci salgo sopra, sopra sopra come i bimbi, mi tolgo la giacca, mi siedo, frugo nella borsa tra boccette di integratori (funzioneranno davvero?) e biro e matite per gli occhi e lo trovo, un po' spiegazzato e graffiato di smalto rosso. E lo apro alla pagina con l'orecchia (oh, i miei libri devono vivere!), metto a fuoco le prime parole e poi, si, poi tutto il mondo intorno a me se ne può andare a farsi fottere, perchè io lì, per la prossima mezz'ora me ne torno a CASA.

Esattamente come si sentono i personaggi di questo libro quando leggono il ritratto che ha scritto di loro l'ex scrittore Jasper Gwyn. Tornano a casa.
Come se il nome dell'autore non bastasse, per scrupolo mi sono fermata a leggere la trama in libreria prima di comprarlo:
"Mentre camminava per Regent's Park - lungo un viale che sempre sceglieva, tra i tanti - Jasper Gwyn ebbe d'un tratto la limpida sensazione che quanto faceva ogni giorno per guadagnarsi da vivere non era più adatto a lui. Già altre volte lo aveva sfiorato quel pensiero, ma mai con simile pulizia e tanto garbo."   
Non ho potuto far altro che sorridere nel vuoto delle pile di libri intorno a me e comprarlo. Potrei dilungarmi per ore e ore su Baricco e quello che penso dei suoi libri e come mi fanno sentire e quante volte li ho riletto tutti, tutti. Ma no, queste sono cose mie, dopotutto.

Vi lascio, però, qualche citazione, questo si.

La donna ne parve dispiaciuta e gli chiese per quale ragione avesse abbandonato un lavoro che aveva l'aria di essere così piacevole. Jasper Gwyn fece un vago gesto nell'aria. Poi disse una frase incomprensibile.
- Un giorno mi sono accorto che non mi importava più di nulla, e che tutto mi feriva a morte.

Voglio dire che prima o poi smetterà di rompermi i coglioni ovunque io vada, e io proverò lo stesso sollievo che si prova quando in una stanza si sepgne il motore del frigorifero, ma anche lo stesso sgomento inevitabile, e la sensazione, che lei certo conoscerà, di non essere sicuri di sapere cosa farsene di quell'improvviso silenzio, e forse di non esserne in fondo all'altezza.

Capirlo lo fece sentire sperduto, e indifeso come solo sono i bambini, quelli intelligenti.

Lei sapeva, d'altronde, che il suo corpo l'avrebbe sempre destinata ad amori assurdi. Nessun uomo pensa di desiderare un corpo come quello. Ma l'esperienza aveva insegnato a Rebecca che molti invece lo desiderano ed è spesso il risultato di una qualche ferita che non vogliono ammettere.

Si salutarono stringendosi la mano, e la cosa sembrò ad entrambi di un'esattezza e di un'idiozia memorabili.

Ma mentre spegneva le luci e trovava ancora qualcosa da rimettere a posto, ebbe la sensazione strana di non essere lì, e di rifinire i dettagli della vita di un'altra. Con una punta di sconcerto capì che, in un solo giorno, una certa distanza a cui aveva lavorato per anni, si era scostata con eleganza - una tenda in un colpo di vento. E da lontano la raggiunse una nostalgia che credeva di aver sconfitto.

Il vecchietto rise di una risata bella, meno vecchia di lui. Sembrava contento che Jasper Gwyn fosse riuscito a far perdere le sue tracce.
- Scusi, disse.
- Di che?
- Ho un debole per quelli che spariscono.


mercoledì 9 novembre 2011

I gufi non sono quello che sembrano..

Questo il tormentone che ha tormentato l'infanzia mia e della mia amica Mario. Direttamente tratta da Twin Peaks, serie televisiva degli inizi anni '90 in cui c'imbattemmo casualmente e drammaticamente all'età di soli 10/11 anni. Immagino che la conosciate tutti, altrimenti fatevi un salto su Google e documentatevi (che indurita!). Beh, riassumendo, una mattina d'autunno sulle sponde del lago a Twin Peaks, nello stato di Washington, viene ritrovato il corpo senza vita di Laura Palmer. Siccome l'assassinio assomiglia ad un altro, interviene l'FBI sotto le spoglie dell'agente Dale Cooper che ha il compito di risolvere l'intricato enigma. E si scopre che quella che sembrava la bellosissima ragazza modello fidanzata col campione di football e intelligente e gentile con tutti, aveva in realtà un substrato infinito di realtà e vite parallele, molte delle quali illegali e immorali. Il tutto è circondato da personaggi grotteschi e irreali, tra i quali Nadine, moglie 'pirata' del benzinaio Big Ed, il dottor Jacobi, psichiatra pazzoide, lo stesso agente Cooper i cui metodi investigativi sfiorano il demenziale, il corpo di polizia di Twin Peaks, tra cui Andy, che piange alla vista dei morti, il nano, che parla in maniera meccanica, il gigante che appare in sogno a Cooper e lo aiuta a svelare misteri, i genitori di Laura, pazzissimi, i ragazzi di Laura, improbabili, ecc. Il tutto, visto che è diretto da David Lynch è ovviamente avvolto da un'atmosfera ambigua e agghiacciante, i richiami sessuali si sprecano, quelli soprannaturali sono in surplus. Fra tutti il personaggio di Bob, il cattivone. Uno spirito che s'impossessa del corpo delle persone e gli fa fare quello che vuole lui. Si narra che Lynch lo abbia scelto per caso tra i macchinisti delle riprese. Un uomo sciatto sciattissimo, che ogni volta che è inquadrato urla, spalanca occhi e bocca e poi digrigna i denti e ti lancia uno sguardo che ti promette l'inferno. E tu ti cachi sotto. Perchè hai 10 anni e non ci stai capendo una beata minchia di quello che ti succede davanti. E i gufi. "I gufi non sono quello che sembrano": è questo che in sogno il gigante dice all'agente Cooper. E poi si scoprirà che i boschi che circondano quel paradiso in terra sono interamente popolati da spiriti irrequieti, alcuni dei quali vivono proprio dentro i gufi. Ed è così che io e Mario abbiamo passato la nostra tarda infanzia a fotterci dalla paura e a individuare Bob in qualunque angolo buio della nostra esistenza. Finiti i giochi serali in cortile ci accompagnavamo a metà strada e poi iniziavamo a scappare a perdifiato ognuna verso casa propria. Roba che Bob era veramente lì, dietro le piante della Virginia o in bottega al buio da Fulvio o al riparo nella stalla. Pronto a braccarci e ucciderci ad ogni canto. E allora erano terra e ghiaia che schizzavano sotto i nostri piedi, sguardi allucinati nel vuoto per cercare di trovarlo, terrore puro di, effettivamente, trovarlo. E poi suonavi a casa, guardandoti intorno, sperando che tua madre si alzasse in fretta da quella cazzo di sedia e ti aprisse. Ma non era finita qui. Ovviamente Bob, essendo uno spirito, poteva raggiungerti ovunque: sotto il letto, in bagno, in soggiorno se eri da sola, OVUNQUE.
Ebbene si, la mia pre adolescenza è stata segnata dalla leggerezza con cui i miei genitori mi permettevano di guardare in tv tutto quello che volevo. Una ragazzina allucinata. 
Insomma, poi la cosa l'ho ovviamente superata, ma m'è costata attacchi di cuore a mazzi da 100, nottate intere con la luce accesa nell'attesa sfibrante, sotto le coperte, che mio fratello tornasse a casa, cappotti che si trasformavano al buio in lui, in Bob. 
E pensate un po'. A 20 anni di distanza. Il secondo figlio della mia amica di una vita cosa fa? Scegli i gufi come suoi animali preferiti. Dimmi tu se il karma non esiste! E così è stato che il 31 ottobre, il giorno del suo settimo compleanno gli ho fatto questa tortina gufosa! E' stato divertentissimo vedere l'effetto alla fine. E riflettere sul fatto che gli animali che terrorizzavano me e sua madre da piccole, sono quelli che lui ama di più.
Quando si dice i casi della vita..   

sabato 22 ottobre 2011

I primi freddi, il pazzo shopping e Anish Kapoor

Meglio, si, sto meglio, la squilibrata più squilibrata della Brianza sta meglio.
E ammette anche di essere stanca morta. E anche già un pelino rotta di quest'inverno.
No, no e no. Nessuno riuscirà mai a convicermi del fatto che "FREDDO E' BELLO". No.
Tempo di primi cappottini, di prime accensioni del mio fidato caldo bagno, tempo di indecisioni sull'investimento di denaro in una termo coperta, tempo di "No, cazzo, è già buio, voglio il soleeeeeeeeeeeee! Sole dove sei, dove cazzo seiiiiiiiiiiiiiiiii?????".
Questa settimana è stata più movimentata delle altre, ma non eccessivamente, diciamo.
Lunedì sera cena messicana col mio cuginetto Teo e i nostri acciacchi di cuore, più i suoi che i miei, ormai sono arrivata a realizzare che la scorzetta esterna che mi circonda si sta ispessendo sempre più. E così abbiamo passato la serata tra nachos, onion rings, sangria, enchiladas, chili con carne e pettegolezzi e confessioni.
Martedì shopping-pazzo-aperitivo con Silviotta (abbiamo stabilito che i martedì saranno nostri!); ci siamo ritrovate a Lanza all'uscita dal lavoro e abbiamo raggiunto un negozietto di via Pontaccio in cui ci ho lasciato ben più di 200 euri in cambio di tre paia di scarpe scandalosamente bellissime! Come sempre il duo Silvia e Mary ha sfornato scenette deliranti davanti ad una commessa fichissima che ad un certo punto ci ha chiesto: "Voi non siete milanesi, vero? Altimenti non sareste così simpatiche!". La serata è poi proseguita in un localino di via Mercato, completamente deserto a parte noi due, il barista e una cantante da piano bar che cantava al piano superiore, di cui ci siamo rese conto solo quando siamo andate in bagno prima di andare via.. Anyway, il prosciutto crudo più buono che abbia assaggiato da un bel po' a questa parte, ci torneremo!
Mercoledì la mia baby lady fidanzatina è venuta qui, l'avevo invitata proponendole una romantica serata davanti al caminetto acceso, ma poi la legna era poca e abbiamo desistito.  
Giovedì sera mi sono buttata sulla cyclette, stanca della panza che ormai non fa altro che avanzare.  
Ieri sera estetista fino alle 21, erano mesi e mesi e mesi che non facevo una pulizia del viso e si vedeva!  
Oggi, con Jessica, traversata di Milano a piedi e coi mezzi per vedere prima Anish Kapoor e poi dei bellissimi vestiti. Con tutti gli handicap sull'orientamento del caso, siamo riuscite ad arrivare alla fabbrica del vapore e ci siamo trovate davanti questo (io in versione primo cappottino autunnale/non fotografarmi, dai, faccio schifo/follow me into the big big pussy): 
  Qui potete vedere un'immagine intera dell'opera. Si chiama "Dirty Corner" ed è un tubo di acciaio lungo 60 metri in cui si può entrare. Prima ti fanno firmare una liberatoria in cui si scaricano di ogni responsabilità in caso di tuo malessere e in cui ti dicono che se dovessi sentirti male dentro, si può tornare indietro, anzi si deve. E la cosa inizia a farsi intrigante. La scultura è molto bella in sè, ma non se ne vede la fine. Ovviamente appena si entra si vede bene, c'è tutta la luce che passa ancora. Ma dopo pochi passi, il buio avanza e non c'è rumore, solo quello delle persone che ti seguono o precedono. C'è l'eco però. Quello che manca è il buco alla fine. E cammini, cammini, t'immergi in questo grembo immane, e ti chiedi se ne verrai mai fuori. E hai un pelino di paura, però la parte razionale di te sa che non c'è nessun pericolo in quel buio. Non ci saranno ostacoli, tutto sarà pulito per terra, ma nonostante questo ti cachi un attimo in mano.
Bello. Io gongolavo come una pazza, Je ha avuto un attimo di esitazione, ma poi l'ho presa sotto braccio e me la sono tirata con me. Per un secondo m'è tornato in mente quando con Silvia a inizio settembre siamo entrate nel tunnel dismesso delle ferrovie dello stato che c'è a Corniglia, ma lì era veramente veramente wild e imprevedibile. Ad un certo punto, quando meno te lo aspetti finisce poi tutto e sbuchi in un'apertura laterale che da lontano non si vede.
L'abbiamo fatto due volte, avanti e indietro, bellissimo.
L'arte contemporanea sa sempre darmi nuovo ossigeno con le sue allegorie.
Pensare che basta girarsi un attimo per vedere tutto più nitido e a fuoco è utile nei momenti di difficoltà.

venerdì 21 ottobre 2011

Muffin Magic!

Non ve l'ho detto, ma durante l'estate appena passata ho incontrato i mitici MG e Brett, i titolari del ristorante in cui ho lavorato l'anno scorso a Sorrento, Australia. :)
Ogni anno, a giugno, chiudono l'attività e si sparano un'estate italiana.
E' stato bellissimo, lei è la solita intrattenibile, inconfondibile, straripante e scoppiettantemente affettuosissima MG, Mary per me, Maria Grazia per i documenti. Lui il solito rilassato e moderato buontempone, con la mimica più simpatica di tutto il Victoria, Brett per tutti, Topi per MG. Eccoli.
Lavorare con loro è stato bellissimo, sono due personaggi che un libro non basterebbe, conoscerli ancora meglio. Le pillole di divertimento puro che ci hanno confezionato a noi dello staff erano micidiali, soprattutto perchè assolutamente non fabbricate ad arte. E poi con lei ho quasi da subito (quello che la tratteneva era il mio segno zodiacale) instaurato un bel rapporto di complicità. Vuoi perchè abbiamo lo stesso nome, perchè alla mia età viveva a Milano, e che d'indole siamo un pelo tendenti al divertimento e allo shopping pazzo, ci siamo trovate! E' stata sempre carinissima con me e mi ha anche chiamata diverse volte quando sono tornata ed ero continuamente appoggiata al muro del pianto.
Così, nella prima metà d'agosto, in uno dei miei giorni off al call center sono andata a trovarli sul lago d'Iseo, abbiamo fatto una merenda insieme a base di brioche al gelato (il must della mia estate 2011) e poi una passeggiata. Rivederli mi ha resa piena di gioia anche perchè la mia cara Maaaaaaaaaaryyyy mi ha portato in dono un libricino con tante ricette di muffin direttamente dall'Austraglia! Ho voluto subito testarlo e i risultati sono stati buonissimi! Eccone uno insieme al libro:  
Traduco e riporto la ricetta qui di seguito.
Ingredienti: 300 gr di farina
1 bustina di lievito
1 cucchiaio di bicarbonato
150 g di zucchero
1 uovo sbattuto
200 ml di latte di cocco
buccia grattuggiata di 2 lime
100 ml di olio di girasole
50 g di cocco essiccato

Procedimento:
Riscaldare il forno a 200°, foderare di pirottini lo stampo dei muffin.
Mescolare in una ciotola la farina, il lievito, il bicarbonato e lo zucchero.
In un'altra ciotola, mescolare l'uovo, il latte di cocco, la buccia dei lime, l'olio e il cocco essiccato. Versare tutto nella ciotola con gli ingredienti secchi e mescolare poco, giusto per combinare insieme gli ingredienti.
Riempire i pirottini fino a 3/4 e infornare per 20 minuti.
DA ACQUOLINA!

domenica 16 ottobre 2011

Totalmente, completamente, FOTTUTAMENTE in sbatta!

Slang giovanile (come me) milanese.
E' di solito l'abbreviazione di 'in sbattimento' e può indicare due livelli di coinvolgimento, quello temporale-materiale, in cui di solito il protagonista è subissato di commissioni da sbrigare, lavori da fare, persone da incontrare, obblighi, appuntamenti. Per cui se vi capiterà di aver a che fare con qualcuno in sbatta a questo livello è molto probabile che vi sentirete rispondere qualcosa del genere: "No, guarda, non posso, devo portare mia nonna all'ospedale per i controlli al diabete e poi andare dalla sarta per mia zia, come se non bastasse tutto questo mi capita durante la settimana del trasloco, e devo pure ancora compilare il censimento, GUARDA, SONO DAVVERO IN SBATTA!".
L'altro livello di coinvolgimento è invece di tipo emotivo, in cui di solito il nostro ipotetico protagonista piuttosto che essere oberato d'incombenze materiali, è assalito e strozzato da pensieri inquietanti e profondi. Un chiaro esempio potrebbe essere: "Ti va se ci vediamo per un aperitivo?" "Guarda, è quasi un anno che sono tornata dall'Australia e mi sembra di averlo buttato nel cesso tutto questo tempo, mi sento irrequieta, so che ho tutto un mazzo di carte davanti e non so a che cazzo di gioco giocare, sono totalmente, completamente, FOTTUTAMENTE in sbatta! Mi spiace.."
Ecco. 
Io sono la seconda protagonista. 
Daje. 
Riassumendo. 
C'è stato il rientro coi suoi traumi vari. Poi il lavoro, il primo coi suoi vari traumi. Il secondo forse peggio. L'attesa che aprissero i visti per il Canada. E quando poi finalmente è successo, trovarmi davanti Mirko e dire, mah, aspettiamo un attimo. 
Finchè, più andava avanti e più mi convincevo che dovevo ripartire. E poi mi sono iscritta alla scuola di pasticceria. E con Mirko è finita. E poi la notizia del nuovo lavoro.
E mi sono sentita un fiume in piena, piena di energie, di vitalità.
E le vacanze. E che vacanze! Un po' on the road, un po' on the train, un po' on the plane, un sacco di cose bellissime del mio Paese. 
E poi torni a Milano e c'è il lavoro nuovo. E mi piace. I colleghi sono tutti simpatici e carini, siamo in pochi, ci sto talmente bene che facciamo tutte le pause pranzo insieme tutti i giorni e io non sclero per il bisogno di starmene un po' da sola. 
Ma. 
Arriva la crisi dei 30 anni. Insieme a quella premestruale. 
Pesantissima. 
Passa, quella premestruale, ma non quella dei 30 anni, se la vogliamo chiamare così. Non accenna a passare, anzi, si gonfia sempre più. Mi ritrovo a pensare che io non voglio vivere così, con il mio tranquillo 9-18 in ufficio in centro a Milano, che la sera sei stanca e non hai voglia di fare un gazz e poi pure il weekend e sono già passati quasi due mesi e io non me ne sono manco accorta. 
Mi sono ritrovata un giorno di questi che io non voglio che la mia vita mi scivoli così tra le mani senza che io me ne accorga. No. E allora che fare? Hobby? No, io ho sempre odiato gli hobby, sono sicura che non mi sentirete mai dire "Ah, sai, mi sono appena iscritta ad un corso di disegno all'acquarello! Ieri abbiamo fatto le montagne!" No. Non lo farò mai, credo. Come non l'ho mai fatto. 
Perchè? Boh, credo che sia perchè non mi voglio prendere per il culo. Così tanto almeno. C'è che io, facendo una cosa del genere, lo leggerei come un bisogno di dovermi distrarre dalla mia quotidianità. E io no, non voglio essere distratta, cazzo, la mia vita la voglio vivere.
E anche bene. Voglio andare a letto la sera e sorridere della mia giornata. Svegliarmi la mattina e dirigermi contenta verso un nuovo giorno. Voglio pensare ai mesi trascorsi e dire, ah, che figata!
E si, direte, chi cazzo è che non vorrebbe essere così? Ma la vita vera è un'altra, cara! Nella vita vera bisogna soffrire e arrancare e sudarsi ogni cosa! No, no! Tutti abbiamo questa sensazione, chi cazzo ti credi di essere?! Però tutti ci svegliamo la mattina e facciamo quello che dobbiamo fare. E anche tu lo devi fare. Pensi che scappando ancora risolverai qualcosa? Pensi che quando andrai in Canada poi non dovrai tornare? E cosa farai? Starai qui e dopo pochi mesi ripartirai? E poi? Quando avrai 50 anni e l'artrosi precoce che cazzo farai? 
E io, francamente, non so cosa rispondere, se non che questa cosa mi fa male. Mi fa stare male. Non riesco a mettere la testa sotto la sabbia e fare finta di niente.
No.
Non ci riesco proprio.    

venerdì 14 ottobre 2011

Un filo d'olio

Anche se non sto più postando 'recensioni' non è che abbia smesso di leggere, anzi! Cercherò di rimediare il più possibile, ma non prometto niente!
Una sera di questa meravigliosa estate appena trascorsa, girovagavo per i corridoi del supermercato e nella sezione dei libri, sono stata subito attratta da questo. Avevo già letto un libro di questa scrittrice e m'era piaciuto, poi il titolo ha fatto tipo scattare una scintilla dentro di me.
Per non parlare di quando ho letto la trama:

"Da anni desideravo trascrivere le ricette dei dolci di nonna Maria, annotate da lei in un quadernetto con le pagine numerate e corredato di indice, un libro vero e proprio. Avevo in mente un lavoro a quattro mani con mia sorella Chiara; nonostante da quarant'anni viviamo in isole diverse, ogni estate ci ritroviamo a Mosè - la nostra campagna - e cuciniamo ancora come ci hanno insegnato mamma e zia Teresa. (...) L'idea era quella di far rivivere la cultura della tavola di casa nostra attraverso le sue ricette, fotografie d'epoca e alcune pagine "narrative" per le quali avrei attinto ai nostri ricordi e ai racconti di mamma".
Le ricette qui raccolte sono quelle degli anni e delle villeggiature delle due sorelle. E dalle pagine del ricettario familiare, limate dall'uso e dagli aneddoti, riaffiora tutto un mondo perduto di personaggi, di atmosfere e di sensazioni, i molti fantasmi benevoli che affollavano i giorni assolati di due bambine, in una grande casa patronale di metà Novecento.
Tra i sapori e i profumi delle ricette di casa Agnello ci sono quelli. mai nostalgici ma sempre intensi e fragranti, del tempo trascorso a cui il talento della scrittrice dona il gusto dell'eterno presente della vita.

Inutile dire che l'ho trovato fa- vo - lo - so; io - come molti del resto - sono personalmente attaccatissima alla mia infanzia e la guardo come ad un'epoca magica della mia vita in cui molti aspetti del mio essere di ora sono germogliati. Un'epoca della mia esistenza in cui ho incontrato personaggi mitologici e in cui affondano le origini delle mie passioni e paure. Una cosa magica, insomma. E magico m'è sembrato quindi anche questo libro, che unisce diversi aspetti della vita della protagonista; le scorribande in cucina con la sorella per rubare le formine di mele cotogne, i discorsi dei grandi origliati, le usanze estive di un podere agricolo, i giochi con gli altri bimbi. E poi, loro, le ricette. Di quella Sicilia che tanto mi ha colpita e affascinata quest'estate, praticamente un universo a sè stante nella nostra penisola.
Ah, un'altra cosa che mi ha colpita sono le foto. Io amo le foto. Mi ci perderei per delle ore. Ogni tanto vado in camera dei miei, apro il cassettone centrale dell'armadio di fianco al letto, il primo cassetto, prendo uno degli album e lo sfoglio, con calma, ma guarda qui la mamma, le assomiglio sempre di più, chissà dov'erano qui, e questo chi è? E alzati e vai a chiedere e immagina il momento in cui la foto è stata scattata, io dov'ero? Ero nata? E quand'è che mi avete tolto il ciuccio?
E' un viaggio, un salto nel passato, in un passato che io magari non ho mai nemmeno vissuto, ma che mi riguarda, perchè riguarda persone della mia famiglia.
E l'autrice, rendendo pubbliche così le sue foto, mi ha colpita molto, mi ha beccata lì dove sono sensibile, dove mi solletica la curiosità di pensare ad universi altri.
Di citazioni ce ne sono ben poche, ma non per questo dobbiamo farci scoraggiare.

Ma com'è noto Dio aiuta scecchi e picciriddi, e non ci capitò mai nulla.

Mi venne il dubbio che il vero motivo per cui i grandi mandavano a letto presto noi bambini fosse che volevano ritardare il più possibile il momento in cui avremmo scoperto le loro debolezze.

(...) e io stavo ferma, senza un lamento, conscia di avere puntati addosso gli sguardi dei vendemmiatori e di Luigi e memore della esortazione di papà: "Non devi mai dare l'impressione di non tollerare il dolore o di avere paura. Mai".

giovedì 13 ottobre 2011

E se abbiamo fatto trenta..

ASPETTIAMO per i trentuno, io direi!
Il 29 settembre ho fatto il passone, ho compiuto 30 anni.
E' stato un trauma per me, e ancora lo è.. Come ho avuto modo di scrivere questa mattina in un'email alle mie amiche espatriate, il tempo che passa mi fa girare le palle a trottola, proprio.
Talmente tanto che ho aspettato fino ad ora a pubblicare la foto della torta.
Non sapevo che fare. Ho addirittura pensato di non festeggiare, ma almeno in famiglia ci tenevo, l'anno scorso ero a testa in giù e l'anno prima non abbiamo festeggiato a causa dell'incidente di mia madre.
Diversamente dal solito non mi sono messa a cercare qualcosa prima, non ho pensato alla decorazione, alla base, a niente, fino all'ultimo momento.
Non ne avevo proprio voglia, insomma.
Quindi un paio di giorni prima dei festeggiamenti ho preparato il pan di Spagna. Come farcirlo? Durante la mia vacanza siciliana una mattina a colazione a Cefalù avevo mangiato una brioche con il ripieno di crema alle mandorle e ho pensato ad una cosa del genere, ma non ho trovato nessuna crema che avesse quella consistenza, quindi dopo aver fallito in una ganache al cioccolato bianco arricchita con farina di mandorle, ho fatto una semplice crema pasticcera con dentro le mandorle sbriciolate.
Primo disco panna e fragole, secondo disco 'crema alle mandorle'. Ok, torta fatta.
E la decorazione?
Ciuffetti di panna montata così? No.
Glassa di cioccolato? No.
Ero svogliatissima. Il giorno della festa sono andata sul sito della Wilton per cercare qualche idea. Volevo qualcosa di colorato, facile (avevo pochissimo tempo), ma anche di personalizzato. E poi mi sono imbattuta in lei.
Perfetta.
Il titolo è 'Mary quando scopre che compierà 30 anni'.
Una faccia terrorizzata/sorpresa/incazzata.
Esattamente come me quel giorno.
Eccoci, io, lei e il mio tatone.

venerdì 7 ottobre 2011

Missions impossible

Io non sono normale. Eccone, qui di seguito, due esempi pratici.
Ho prenotato in questo periodo una serie di esami che dovevo fare da tempo.
L’altro giorno per evitare spiacevoli inconvenienti dell’ultimo minuto, ho preso tutte le impegnative e mi sono segnata gli appuntamenti come memo sul cellulare. Il primo risultava essere quello di oggi, alle 15, chiedo pure permesso a lavoro per la visita, mando in aria tutte le carte mediche di casa mia per trovare le vecchie ecografie e i vecchi esami del sangue. Ieri sera metto tutto in borsa, non vorrei dimenticarmene domani mattina e arrivare lì senza niente! (come direbbe mia madre “non andare a caccia senza fucile!”)
Quindi stamattina, assonnatissima, col piede dolorante (questo è un altro racconto, che faccio più avanti), mi sveglio, mi preparo, prendo il treno, scendo a Domodossola e sento il cellulare che vibra, all’inizio penso ad un altro sms cazzuto della Vodafone, ma poi invece continua a vibrare (“e allora è una chiamata” penso), lo tiro fuori, è mia madre, mi cago addosso chiedendomi chi sia morto, rispondo e lei con la sua solita vocetta stritula mi dice: “Mary, guarda che hai lasciato il portafogli nella macchina di tuo padre!”. E io inizio a smadonnare, ma cazzo, parte pure una bestemmia (quando ormai ho messo giù), come cazzo faccio a pagarmi la visita? E il pranzo? Dovrò chiedere dei soldi in prestito a lavoro, ma che figura di merda!
Va beh, a lavoro dopo un po’ lo dico a Simona. Lei mi dice di prendere i soldi dalla cassa e poi di rimetterceli lunedì. Ok, perfetto.
Finchè, quando ordiniamo il pranzo, chiedo alla mia collega se può anticiparmi lei dei ticket e le spiego ‘sta cosa del portafogli. E lei mi chiede: “E la tessera sanitaria ce l’hai?”.
….
.....
No, la tessera sanitaria è nel portafogli ovviamente.
Non posso fare la visita, cazzo, cazzo, cazzo! Ora dovrò annullarla e prenotare per un’altra volta, chissà quando mi daranno l’appuntamento!
Chiamo il n° verde e chiedo se posso andare uguale senza tessera sanitaria. Il primo operatore mi dice che devo chiamare un altro n° verde, che lui non lo sa. La seconda operatrice, mi dice che non dovrebbero esserci problemi visto che il codice fiscale c’è già sull’impegnativa, ma che mi da’ il n° del Fatebenefratelli (dove avrei dovuto fare l’ecografia) per saperlo direttamente da loro. E quindi chiamo il terzo numero, dal mio cellulare ormai scarico di batteria, mi mettono in attesa per chiedere questa cosa ‘particolare’ e quando l’operatrice prende la chiamata cosa mi dice?! “Guardi, non le posso dare una risposta certa, però da qui al 7 novembre non riesce a recuperarla la tessera?”.
L’appuntamento non era per oggi, ma fra un mese. Ho messo giù scusandomi e ho iniziato a ridere al silenziatore da sola, piegata con la faccia sulla scrivania.

Io non ce la posso fare. Sono quasi 10 gg che prendo delle fialette per la concentrazione e non ce la faccio uguale..

E ora veniamo all’altro episodio che ha non del grottesco, non del surreale, non del demenziale, ma DELL’IMPOSSIBILE.
Domenica scorsa in pizzeria con una manciata di amici, prima d'iniziare a mangiare vado in bagno a fare pipì e lavarmi le mani; esco dal bagno e fuori nel disimpegno ad aspettare c'era una mezza allegra famigliola crucca il cui componente più giovane, che d'ora in avanti sarà citato come 'bambino di merda', mica mi pesta il piede sinistro facendomi un male della madonna? La mia subitanea reazione è stata un po' come quella di stamattina alla scoperta della 'perdita' del portafogli. Mi sono appoggiata al muro e ho iniziato a sgranare una sequela infinita di santi e madonne e abitanti del paradiso in genere. Sono poi tornata al tavolo e niente, per me era finita lì.
Ingenua.
Il giorno dopo mi sono trovata con un’unghia sanguinante. E mi sono detta, ma guarda tu quel bastardetto crucco di nemmeno un metro cosa mi ha fatto! Non avrà avuto nemmeno 5 anni!
MA QUELLO, AHIME’, NON ERA ANCORA NIENTE!
Per tutto il giorno ho sentito un dolore al collo del piede/caviglia. Ah, dev’essere da settimana scorsa quando ho preso quella storta! Penso. E faccio passare il dolore nel ‘dimenticatoio’.
Martedì mi fa un pochino più male. Inizio a non riuscire a camminare proprio bene. Ma minchia, mi dico! Come sono delicata! Può essere che per una storta presa giorni e giorni fa mi faccia ancora così male?
Il pestaggio del 'bambino di merda' m'era quasi sfuggito di mente.
Saranno i sandali, mi dico, ogni tanto ci scivolo dentro, basta sandali, mettiamo le Converse, strette strette così non scappo. La sera arrivo a casa e manifesto questo mio dolore ai miei. Mia madre mi dice di provare a metterci il Voltaren. E lo faccio, dopo la doccia prima di andare a dormire.
Il giorno dopo effettivamente la caviglia non mi fa più male, ma mi fa PIU’ male il piede proprio. Siamo a mercoledì ormai. Zoppico. Ho ricevuto delle chiamate da un numero privato durante la giornata, credo si tratti del gioielliere sotto i portici fuori dal mio cortile che mi chiama per dirmi che le pietre sono arrivate ( mi sto facendo fare un braccialetto personalizzato fichissimo), quindi tornando a casa in bici, mi fermo lì. Lascio la bici appoggiata ad un pilastro dei portici, ma evidentemente la metto male (ammettetelo che la tensione sta toccando le stelle nel leggere, vi state chiedendo, ma che cazzo le è successo?!?!?!?), la bici scivola e io per prenderla e non farla cadere la tiro per il cavo del freno che mi rimane in mano. Il cavo dell’unico freno ancora funzionante di quella bici. E io la mattina dopo devo andare a fare gli esami del sangue e riuscire ad essere in tempo per il treno delle 8.06. Col piede che fa male e questa emergenza ‘sanitaria’ la bici mi serve per forza.
Quindi entro dal gioielliere, non mi aveva chiamato lui, ma le pietre ci sono lo stesso, quelle blu non mi piacciono, le voglio più blu, quindi ritornerò. Arrivo a casa, mi tolgo le scarpe, il piede è gonfio, non tanto, ma se lo confronti col destro si nota. Mia madre mi propone il ghiaccio, ma no, lascio stare. Chiedo a mio padre se può aggiustarmi il freno della bici perché domani mi serve per forzissima. Mi risponde che si sta purgando (solo mio padre potrebbe dare un risposta del genere) per la colonscopia di domani, non può assolutamente muoversi dal piano superiore della casa. Va beh, ci provo io, ma non riesco. Durante la notte la cosa peggiora, mi sveglio ogni tanto con la sensazione che il piede si gonfi sempre più, anche sotto e che soprattutto il dolore aumenti.
Cazzo, fa male. Quindi ieri mi sveglio con mezz’ora d’anticipo, mi butto per le strade di Bovisio con la bici manomessa e arrivo all’Asl in tempo per farmi approcciare da un tipo con evidenti disturbi mentali (non scherzo) e per giungere col braccio levato davanti all’infermiera alle 7.58 e dirle, ho il treno tra 8 minuti, fai te.
Incredibilmente riesco a prendere il treno (era in ritardo di un paio di minuti) e arranco verso il lavoro. Ho preso un permesso nel pomeriggio perché devo andare a prendere mio padre all’uscita dalla colonscopia. E intanto medito di:
A) Passare dal mio medico per farle vedere il piede. Ma poi penso, si, lei me lo guarderà, mi dirà di prendere degli antinfiammatori e mi farà l’impegnativa per andare a fare la lastra che riuscirò a fare tipo a metà dicembre, quando ormai il piede o sarà guarito o sarà da amputare.
B) Quando vado a prendere mio padre a Paderno, se c’è un pronto soccorso, ci vado e mi faccio le ore e ore di attesa, ma almeno mi fanno una lastra direttamente e poi vediamo.
C) Vado dal mio osteopata e lo imploro di ricevermi.
D) Me ne fotto.
Titubo molto, tra la prima e l’ultima. Ma poi non prendo una decisione. E intanto fa male, così male che non poggio bene il piede per terra e inizia a farmi male di nuovo la caviglia visto che cammino storta. Arrivano le tre (la uno, la due e la tre!) ed esco, arranco verso Domodossola per prendere il treno, scendo a Paderno Dugnano, mi faccio quelli che mi sembrano 548 km per arrivare all’ospedale (anche un cavalcavia trafficatissimo in salita), chiedo alla ‘reception’ dove fanno le colonscopie, seguo le indicazioni della ‘receptionist’, scendo le scale giusto in tempo per vedere un mio padre tremolante che a digiuno dal giorno prima ha subito una colonscopia con anestesia e prelievo di polipo sospetto. E una mia madre che dal basso dei suoi 140 e rotti cm cerca di sorreggerlo. Li prendo e li porto su all’accettazione dove mia madre dovrà consegnare non so che fogli e io raggiungo zoppicando il pronto soccorso.
Suono e dopo 5 minuti mi chiamano per l’accettazione. L’infermiera mi chiede com’è successa la cosa e mi sento un’idiota mentre le rispondo che un bambino m’ha camminato sul piede.
Faccio un risolino isterico, lei mi guarda come se fossi una malata di mente.
Aspetto una mezzoretta durante la quale i miei propositi dittatoriali e sterminatori nei confronti del genere umano si affacciano molto prepotentemente alla mia mente (ma che rime!). Poi mia madre mi chiama e mi dice che loro hanno finito, che mio padre non sta tanto bene e che vorrebbe andare a casa. Quindi mi alzo, ricitofono al pronto soccorso e gli dico che me ne vado.
Tornando a casa in una MI-MEDA incredibilmente trafficata per essere le 5 del pomeriggio, mi viene in mente che potrei cedere alla tentazione dell’opzione C. E così faccio. Lascio i miei a casa e vado a Cesano, entro nel centro del mio osteopata, chiedo alle receptionist se mi può vedere anche solo per dirmi cosa prendere finché non riesce a trattarmi. Loro mi rispondono che è già in ritardo di un quarto d’ora sulla tabella di marcia e che fargli vedere il piede equivale a fargliene perdere almeno un altro e che è meglio se prendo un appuntamento. Appuntamento che mi possono dare per martedì alle 18.45, il che vuol dire che devo chiedere un altro permesso. Titubo, cazzo, non posso chiedere tutti ‘sti permessi, ma il piede mi fa male, ma magari passa da solo, no, non può passare da solo, ma minchia..
Mentre nella mia testa si svolge questo dibattito appassionante squilla il telefono del centro, sono le 17.11, la signora dell’appuntamento delle 17.15 chiama per annullare.
SIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!!!!!!!!!!!!!!!!!! Che culo malefico! Propongo a tutte e due di partecipare ad una colletta per l’acquisto di gratta&vinci, ma rifiutano ridendo.
Quindi il mio fantastico e mitologico osteopata finalmente esce dallo studio con il paziente prima di me, mi vede, mi squadra mi riconosce, mi stringe la mano. Io già mi sento meglio..
Beh, arriviamo al dunque.
Quel bambino nano malefico di merda, i cui nonni saranno stati di sicuro delle SS che praticavano esperimenti genetici sui gemellini, mi ha provocato una brutta distorsione allo scafoide, me l’ha abbassato! Quindi lui me l’ha sistemato (è incredibile come gli osteopati siano sensibili, teribbile), fasciato e ora lo devo tenere così per 5 gg e vedere come va. Già oggi riesco a camminare col piede dritto. Bene.
Intanto questo scherzetto m’è costato 50 euri..

domenica 28 agosto 2011

Let the new era begin

E si.
Sono ormai a Milano da qualche giorno.
Mi serviva proprio starmene un po' per i fatti miei da sola a casa. Ho svuotato lo zainone, fatto delle lavatrici, maschere e impacchi, tisane e dormite e guardate di film. Ad un certo punto avevo veramente bisogno di casa.
E invece domani mi butto nella nuova esperienza lavorativa, sono un pelino in ansia, com'è anche normale che sia. Ma ormai sono grande, devo saper gestire anche queste nuove emozioni, ora mi guarderò qualcosina al pc mangiando un muffin coconut e lime che ho fatto stamattina, poi andrò giù in camera mia, mi affaccerò alla finestra, guardando le stelle e ascoltando il brano che ormai mi ossessiona da più di un mese a questa parte (Midnight Marauders dei neozelandesi Fat Freddy's Drop), poi mi butterò nel mio lettino di Nemo con la trapuntina morbidosa.
Domani mancherà un mese al mio 30esimo compleanno. E inizierò un lavoro serio, un lavoro vero, forse per la prima volta in vita mia. Sono emozionata. Sto sempre più diventando una donna.

martedì 23 agosto 2011

Sfiancata nel salernitano

Attendo di digerire e buttarmi nel letto.
Sono reduce da una 10 e + giorni di girovagamento italico.
Eravamo rimasti alla mia partenza del 12 per il Salento.
Un viaggio allucinante. Infinito. Che mi ha vista svegliarmi praticamente di notte per poter riuscire a prendere il pullman "Marino" in una stazione centrale torrida e puzzolente alle 7.30 di mattina.
Io odio viaggiare in pullman, perlomeno, nei pullman italiani. E infatti per me è stato un viaggio pesantissimo, accompagnato da personaggi multiformi (il vecchio che non la smetteva più di parlare, i tamarri al mio fianco che hanno comprato all'Autogrill il maialino che ruttava e che lo hanno suonato per tutto il tempo, la coppietta di post adolescenti punkabbestia il cui puntello a Barletta gli aveva giusto tirato il pacco in viaggio, la mia vicina che continuava a parlare al telefono con gente che poi avrebbe incontrato la sera, ecc.) e da pensieri agghiaccianti. Mi chiedevo se era una buona idea raggiungere giù Paolo.
E non a torto.
Sono stata una cazzona. Ovviamente sapevo che non sarebbe stata una vacanza tradizionale, ma neanche che lui due giorni dopo mi dicesse che ne aveva pieni i coglioni di me e che la mia tenda la potevo piantare in qualsiasi altro punto del campeggio.
E così, dopo aver passato una serata angosciata, a tentare di rintracciare più gente possibile per chiarirmi cosa fare, in un posto in cui il cellulare non prendeva per un gazz, la mattina del 14 agosto mi sono svegliata, sono andata a fare colazione, ho smontato la tenda e impacchetato lo zaino e me ne sono uscita dal campeggio, direzione Lecce. Mentre mi facevo il mio bel kmetrino per arrivare alla fermata dell'autobus, sotto il sole cocente, ho fermato un fiorino e ho chiesto al guidatore se poteva accompagnarmici. Quel sant'uomo, manutentore dei fusti di birra della zona, mi ha detto che poteva portarmi direttamente a Lecce se volevo. Volevo si. E poi gli ho spiegato a grandi linee quello che era successo. Il buon Vincenzo ha preso a cuore la mia situazione e dopo avermi portata un po' in giro per i B&B di Lecce a cercare invano posto per la notte, mi ha mollata in stazione.
Da qui, le mie opzioni erano:
- raggiungere Cinzia ed Eliana a Matera.
- raggiungere mio cugino Matteo a Scalea.
- raggiungere Gessica sempre in Calabbria.
- raggiungere mia cugina Paola in Calabbria dai miei.
Dopo un bilione di telefonate e controlli degli orari dei treni, la decisione più comoda è risultata la prima. Solo che dovevo aspettare tutto il giorno. Ho lasciato lo zainone in un B&B vicino alla stazione con la speranza di farmi un giretto nel centro, ma il caldo era anestetizzante e quindi sono stata lì ad aspettare. In compagnia poi di una mia ormai ex collega del call center trovata lì per caso e in piena devastazione sentimentale.
A chiamarmi continuamente c'era anche Gianfranco, il titolare del B&B di Matera che ero riuscita a prenotare, avevo il numero già da Milano perchè contavo già di andare a visitare i Sassi quando ero partita da Milano.
Arrivata a Ferrandina intorno alla mezzanotte, puzzolente come quasi mai in vita mia, esco dallo spiazzo della stazione e ad attendermi invece di Cinzia ed Eliana c'erano dei ragazzi del posto con cui ho chiacchierato un po' del più e del meno. Poi uno di loro ha tirato fuori la chitarra e inziato a suonare Bob Dylan. E allora ho tirato un sospiro di sollievo, sentivo già che l'incubo Paolo era ormai alle spalle.
Bene.
Meno bene dopo, quando ho poi dovuto aspettare per un'ora le ragazze che non riuscivano a trovare la stazione. Perchè dovete sapere che in Basilicata le stazioni si chiamano SCALO. Ma guarda te...
In contemporanea a loro in stazione è anche poi arrivato Gianfranco che ci ha invitate ad un falò di ferragosto sulla spiaggia. Ma noi eravamo stanche e ci siamo dirette a Matera. Trovare il mio B&B (diverso dal loro) è stato un pelino difficile e all'alba delle due passate abbiamo imboccato la stradina sterrata che ci portava, accolte da una luce di cellulare che lampeggiava per indicarci la strada. Ci arriviamo e ci cade la mascella a tutte e tre, ad agitarla c'era Caspar, avvenente ragazzo olandese che in cambio di lavoricchiare lì, ha la sistemazione aggratis.
Dopo una notte rigenerante e una colazione dei campioni consumata col divino olandese (con me che quando distoglieva lo sguardo, gli sbavavo addosso..) mi sono incontrata con le altre (a cui si era aggiunta Margherita) e ci siamo buttate in una giornata massacrante tra il caldo accecante dei sassi, terminata in un tentativo di pranzo/cena/aperitivo in piazza del sedile a base di Cialledde, Cecci e vino bianco.
Passeggiata e pausa ai rispettivi B&B prima dell'uscita serale. Pennica. E poi incontro ancora con le altre in centro per bere qualcosa insieme. Ci raggiunge Caspar e poi io torno con lui a "casa". Ancora non ho capito se è stato un caso o altro, ma il tapino, era stato chiuso fuori dalla sua stanza per cui ho "dovuto" per forza farlo dormire nella mia che era una doppia.
Quindi dopo non aver dormito un gazz, il giorno dopo abbiamo impacchettato tutto e ci siamo dirette verso Maratea. Quello che tutti ci avevano descritto come il paradiso in terra e soprattutto facilmente raggiungibile, s'è rivelato poi un normale paesino del tirreno, lontano anni luce e popolato interamente da napoletani.
Nel nostro campeggio l'animazione era in napoletano, i nostri vicini napoletani, il personale napoletano. Non per essere razzisti, eh, ma è stato un semi incubo. Così dopo un paio di giorni lì, con mini gita in pedalò all'isola di Dino di fronte a Praia a Mare, siamo scappate e ci siamo dirette a Tropea. Dove finalmente ci siamo potute sturare le orecchie con del sano accento calabro e del sano mare e sole puliti.
Visto che poi le ragazze volevano continuare a scendere verso la Sicilia e visto che io invece programmavo di venier qui a Cava de' Tirreni a trovare Paola che in quei giorni era ancora in Calabria dai miei, sabato sera sono "atterrata" con un trenino monocarrozza a Lamezia.
E domenica la surprise dell'intero 2011 oserei dire! Vado a trovare i miei che niente sanno del mio arrivo (a mia madre avevo detto che eravamo ancora a Maratea, che lei credeva dalle parti di Foggia) e chi ci trovo nella casa di fianco? Mattia!
Il ragazzo romano che veniva sempre in vacanza coi suoi e i cugini in Sila e con cui io e Paola ci abbiamo passato intere estati insieme. Non lo vedevo da credo una 15ina d'anni. Il mio cuoricino ha fatto un balzo. Anche se è più piccolo di me di 4 anni, ragazzi e ragazze, io sono sempre stata morbosamente attratta da lui. Che è anche un burlone senza fine. E così è finita che la nostra domenica l'abbiamo passata tutti insieme e l'abbiamo terminata con una pizzata collettiva al Semaforo.
E' stato incredibile rivederlo. Spiare i tratti di un volto ormai d'uomo adulto e ritrovarci le espressioni del bimbo che ho conosciuto. Un deja vu paura, insomma.
L'ho rivisto anche ieri mattina, dopo un giro in solitaria nei tornanti silani con la musica a palla, e poi nel primo pomeriggio ho preso il treno da Lamezia a Salerno.
Ento la fine della settimana devo essere di nuovo a Milano. Mi piacerebbe vedere anche Assisi, ma tempo e denaro e disponibilità sui treni sono limitate quindi, in giornata dovrei prendere una decisione.
Vi farò sapere, ora mi jetto a pennicare.

mercoledì 10 agosto 2011

Quando si chiude una porta..

Eh già.
Il lavoro nuoce gravemente alla salute. Soprattutto se è un lavoro stupido e insulso come quello che ho fatto da dicembre a questa parte. OPERATRICE CALL CENTER.
Ed è per questo che domani io chiuderò, spero definitivamente, questo portone pesantissimo, licenziandomi.
Già venerdì mattina non all'alba, ma di più, partirò per la mia nuova breve avventura e tornerò in tempo, spero anche prima magari per riprendermi, entro la fine del mese, quando inizierò poi a lavorare dall'altra parte! (ricordate colloquio esilarante?)
Il mio prossimo futuro orizzonte è il Salento e ci arriverò venerdì sera. Come ogni mia decisione che si rispetti è arrivata a ciel sereno, titubavo nei giorni scorsi, finchè oggi ho guardato gli orari dei treni per prenotare e niente. Non c'era nessun posto libero, manco a pagarlo oro. E mi sono disperata, "Vuoi vedere che finisci per non trovare un buco libero e ti devi sparare una Milano tutta chiusa, tutta vuota, tutta scazzo (bellissima, per carità, ma anche no!) perchè sei un'esaurita e non ha prenotato in tempo?". Questo diceva una vocina dentro di me. Finchè, in preda alla disperazione, in cerca di conforto ho chiamato il mio Gianlu e lui mi ha detto: "Ma hai provato a vedere se c'è qualche pulmann?".
E tac.
In meno di mezz'ora, arrivata a casa, l'ho trovato! L'ultimo posto libero sull'autobus Milano-Lecce che parte alle 7.30 dalla stazione centrale!
E poi, siccome questo mese per un culo apocalittico mi sono evitata non so come la crisi premestruale, nel giro di un'altra mezz'ora ero sfiancata da mille titubanze e nervosismi.
A- Riuscirai a svegliarti in tempo per non perdere tutto?!
B- Sarà una buona idea andare da Paolo in Puglia, con suo fratello e famiglia?
C- Non c'hai i soldi, quindi cerca un piano possibile per andare in posta a ritirarli e poi in banca a depositarli senza arrivare tardi ad un posto di lavoro da cui dopo poche ore ti licenzierai.
D- Sopporterai l'ansia di tua madre che si dispererà pensandoti in giro da sola per l'Italia, ANCORA?!?!?
E- Ce la farai a smazzarti la vita nel nuovo lavoro? Oppure capirai di essere una completa sega e un'incapace?
F- Ti ricorderai di mettere tutte le cose nello zainone?
G- Cosa dirai domani per licenziarti? E poi, quando? Come? A chi lo dirai?
H- Ti basteranno i soldi?
I- Non è che mentre sarai sul pulmann che si attraversa l'Italia intera fino al tacco, ti esplode finalmente quel virus che forse hai preso nello scorso weekend da Marialaura per cui poi trasformerai il tutto in un set de "L'esorcista 3"?
J- Perchè cazzo non hai pensato a prenotarti una ceretta all'inguine dall'estetista?!
In preda all'angoscia ho chiamato la mia Lady Mara e dopo averle elencato tutte le mie ansie ha esclamato: "MA TU SEI COMPLETAMENTE PAZZA!"
It could be..
Ma fatemi sorseggiare questa tisana dolce sonno, che magari magari crollo e non ci penso più..

martedì 2 agosto 2011

Ma il serial killer dei gatti?!

Ieri mattina mentre andavo in stazione c'era un gatto morto vicino al marciapiede. Intero, non schiacciato da una macchina, sdraiato di lato, con la linguetta di fuori tipo a leccarsi per un'ultima volta i baffi. Strano.


Stamattina mentre andavo in stazione c'era un gatto morto vicino al marciapiede. Il marciapiede sinistro questa volta. Intero, non schiacciato da una macchina, sdraiato di lato, l'altro lato questa volta, con la bocca semi aperta. Agghiacciante.

Inizio a credere che a Bovisio Masciago ci sia un cazzo di serial killer dei gatti.

NON E' NORMALE.

Domani camminerò bendata fino alla stazione.

Spero di non inciampare in un gatto morto. Intero. Non schiacciato da una macchina. Sdraiato di lato. E no, eh!

sabato 30 luglio 2011

Una delle poche certezze nella mia vita

E oserei dire FORSE l'unica è che non diventerò MAI anoressica.
La consapevolezza di questo si fa sempre più strada nella mia testa e nella mia quotidianità.
In Sicilia è poi diventata una cosa lampante.
Sono tornata da un paio di giorni, ieri mi sono messa a guardare e correggere un po' le foto e numerose sono quelle che mi vedono in compagnia di qualche sicula leccornia. Impossibile non postarle.
E allora eccomi qui a Palermo con una brioche col gelato.
E qui a Balestrate (PA) con un'arancina!
E qui sempre a Balestrate (PA) in versione capelli sciolti e con un cannolo!
Qui invece a Gioiosa Marea (ME) mentre sbavo davanti alla famosa granita messinese e dietro di me passa un fico allucinante.
Qui invece a Noto, durante una pausa dalle mille chiese crollate nel terremoto del 1693 e poi ricostruite in stile barocco. Vorrei sapere quale chiesa in Sicilia non ha seguito questo percorso!!!!! Anyway, pranzo quel giorno con biancomangiare e cassatina.
Salato, salatissimo il mio ultimo pranzo siciliano. A Catania, vicino al mercato del pesce della Pescheria, mi sono sbaffata queste sarde a beccafico:
E questi spaghetti al nero di seppia! Ci ho poi messo tutto il giorno a digerire, non sono nemmeno riuscita fare un'ultima merendina sicula perchè mi sentivo la panza a palloncino ancora alle 18!
Che dire.
In tutta la mia vacanza ho mangiato non bene, non benissimo, ma celestialmente, escludendo quel panettiere a Catania in via del Plebiscito che è stato capace di far male persino un trancio di pizza margherita. Unbelievable.
Per il resto, ovviamente non ho fotografato tutti i piatti perchè sono un'ingorda e mi ci fiondavo sopra prima ancora che il cameriere mi poggiasse i piatti sul tavolo. :)
Devo ammettere senza riserve che la cucina e la pasticceria siciliane sono fantastiche, mi piacerebbe poter imparare a fare qualcosa. Ho chiesto a Gianluca di farmi avere la ricetta della caponata di sua madre. Quello stronzo malefico mi ha detto che è un segreto di famiglia.
GRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR!!!!!!!!!!!!!!!!!
Ma riuscirò ad averla in un modo o nell'altro!
Come dovrò riuscire ad avere la ricetta della crema di mandorle che un giorno ho mangiato circondata da una gigante e soffice e fragrante brioche..
Va beh, vado a disfare la valigia o a buttarmi di nuovo a letto, deciderò entro 15 secondi...

domenica 24 luglio 2011

Un giorno d'estate una viaggiatrice

Tanto per cambiare sono stanca, ma stanca, ma stanca morta. Il teatro che mi vede come attrice protagonista nella parte di quella stanca, ma stanca, ma stanca morta e' quello della città di Suracusa. Ci sono arrivata poco prima dell'ora di cena, col treno da Patti, paesino piuttosto insignificante della provincia di Messina che pero' ospitava la mia Silvia inglese e la sua panzotta di quasi 5 mesi.
Dopo un paio di giorni nella innissima Cefalù, venerdì mi sono mossa verso oriente con il supporto invadente di uno sciopero dei treni.. Sciopero che mi ha lasciata a meta' strada, a S. Agata di Militello, dove Silvia e Luciano ( il marito della madre di Silvia) sono venuti a prelevarmi e salvarmi.
Ho passato quindi un paio di giorni con lei spiaccicandomi un po' in spiaggia, un po' in paese e un po' nei bar con la famosa granita messinese e molto a casa a raccontarci. Oggi loro andavano a Caltagirone e mi sarebbe piaciuto fargli compagnia per poi arrivare a Siracusa in serata, ma poi non c'erano mezzi da li' a qui e cosi' mi sono fatta una mattina interminabile da sola in spiaggia e poi ho preso i treni. Prima quello da Patti a Messina e poi da Messina a qui.
Appena arrivata ho mollato la mia roba sul letto e sono andata a tuffarmi per le strade dell'isola di Ortigia, il nucleo antico della città raggiungibile tramite 2 ponti, ma mentre vagavo per le viuzze ad un certo punto m'e venuta fame e mi sono fermata in un'osteria. E mentre mangiavo una stanchezza colossale mi ha attaccata all'improvviso.
E ora eccomi qua, nel lounge del Lol Hostel di Suracusa, davanti alla tv a scrivere con la wifi e con di fianco la sosia di Cameron Diaz..
Va beh, o divento lesbica definitivamente o vado a lavarmi e a collassarmi nel letto..

mercoledì 20 luglio 2011

Ho scoperto che Pasquale

Forse e' nato a Cefalù...
Paesino della costa tirrenica della Sicilia, oggi e domani ospiterà la vostra eroina pasticciona preferita!!!!
Si, sono finalmente in questa terra baciata dal sole da domenica!
Dopo un sabato stremante passato a preparare pizze x la cena serale con mio fratello e famiglia e a pulire e preparare la valigia e dopo aver passato un sabato notte a bestemmiare contro la stampante che aveva deciso di rompersi proprio mentre dovevo stampare il biglietto aereo e dopo quindi non aver dormito un beneamato cazzo, domenica all'ora di pranzo eroin aeroporto a Bergamo in attesa di partire per Palemmo!
Dopo un'oretta e mezza di viaggio trascorsa a chiacchierare piacevolmente con Jose (pronunciato con la i), ragazzo del caltanissettese incredibilmente somigliante a Brad Pitt, ma alto almeno 30 cm in meno, il mio amichetto Gianluca m'e venuto a prendere all'aeroporto Falcone e Borsellino. Dopo un breve tratto di strada in macchina in cui la vostra eroina ha approfittato per mettersi il costume nel sedile posteriore modello Baby in Dirty Dancing, ci siamo tuffati nella spiaggia di Balestrate. Dove ho conosciuto un pezzo della famiglia di Gianlu e anche Angelina, un'altra amica aggiuntasi come me in queste vacanze siciliane.
E li' tutto ha avuto inizio. Proseguendo con una cena nella medievale Erice (interrotta
spiacevolmente dalla notizia dal continente che il mio fatine era caduto dal letto saltandoci sopra e rompendosi un braccino), una gita il giorno dopo al Duomo di Monreale, un pranzo luculliano a casa della mamma di Gianlu con conseguente voglia di morire che ci ha accompagnati per tutto il giorno nel mezzo del caldo africano di Palermo City e di Mondello Beach, continuando poi il giorno dopo ancora con l'attraversamento in giu' dell'isola con meta finale la valle dei templi di Agrigento e mete intermedie Gibellina, Sciacca e la casa di Pirandello.
Ecco. Fino ad oggi, giorno in cui partiva Angelina e in cui anche io volevo sloggiare x lasciare i piccioncini in pace da soli. E così, con delle chiamate incrociate, un meno di un'ora ho stabilito le tappe del mio tour siciliano, di cui ovviamente qui non anticiperò nulla.
Il mio pellegrinaggio siculo ha visto come prima tappa Cefalù che ho raggiunto nel pomeriggio
col treno dopo aver visitato le super inquietanti catacombe palermitane. Sistemata nella mia fica stanza singola in un bed & breakfast, ho infilato il costume e sono andata nella celeberrima spiaggia a mezzaluna, ma era un pelino nuvolo e un pelone ventoso e quando ho iniziato a rabbrividire mi sono alzata e addentrata nei vicoletti del paese dove ho acquistato della frutta x disintossicarmi dai bagordi alimentari dei giorni scorsi. E ora vi scrivo sfruttando la wifi gratuita del bed & breakfast, seduta sul davanzale della finestra che da' sui tetti.
Fino ad ora posso dire che:
- la Sicilia je beddissima, caldissima e buonissima!
- che stare com Gianlu e gli altri non mi ha stancata minimamente e che mi sono divertita un mondo con loro, sperando di non averli asciugati e/o appesantiti.
- che consiglio a tutti voi di farvi un giro da queste parti.
- che Palermo e' di una bellezza decandentemente sconvolgente.
- che il mio fegato dopo sfincioni, fritti di pesce, pasta con le sarde, cannoli, panini con le panelle, arancine, brioche col gelato e granite CHIEDE PIETA'. E che io lo ascolterò.
Ora invece che sono stanca morta ma morta ma morta cazzeggero' un po' e poi cercherò di dormire nonostante la musica ramages del locale qui sotto..