domenica 30 gennaio 2011

Joe, Joe and forever Joe!!!

Chissà se a furia di pubblicizzarlo mi sposerà mai..
Se cliccate su questo link potrete ascoltare tre canzoni del nuovo album del mio nuovo dio musicale e non solo...
Check it out!!!

 http://soundcloud.com/joe-driscoll/sets/mixtape?utm_campaign=autoshare

mercoledì 19 gennaio 2011

Memorie di una Geisha

Ed eccoci al secondo libro dell'anno. L'ho comprato un sacco di tempo fa, in un raptus di estremo consumismo libresco, l'ho tenuto sulla scrivania per altrettanto, ogni tanto lo guardavo e mi dicevo: "Lo iniziamo o no?", ma poi mi lanciavo in letture con più attrattive. Ora che sono al risparmio, l'ho definitivamente preso in mano con la ferma intenzione di leggerlo. Questa è la copertina.

E questa la trama:

Circondate da un'aura di mistero, le geishe hanno sempre esercitato sugli occidentali un'attrazione quasi irresistibile. Ma chi sono in realtà queste donne? A tutte le domande che queste figure leggendarie suscitano, Arthur Golden ha risposto con un romanzo, profondamente documentato, che conserva tutta l'immediatezza e l'emozione di una storia vera. Che cosa significa essere una geisha lo apprendiamo così dalla voce di Sayuri che ci racconta la sua storia: l'infanzia, il rapimento, l'addestramento, la disciplina - tutte le vicende che, sullo sfondo del Giappne del '900, l'hanno condotta a diventare la geisha più famosa e ricercata. Un romanzo avvincente e toccante, di rara sensibilità e ricchezza, coronato da uno straordinario ritratto femminile e dalla sua voce indimenticabile.

Di citazioni purtroppo non ne ho, ma questo non vuol dire che il libro non mi sia piaciuto. Anzi.
I motivi per cui mi è piaciuto sono diversi. Primo, le sventure di qualcuno che fa di tutto per riscattarsi da una situazione di ingiustizia sociale o familiare, sono sempre avvincenti e mi piace assistere alla graduale risalita dello sventurato del caso. Ovviamente, questa credo sia una cosa terapeutica, ti aiuta a capire che ci sono o ci sono state persone che sono state realmente peggio di te e allo stesso tempo, vedendole riscattarsi, ti fa sperare che anche per te, in qualche modo, arrivino giorni migliori. Banale, ma funziona.
L'altro principale motivo per cui m'è piaciuto è la giapponesità. L'universo giappo mi affascina a dismisura e lo stile di vita talmente diverso dal nostro a volte mi fa pensare che in realtà mi piaccia perchè lo vedo come un racconto fantastico. E io nel fantastico e fantascientifico, nell'irreale, ci sguazzo insomma.
Se poi ci mettiamo l'aspetto amoroso da piena crisi premestruale, si, il libro c'è piaciuto, ma ammetto che è che mi abbia cambiato la vita o aperto nuovi orizzonti filosofici..

Ok, complessivamente tenuto conto di queste cose, io gli darei un bel dal 6 al 7, molto più vicino al 7, direi.

« Convalido l'iscrizione di questo blog al servizio Paperblog sotto lo pseudonimo ihaveadream81 ».

martedì 18 gennaio 2011

Hey, Joe!!!

Ok, ok, adesso vado a dormire, ma prima lasciate che annunci l'uscita del nuovo album di quel dio sceso in terra che è siore e siori Joe Driscoll.
Ho pubblicato un suo video qualche post fa, da ottobre, quando me l'ha fatto conoscere Fraser nel mio ultimo road trip australiano, non riesco a fare a meno di ascoltarlo almeno una volta al giorno...
Io venero quest'uomo.. Gli ho chiesto di sposarmi su facebook, ha risposto vaguamente.. Ma non dermorderò!
Quindi, dicevo, a dicembre è uscito il suo terzo e nuovo album.
Vi linko l'ultimo video.

E questo è il link del suo sito da cui per la cifra ridicola di 8 dollari statunitensi, l'equivalente di 6 euri, è possibile acquistare e poi scaricare l'intero album..
http://www.joedriscoll.net/
Mi raccomando, questo ragazzo vale veramente un sacco, fa tutto lui!!!

lunedì 17 gennaio 2011

Miii, che stresso..

Era tutto il giorno che aspettavo di arrivare a casa per cucinare. Olga's meatballs, le purpette di Olga, la fantastica e super volgare lavapiatti greca del ristorante a Sorrento, in Australia.
Arrivo a casa e sento un odore come di carne, cotta. Sento la ventola del forno che ancora sventola.
Guardo mia madre interrogativamente e lei, con la sua solita vocina stritula: "Eh, le polpette te le ho fatte io perchè ho pensato, e se poi arriva stanca dal lavoro e ha fame?".
Il cuoricino di molti di voi, la maggioranza potrebbe stringersi di tenerezza a sentire questa cosa.
Invece a me è girato il cazzo.
Perchè 'ste minchia di purpette aspettavo di farle da mesi, secondo, perchè ci pensavo tutto il giorno, venendo dalla stazione a casa, tra me e me pensavo, allora, vediamo, le cipolle le trito al mixer o a mano? Ce ne metto un sacco? Non mi ricordo, sapevano un sacchissimo di cipolle o no? ecc., avevo bisogno di una valvola di sfogo alla sensazione di claustrofobia che mi da' il lavorare in un posto chiuso, sentivo la necessità di mettere le mani in pasta.
E invece.
La vocetta stritula.
Tutta amorevole e premurosa.
E il pensiero di essere trattata come una bambina rincoglionita alla soglia dei 30 anni.
E la consapevolezza che qualche mese fa non avevo orari, responsabilità, facevo quello che volevo, quanto volevo, quando volevo e senza dover rispondere a nessuno.
E forse un pelo di pre crisi premestruale, annunciato tra l'altro dalla voglia pazzesca di schifezze. 
E ho sbroccato.
Ho cercato di trattenermi.
Sono entrata in bagno a lavarmi le mani con calma.
Ma poi non ce l'ho fatta.
E sono uscita dal bagno e ho detto a mia madre che è opprimente, che non c'ho 12 anni, che stamattina le avevo detto, non ti preoccupare, le polpette le faccio stasera quando torno da lavoro, che cazzo me le chiede a fare le cose se poi fa di testa sua? e che è opprimente, che non muoio di fame e che pensa sempre al cibo.
Emminchia.
Lo so, avrei potuto trattenermi, ma oh!
E lo so, i miei mi stanno tenendo a casa e dovrei abbassare le orecchie e starmene zitta.
Ma oh!
Credo di aver raggiunto picchi di crudeltà quando le ho detto che non vedo l'ora di andarmene di nuovo.
Eh, oh!
E' vero.
Non vedo l'ora.
Oggi è arrivato il primo stipendio.
:)
La mia scalata alla fuga si accorcia.
E' tutto un po' fumoso al momento, cioè, so cosa e dove voglio andare; da stabilire è il quando.
Per scaramanzia non dico niente, spiffererò tutto quando avrò visto e biglietti aerei.
Ma va beh, tornando alla serata.
Mi sono guardata in torno coi fagiolini bolliti e sconditi che mi spuntavano dai denti feroci, DOVEVO FARE QUALCOSA.
E allora andiamo di banana bread. La ricetta della mia strafica cugina Claudia.
C'è solo una banana, piccola pure e neanche tanto matura, ma oh, accontentiamoci. Farò in modo di ridurre tutti gli altri ingredienti, anche perchè con lo stampo che ho, la volta scorsa che l'ho fatto rischiava di strabordare tutto. Quindi, let's start.
Inizio a radunare gli ingredienti, tiro fuori il burro da frigo per "cremarlo" insieme allo zucchero, un uovo, faccio per chiudere lo sportello del frigo e in una delle mie solite mosse atletiche, l'uovo mi cade per terra. Cazzo di Buddha.
Guardo l'uovo per qualche frazione di secondo, con la forza del pensiero tento di ricomporlo, per quasi 3 secondi mi convinco che vedo male e che in realtà non s'è rotto.
Si. E' proprio così.
Poi sbatto le palpebre, "Smettila di prenderti per il culo", mi dice una vocina dentro la testa.
E prendi l'uovo, fa schifo, freddo, viscido, scappa da tutte le parti. E prendi lo strofinaccio e pulisci e asciuga.
Ok, ci siamo quasi. Prendo un altro uovo, lo poggio delicatamente sul ripiano. Proseguiamo.
Allungo la mano per prendere il lievito: NON C'E'.
Con la bestemmia a fior di labbra ho iniziato a rivoltare la credenza. E' impossibile che non ci sia, ti ricordi, quando siamo andate all'Esselunga ne ho preso qualche bustina e nel frattempo non ho fatto niente col lievito, dove cazzo è finito?! Niente da fare, non c'è.
Ma ormai il burro è già irrevocabilmente sfratacchiato di zucchero. Non posso rinviare a domani.
Mi guardo intorno esterrefatta. Mia madre tenta un timido accenno di conforto.
Non la sento nemmeno.
Mi dirigo come furia disperata al telefono e chiamo la madre di Mario.
Che come nel 99% dei casi mi salva con un ingrediente dalla sua credenza.
Benedetta madre di Mario.
Come al solito però, appena entro in quella casa, sono un vomito di parole. Credo di farlo ogni volta per potermi specchiare e rispecchiare centomila volte all'ingresso. Quello specchio mi rende una fica di Hollywood paurosa.
Ok, ok, torno a causa con il piccolo tesoro polveroso in tasca. Dopo tipo mezz'ora di chiacchiere.
E banana bread monco fu.
Per sfogare tutta l'adrenalina mi sono divorata in due minuti due quadrati di nocciolato Novi e un po' di proiettili di liquirizia ricoperti di cioccolato al latto, made in Australia.
Eccheè!!!
Ma non è bastato.
Avevo bisogno di uno sfogo cinematografico.
E ormai, solo Quentin riesce a darmi conferme anti angoscia. Solo il pazzo e da me adorato Tarantino.
E mi sono lasciata cullare dalle note e i combattimenti di Kill Bill. Il primo. Meglio il secondo. Domani vado col secondo, va. E so già che sarà l'intera filmografia fino al mestruo.
Vado di doccia, va...





domenica 16 gennaio 2011

E la latitanza

Cari, sono sempre viva, ma latito.
Sono ormai già due mesi che sono tornata al Bel Paese e se penso a questo periodo l'unica cosa che mi viene in mente per descriverlo è una palla informe e lattiginosa, inconsistente, insonorizzata.
E' così che mi sento, nè bene, nè male, sono un miliardo di pensieri in contemporanea e sono molto sulle mie.
Penso e penso e penso e penso.
E poi ripenso.
Non sto male, no.
Però, si, sono molto sulle mie.
Ma ci sto bene sulle mie.
Piano piano sto aprendo degli spiragli al mondo circostante, ma: un po' mi caco sotto per paura di non essere inchiappetata appena mi giro, un po' non me ne frega, un po' so che ripartirò quindi è come se già non fossi più qui, un po' boh.
Insomma, è come se da due mesi stessi lì a rigirarmi nel letto, sotto strati e strati e strati di piumone, aspettando che le temperature si alzino quel tantino che basterebbe per poter uscire senza congelarmi.
Pragmaticamente poi, per chi mi vede, sono sempre la solita cazzona, per carità, quello che è cambiato è il mio atteggiamento di fondo e anche un po' le mie abitudini per quanto riguarda la sfera sociale.
Riassumendo il mio ultimo mesetto di assenza dal blog:
- ho trovato lavoro in un call center tristissimo sito a Milano, fine contratto il 31/01.
- ho incontrato la mia patata inglese poco prima di Natale e in una sera sono riuscita ad esibirmi in una delle mie solite figure di merda patologiche. Ve la racconto. Allora, io e Silvia ci sentiamo e ci mettiamo d'accordo per la serata. L'accordo prevedeva che finito di lavorare, tornassi a casa, mangiassi e poi partissi alla volta di Settimo Milanese per andare a prenderla a casa di suo padre e poi uscire per bere qualcosa insieme. Non mi sono fatta dare l'indirizzo, ma ero fiduciosa del mio incredibile e incrollabile senso quasi mascolino dell'orientamento. E ho fatto bene, perchè ci sono arrivata senza esitazioni o paure o smarrimenti. E prima d'allora c'ero stata solo un'altra volta in vita mia, tipo due anni fa. Quindi ero orgogliosissima di me, spaventosamente orgogliosissima. Tant'è che Paolo mi ha chiamata proprio nel momento in cui parcheggiavo e non ho fatto altro durante la telefonata che autolodarmi senza fine. "Minchia, ma sono troppo una figa incredibile, teribbileeeeee!!!". Quindi scendo dalla macchina e suono al citofono, attraverso il cortile ed entro nel palazzo e tra me e me esclamo: "Azzo, non mi sono fatta dire il piano! Il piano non me lo ricordo.. Va beh, salgo e leggo i nomi sui campanelli, dai.." E salgo, al primo piano niente nomi sui campanelli, secondo uguale e così via. Decido di chiamarla e di chiederle a che piano sta. Secondo. Ok, torno giù in ascensore perchè ora ho perso il conto dei piani e non vorrei sbagliarmi. Esco. Davanti ai miei occhi il pianerottolo con 3 porte. E mo' qual è?! Provo con la prima, mi apre un tizio in pigiama, lo guardo, no, non è il padre di Silvia, è un uomo giovane, fa capolino di fianco a lui una donna. "Ehm, scusi, sa dove abita il Sig. Paolini?" e lui mi indica l'appartamento dall'altra parte. "Ah, ok, scusi, mi scusi tanto per il disturbo" Porta richiusa. Giro i tacchi, suono all'appartamento indicatomi da pigiama con donna al fianco. Sono già un sorrisone unico al pensiero che dietro quella porta ci sia la mia passerona inglese che tanto amo. Suono. Attimi di suspense e.. Uomo in tuta. Sconosciuto. Occazzo. Mi squilla il cellulare, è lei. "Ma dove cazzo sei?" "Eh, Silvia, sono al secondo piano, dove sei TU piuttosto, esci sul pianerottolo, cazzo!" "Ma io sono già sul pianerottolo!!"
Avevo sbagliato palazzo.
Cazzona me.
Avete presente quei palazzi nuovi con un solo citofono e un solo cancello, ma con dentro tipo 2, 3, 5 palazzi? Ecco.
Io avevo sbagliato palazzo..
Incorreggibilmente io.
- Ho passato il Natale con i miei, ma già dal cenone della vigilia ho iniziato ad avere del mal di stomaco. Visto che la vigilia si mangia pesce, quel giorno è stato lievissimo, ma il giorno dopo, grazie alla collaborazione di lasagne, carrè di maiale, pistacchi, olive, carciofi, ecc. il male oscuro è esploso e già nel pomeriggio del 25 ho iniziato la mia solita terapia d'urto composta da ettolitri di fermenti lattici, antiacidi prima dei pasti, Riopan gel dopo i pasti.
Nonostante questo, sono riuscita a non dimagrire.
- A Santo Stefano invece ho incontrato Simone, il mio Simie. Abbiamo passato un pomeriggio da pensionati nel salotto dei suoi, entrambi conciati come dei cessi per quello che evidentemente era un virus intestinale. Seduta sul divano mi ha cazziata per la mia vita, per il fatto che a quasi 30 anni mi ritrovo a dover lavorare in quel posto di merda e a non avere alternative valide dal punto di vista lavorativo, nonostante sia una ragazza sveglia e intelligente. Mi ha spronata a cercare di cambiare questa cosa con esempi e consigli pratici e si, ci sto pensando seriamente, però ora non è la carriera ad interessarmi. Mi ha detto che visto che ho un indubbio talento naturale per diverse cose potrei scegliere una cosa tra queste e mettermici sotto. Ha ragione, completamente ragione. Ma per farlo ora dovrei fermarmi, se non qui, somewhere else, è fermarmi non è assolutamente quello che voglio.
Per ora almeno.
Con Simie sempre ho fatto una pizzata fuori insieme ad altra gente e ci siamo divertiti. Io amo quel ragazzo.
- A capodanno sono stata con Marta e Cinzia, le mie amichette di Dublino. Siamo andate alla festa in casa di un amico d'infanzia di Cinzia e ci siamo ritrovate a passare la serata a parlare per i cazzi nostri; da lì intorno alle due siamo passate da casa di altri suoi amici e intorno a non so che ora siamo tornate a casa, alla casa storica di Cinzia, quella nel palazzo di fronte al quale io ho lavorato per due anni quando ancora io e lei non ci conoscevamo e la stessa casa in cui ora vive Silvia la romana. I casi della vita. Dopo pochissime ora di non sonno mi sono alzata e sono tornata a casa per farmi il pranzo a base d'imparrettati (tipica pasta calabra fatta in casa) con come special guest uno zio Ciccio in hangover a causa di una bottiglia di anice che s'era scolato da solo la sera precedente. :)
Priceless.
- La prima settimana dell'anno invece l'ho quasi praticamente tutta passata insieme a Mario, in quasi licenza premio con soli due figli su quattro. Dopo cena sono sempre andata a casa di sua madre e una sera le ho fatto il famoso piatto indianeggiante con pollo, curry e ananas. Una bomba. Sabato pomeriggio poi sono andata ad ASti con lei e sono tornata in Padania capital domenica sera.
- Questa settimana è stata massacrante invece.
Ho iniziato un nuovo corso di formazione per il lavoro e mantenere l'attenzione vigile per 8 ore è stancante e difficilissimo soprattutto se la notte precedente non hai dormito per un gazz.
Lunedì sera da Silvia la romana, a letto alle 3.
Martedì sono entrata nelle maglie di un qualche universo spazio temporale parallelo e sono andata a dormire intorno alle 2.
Mercoledì cena e cinema con Gianluca e anche lì, a nanna alle 2.30.
Giovedì a casa di Sara, ci siamo buttate a letto con tanta buona volontà di dormire, e anche prestissimo, alle 21, ma poi l'inevitabile destino che ci lega (lo sparacazzatesimo) ci ha tenute sveglie fino a non so che ora; quando poi siamo crollate, ci hanno pensato i gatti a tenerci sveglie, saltando sul letto all'improvviso, facendo le fusa, praticando strani riti di sudditanza felina e di leccaggio reciproco.
Ieri sera poi, cena delirante col cuginetto Teo all'osteria "Alla Grande", nella baggio vecchia. Vi dico solo che è iniziata con me che gesticolando mentre parlo con una bruschetta in mano, PLOF! mi scivola mezzo pomodoro dentro la brocca del vino: disattenzione che ci ha costretti a bere del vino oleoso con chiare note di origano e pummarola.. Si, lo so, devo farmi curare, sono un pericolo pubblico.
E' finita che all'una di notte è arrivato il titolare del posto che ci ha cacciati praticamente via, regalandoci a me una sambuca (la seconda) e a Teo un grappino.
Non so se il mischiare vino e bruschetta sia dannoso, ma stamattina, dopo tipo 5 ore di sonno movimentato mi sono svegliata per un mal di testa incredibile che mi ha costretta ad alzarmi; giusto in tempo per accogliere calorosamente il mio nipotino in gita dai nonni e giusto in tempo per strafarmi di fatica per giocarlo tutto il giorno. Mi sono anche esibita in una doppia sessione di parrucchieria facendo la cresta a lui con la macchinetta e mettendo i bigodini a mia madre, con Cristian che mi faceva da assistenze porgi bigodini e stecchini.
Poi, sempre oggi dopo cena sono andata a salutare Mariarosa, altra cuginetta fantasticosa.
Insomma, che dire, SONO STRAFATTA DI SONNO, per cui, ora mi vado a lavare i denti e poi mi sbatto sul cuscino ad oltranza..
Notte.

domenica 2 gennaio 2011

L'opera struggente di un formidabile genio

Ho deciso di aprire una nuova specie di rubrica nel blog: visto che la lettura mi appassiona molto e che spesso e volentieri quando leggo, se mi piace quello che leggo, lo pubblicizzo a tutto spiano, perchè non usare il blog per pubblicizzarlo estremamente?!
E così questo è il primo libro, di una lunga serie, potrebbe essere uno spunto.
Dunque, la trama, che copio dal libro è la seguente:
E' un gelido inverno quello in cui una famiglia borghese di Chicago viene travolta, nel giro di pochi mesi, da un duplice inaccettabile lutto. E così Dave, ventiduenne, si ritrova da un giorno all'altro a fare da padre e madre al piccolo Toph di soli otto anni. Il mondo li attende e loro due non hanno nessuna intenzione di farlo aspettare: Dave vende la casa di famiglia, sale in macchina e si dirige insieme al fratellino verso il sole della California, trasformando un evento devastante nell'inizio di una nuova vita piena di libertà...
Comincia così il racconto imbevuto di tenerezza, candore, coscienza di sè e disarmante megalomania, delle vicende di un ventenne di oggi alle prese con baby-sitter, cene precotte, MTV, e la rivoluzione digitale. L'opera struggente di un formidabile genio è un libro inatteso e irresistibile, ma è anche e soprattutto un'affascinante esplorazione delle nuove frontiere della letteratura contemporanea.

Allora, la trama qui è un po' sbrigativa e superficiale. In realtà il protagonista è un pazzo irresistibile con mille fobie e manie e il libro in generale è spassosissimo anche se non è proprio "leggero".

A me è piaciuto, gli sarei un 7 come voto.

E ora un po' di citazioni.

Per affrontare la questione, l'autore ci tiene a farvi sapere:
a) Che è una persona come voi.
b) Che, come voi, cade addormentato poco dopo essersi sbronzato.
c) Che di tanto in tanto fa sesso senza preservativo.
d) Che a volte cade addormentato mentre sta facendo sesso, ubriaco e senza preservativo.
e) Che non ha mai offerto ai propri genitori un servizio funebre dignitoso.
f) Che non ha mai finito l'università.
g) Che si aspetta di morire giovane.
h) Che, per il fatto che suo padre fumava, beveva e di conseguenza è morto, egli ha paura del cibo.
i) Che sorride quando vede giovani di colore con in braccio dei bambini.
In una parola: è un tipo attraente!

Ad un certo punto dell'introduzione fa una tabella nella quale descrive per filo e per segno quello che ha guadagnato dalla pubblicazione di questo libro e dice:
Che poi non è davvero male, a ben pensarci, ed è comunque più di quanto l'autore, che non possiede animali domestici, sia in grado di spendere. Di conseguenza egli intende devolverne una parte a voi, o perlomeno ad alcuni di voi. I primi duecento lettori di questo libro che scriveranno dimostrando di avere letto e assorbito le nozioni che esso ha da impartire, riceveranno dall'autore un assegno di $5 emesso da una banca statunitense, probabilmente la Chase Manhattan, che non è granchè come banca - anzi non apriteci mai un conto. Ora: come provare che avete realmente comprato e letto il libro? Facciamo così: prendete il libro che vi viene chiesto di acquistare - per favore allegate ricevuta o copia della stessa - e fatevi scattare una foto mentre leggete il libro o ne fate un uso magari migliore. Considerazione speciale verrà data a) alla presenza all'interno della foto di uno o più bambini, dato che, come tutti sanno, i bambini sono carini; b) all'inserimento nella foto di un bambino dalla lingua eccezzionalmente grande; c) a foto scattate in località esotiche (sempre col libro, ricordatevi); d) a foto che ritraggono il libro nel momento in cui su di esso si sta strofinando un panda rosso, mammifero dall'aspetto a metà strada tra un piccolo orso e un procione, noto anche col nome di "panda minore", originario della Cina centrale e che si struscia di frequente contro le cose per marcare il territorio.

Io porto un libro agli allenamenti, immaginandomi che gli esercizi di un gruppo di ragazzini tra gli otto e i dieci anni siano alquanto noiosi. In verità sono appassionanti. Ne osservo ogni movimento, come si raccolgono attorno all'allenatore per ricevere istruzioni, li osservo grattarsi i coglioncini come veri giocatori, li osservo mentre si dirigono alla fontanella a prendere un sorso d'acqua.

Queste cose, i dettagli, le storie e quant'altro, sono come la pelle di cui i serpenti si spogliano, lasciandola a chiunque da guardare. Che cosa gliene frega al serpente di dov'è la sua pelle, di chi la vede? La lascia lì dove ha fatto la muta. Ore, giorni o mesi dopo, noi troviamo la pelle e scopriamo qualcosa del serpente, quant'era grosso, quanto era lungo approssimativamente, ma ben poco altro. Sappiamo dove si trova il serpente adesso? A cosa sta pensando? No. Per quel che ne sappiamo, il serpente adesso potrebbe girare in pelliccia, potrebbe vendere matite a Hanoi. Quella pelle non è più sua, la indossava perchè ci era cresciuto dentro, ma poi se è seccata e gli si è staccata di dosso, e lui e chiunque altro adesso possono vederla.
E tu saresti il serpente?
Certo. Io sono il serpente. E dunque, il serpente dovrebbe portare la pelle con sè, tenersela sempre sotto braccio? Dovrebbe farlo?
No?
No, certo che no! Non ha le braccia, un serpente! Come cazzo fa a portarsi in giro la pelle? Per favore.

La dignità è una forma di affettazione, graziosa ma eccentrica, come imparare il francese o collezionare sciarpe. Ed è qualcosa di volatile e incredibilmente mercuriale. Oltre che soggettivo. Ragion per cui vaffanculo.

Parcheggiano i loro camper e i loro furgoncini laggiù, proprio sulla rientranza che va a lambire la baia, quindi si siedono su seggiole pieghevoli a chiacchierare di marche di cordami, convention di acquilonisti, o di come possono mettersi meglio tra i coglioni, magari proprio mentre cerchiamo di fare un lancio, così da farci incazzare per bene.

Mi faccio schifo da solo a furia di dire tutte quelle banalità, dato che le ragioni per vivere non sono certo spiegabili così in pochi minuti, seduti sul bordo di un letto in un reparto di psichiatria, eppure mi pare incuriosito dalle mie parole, il che mi spinge a pormi ulteriori domande sul suo conto, su come un discorsetto così melassoso possa convincerlo a vivere, sul perchè insista a portare me e se stesso tanto in basso senza rendersi conto di quanto siamo ridicolo tutti e due, su quanto esattamente gli si è rammollito il cervello, sul momento esatto in cui l'ho perduto, sulle ragioni per cui lo amo, sul perchè mi preoccupo per una persona talmente debole e piagnucolosa, e su dove cazzo avrò parcheggiato la macchina.

I primi numeri di "Might" elencavano le pubblicità nell'indice e contenevano finte errata corrige del tipo: "A pagina 111 della rubrica abbiamo erroneamente affermato che Gesù Cristo era una sorta di proto-hippie sudicio e deviante. In effetti, Cristo era il figlio di Dio. Ci scusiamo con i lettori.

Vorrei buttarmi contro la vetrata, uscire nel giardino del club e correre a gettarmi nel lago Michigan. O anche solo andare a fare due passi. Ma fa troppo freddo. E non ho le scarpe adatte.

Cerco vari modi per tentare di conservare calore. Fa meno freddo stando immobili o muovendosi? Credo di sapere che si sta più caldi se ci si muove, ma per un minuto gioco con il pensiero di poter stare immobile e riuscire a regolare a piacimento la mia circolazione sanguigna.


Era in quei momenti che sapevi di aver detto qualcosa di veramente divertente, quando piangeva dal ridere e si asciugava gli occhi, allora si che l'avevi conquistata, e ne godevi, non c'era altra impresa più grande o più importante, più commovente, e magari provavi anche a darti un tono facendo finta di nulla, ma in realtà eri gongolante e orgoglioso nel guardarla, e avresti voluto che ti implorasse basta! basta!, perchè eri così buffo ma invece tu continuavi perchè volevi che ridesse un altro po', che ridesse fino a che non ce l'avrebbe fatta più, mezza collassata sul piano della cucina mentre tu eri seduto al tavolo dopo la scuola. Oh sei tremendo! diceva. Piantala! Ma per vederla ridere avresti dato qualunque cosa, anche perchè lei era il tipo che apprezzava una bella risata alle spalle di qualcuno, di Bill, di Beth, delle tue, delle sue, e in quei momenti tutto il resto scompariva, tutte le volte che avevi avuto paura di lei, tutte le volte che saresti voluto scappare, tutte le volte che ti eri chiesto come facesse a vivere con lui, a proteggerlo, e tutto quello che desideravi era solo che ridesse con te come ogni tanto faceva al telefono con le amiche.