lunedì 17 gennaio 2011

Miii, che stresso..

Era tutto il giorno che aspettavo di arrivare a casa per cucinare. Olga's meatballs, le purpette di Olga, la fantastica e super volgare lavapiatti greca del ristorante a Sorrento, in Australia.
Arrivo a casa e sento un odore come di carne, cotta. Sento la ventola del forno che ancora sventola.
Guardo mia madre interrogativamente e lei, con la sua solita vocina stritula: "Eh, le polpette te le ho fatte io perchè ho pensato, e se poi arriva stanca dal lavoro e ha fame?".
Il cuoricino di molti di voi, la maggioranza potrebbe stringersi di tenerezza a sentire questa cosa.
Invece a me è girato il cazzo.
Perchè 'ste minchia di purpette aspettavo di farle da mesi, secondo, perchè ci pensavo tutto il giorno, venendo dalla stazione a casa, tra me e me pensavo, allora, vediamo, le cipolle le trito al mixer o a mano? Ce ne metto un sacco? Non mi ricordo, sapevano un sacchissimo di cipolle o no? ecc., avevo bisogno di una valvola di sfogo alla sensazione di claustrofobia che mi da' il lavorare in un posto chiuso, sentivo la necessità di mettere le mani in pasta.
E invece.
La vocetta stritula.
Tutta amorevole e premurosa.
E il pensiero di essere trattata come una bambina rincoglionita alla soglia dei 30 anni.
E la consapevolezza che qualche mese fa non avevo orari, responsabilità, facevo quello che volevo, quanto volevo, quando volevo e senza dover rispondere a nessuno.
E forse un pelo di pre crisi premestruale, annunciato tra l'altro dalla voglia pazzesca di schifezze. 
E ho sbroccato.
Ho cercato di trattenermi.
Sono entrata in bagno a lavarmi le mani con calma.
Ma poi non ce l'ho fatta.
E sono uscita dal bagno e ho detto a mia madre che è opprimente, che non c'ho 12 anni, che stamattina le avevo detto, non ti preoccupare, le polpette le faccio stasera quando torno da lavoro, che cazzo me le chiede a fare le cose se poi fa di testa sua? e che è opprimente, che non muoio di fame e che pensa sempre al cibo.
Emminchia.
Lo so, avrei potuto trattenermi, ma oh!
E lo so, i miei mi stanno tenendo a casa e dovrei abbassare le orecchie e starmene zitta.
Ma oh!
Credo di aver raggiunto picchi di crudeltà quando le ho detto che non vedo l'ora di andarmene di nuovo.
Eh, oh!
E' vero.
Non vedo l'ora.
Oggi è arrivato il primo stipendio.
:)
La mia scalata alla fuga si accorcia.
E' tutto un po' fumoso al momento, cioè, so cosa e dove voglio andare; da stabilire è il quando.
Per scaramanzia non dico niente, spiffererò tutto quando avrò visto e biglietti aerei.
Ma va beh, tornando alla serata.
Mi sono guardata in torno coi fagiolini bolliti e sconditi che mi spuntavano dai denti feroci, DOVEVO FARE QUALCOSA.
E allora andiamo di banana bread. La ricetta della mia strafica cugina Claudia.
C'è solo una banana, piccola pure e neanche tanto matura, ma oh, accontentiamoci. Farò in modo di ridurre tutti gli altri ingredienti, anche perchè con lo stampo che ho, la volta scorsa che l'ho fatto rischiava di strabordare tutto. Quindi, let's start.
Inizio a radunare gli ingredienti, tiro fuori il burro da frigo per "cremarlo" insieme allo zucchero, un uovo, faccio per chiudere lo sportello del frigo e in una delle mie solite mosse atletiche, l'uovo mi cade per terra. Cazzo di Buddha.
Guardo l'uovo per qualche frazione di secondo, con la forza del pensiero tento di ricomporlo, per quasi 3 secondi mi convinco che vedo male e che in realtà non s'è rotto.
Si. E' proprio così.
Poi sbatto le palpebre, "Smettila di prenderti per il culo", mi dice una vocina dentro la testa.
E prendi l'uovo, fa schifo, freddo, viscido, scappa da tutte le parti. E prendi lo strofinaccio e pulisci e asciuga.
Ok, ci siamo quasi. Prendo un altro uovo, lo poggio delicatamente sul ripiano. Proseguiamo.
Allungo la mano per prendere il lievito: NON C'E'.
Con la bestemmia a fior di labbra ho iniziato a rivoltare la credenza. E' impossibile che non ci sia, ti ricordi, quando siamo andate all'Esselunga ne ho preso qualche bustina e nel frattempo non ho fatto niente col lievito, dove cazzo è finito?! Niente da fare, non c'è.
Ma ormai il burro è già irrevocabilmente sfratacchiato di zucchero. Non posso rinviare a domani.
Mi guardo intorno esterrefatta. Mia madre tenta un timido accenno di conforto.
Non la sento nemmeno.
Mi dirigo come furia disperata al telefono e chiamo la madre di Mario.
Che come nel 99% dei casi mi salva con un ingrediente dalla sua credenza.
Benedetta madre di Mario.
Come al solito però, appena entro in quella casa, sono un vomito di parole. Credo di farlo ogni volta per potermi specchiare e rispecchiare centomila volte all'ingresso. Quello specchio mi rende una fica di Hollywood paurosa.
Ok, ok, torno a causa con il piccolo tesoro polveroso in tasca. Dopo tipo mezz'ora di chiacchiere.
E banana bread monco fu.
Per sfogare tutta l'adrenalina mi sono divorata in due minuti due quadrati di nocciolato Novi e un po' di proiettili di liquirizia ricoperti di cioccolato al latto, made in Australia.
Eccheè!!!
Ma non è bastato.
Avevo bisogno di uno sfogo cinematografico.
E ormai, solo Quentin riesce a darmi conferme anti angoscia. Solo il pazzo e da me adorato Tarantino.
E mi sono lasciata cullare dalle note e i combattimenti di Kill Bill. Il primo. Meglio il secondo. Domani vado col secondo, va. E so già che sarà l'intera filmografia fino al mestruo.
Vado di doccia, va...





Nessun commento: