mercoledì 19 gennaio 2011

Memorie di una Geisha

Ed eccoci al secondo libro dell'anno. L'ho comprato un sacco di tempo fa, in un raptus di estremo consumismo libresco, l'ho tenuto sulla scrivania per altrettanto, ogni tanto lo guardavo e mi dicevo: "Lo iniziamo o no?", ma poi mi lanciavo in letture con più attrattive. Ora che sono al risparmio, l'ho definitivamente preso in mano con la ferma intenzione di leggerlo. Questa è la copertina.

E questa la trama:

Circondate da un'aura di mistero, le geishe hanno sempre esercitato sugli occidentali un'attrazione quasi irresistibile. Ma chi sono in realtà queste donne? A tutte le domande che queste figure leggendarie suscitano, Arthur Golden ha risposto con un romanzo, profondamente documentato, che conserva tutta l'immediatezza e l'emozione di una storia vera. Che cosa significa essere una geisha lo apprendiamo così dalla voce di Sayuri che ci racconta la sua storia: l'infanzia, il rapimento, l'addestramento, la disciplina - tutte le vicende che, sullo sfondo del Giappne del '900, l'hanno condotta a diventare la geisha più famosa e ricercata. Un romanzo avvincente e toccante, di rara sensibilità e ricchezza, coronato da uno straordinario ritratto femminile e dalla sua voce indimenticabile.

Di citazioni purtroppo non ne ho, ma questo non vuol dire che il libro non mi sia piaciuto. Anzi.
I motivi per cui mi è piaciuto sono diversi. Primo, le sventure di qualcuno che fa di tutto per riscattarsi da una situazione di ingiustizia sociale o familiare, sono sempre avvincenti e mi piace assistere alla graduale risalita dello sventurato del caso. Ovviamente, questa credo sia una cosa terapeutica, ti aiuta a capire che ci sono o ci sono state persone che sono state realmente peggio di te e allo stesso tempo, vedendole riscattarsi, ti fa sperare che anche per te, in qualche modo, arrivino giorni migliori. Banale, ma funziona.
L'altro principale motivo per cui m'è piaciuto è la giapponesità. L'universo giappo mi affascina a dismisura e lo stile di vita talmente diverso dal nostro a volte mi fa pensare che in realtà mi piaccia perchè lo vedo come un racconto fantastico. E io nel fantastico e fantascientifico, nell'irreale, ci sguazzo insomma.
Se poi ci mettiamo l'aspetto amoroso da piena crisi premestruale, si, il libro c'è piaciuto, ma ammetto che è che mi abbia cambiato la vita o aperto nuovi orizzonti filosofici..

Ok, complessivamente tenuto conto di queste cose, io gli darei un bel dal 6 al 7, molto più vicino al 7, direi.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Mary, questo è il libro , o meglio uno dei libri preferiti di una mia amica che è appassionata dell'Oriente e della sua cultura.L'ha consumato, letto e riletto, ed interpretato inogni sfumatura..
Se vuoi confrontarti sull'argomento ti metto in contatto...Ah ah ah
Ciao Anna

Mary ha detto...

Ciao Anna,
grazie per il pensiero!