lunedì 28 febbraio 2011

L'uccello che girava le viti del mondo


Love, love, love.
Io adoro questo scrittore, inverosimilmente. E come tutti gli scrittori che venero, me lo sto centellinando. I romanzi che ha scritto non sono molti e per questo me ne voglio godere uno ogni tanto. Parto subito con la trama.

In un sobborgo di Tokyo il giovane Okada Toru ha appena lasciato volontariamente il suo lavoro e si dedica ai lavori di casa. Due episodi apparentemente insignificanti riescono tuttavia a rovesciare la sua vita tranquilla: la scomparsa del gatto di casa e la telefonata anonima di una donna che con voce sensuale gli chiede un incontro. Toru si accorgerà presto che oltre al gatto, a cui la moglie Kumiko è molto affezionata, dovrà cercare Kumiko stessa. Lo spazio limitato del suo quotidiano diventa teatro di una ricerca in cui sogni, ricordi e realtà si confondono e che lo porterà ad incontrare personaggi sempre più strani: dalla prostituta psicotica, alla sedicenne morbosa, dal politico diabolico, al vecchio e misterioso veterano di guerra. A poco a poco Toru dovrà risolvere i conflitti della sua vita passata di cui nemmeno sospettava l'esistenza.
Un intrigante romanzo che illumina quelle zone d'ombra in cui ognuno nasconde segreti e fragilità. 

Di questo scrittore ho letto solo due romanzi, questo e "Dance Dance Dance". Non ne avevo mai sentito parlare finchè un giorno Mario mi ha mandato tramite mail un file con appunto quel libro. Leggevo a lavoro, nei momenti morti, tra una chiamata e l'altra e mi ha subito catturata.
Murakami scrive quei libri che ti piacciono e ti coinvolgono così tanto che durante il giorno non vedi l'ora di smettere di fare quello che stai facendo per ritornare a leggere. Capita poche volte.
Ritrovandomi a consigliarlo alla mia adorata Lady Mara, mi sono resa conto che non sapevo spiegarle perchè mi piaceva così tanto, ma ci ho pensato su molto e ora credo di avere capito perchè.
Primo perchè è scritto davvero benissimo e con l'eleganza che solo i giapponesi riescono ad avere (citazione della Lady); secondo perchè i protagonisti sono persone normalissime e spesso anche banali e noiose che si ritrovano a vivere esperienze molto al di fuori del normale, surrealissime: e le vivono con una certa nonchalance!!
Un'altra cosa che mi piace sono i continui riferimenti al cibo e cosa che mi faceva sempre notare la Lady, la filosofia di fondo, per cui tutto quello che ci accade nella vita assuma poi un senso in virtù di altri accadimenti e che ogni cosa sia legata ad un'altra. In questo addirittura fatti accaduti decine di anni prima rispetto alla nascita di Okada, a persone che neanche conosce, si rivelano pregnanti per la sua stessa vita.
E poi le riflessioni esistenziali. Mamma mia, chiare, pulite, semplici eppure così pregne di significato.
L'avrete capito, io a questo libro, dare quasi il massimo dei voti, quasi, un bel 9 e mezzo.
L'unica cosa che mi ha un po' deluso è stata la fine, ma poi penso che in realtà arrivati ad un certo punto di colpi di scena ce ne sono stati talmente tanti e talmente tanti segreti sono stati svelati e capiti durante, che un bel chissenefrega della fine, mi viene fuori naturale..
Andiamo di citazioni.

Quando non si ha niente da fare, i pensieri vagano sempre più lontano. E quando si sono allontanati troppo, poi non si riesce più a seguirli.

Smettila di farti tanti scrupoli, fai il vuot dentro di te. Immagina di rotolarti nel fango molle in una tiepida serata di primavera.

Mi prese per mano e mi condusse nel giardino di casa sua. Poi spostò una sdraio all'ombra della quercia, e mi ci fece sedere. I rami spessi e folti diffondevano un'ombra che aveva l'odore della vita.

Dopo una decina di minuti May tornò. Teneva in mano un grande bicchiere, che mi porse facendo tintinnare il ghiaccio. Quel suono mi parve venire da un mondo lontanissimo, separato da parecchi cancelli dal luogo dove mi trovavo. Il caso voleva che in quel momento fossero tutti aperti, e quel suono arrivasse fino a me.

A prescindere dal risultato, la capacità di avere totale fiducia in qualcuno è una delle più belle qualità dell'essere umano.

Così io penso, per averlo imparato a mie spese, che la vita è una cosa molto più limitata di quanto credano coloro che si trovano presi nel turbine dell'esistenza. La luce viene a illuminare le azioni della vita per un periodo di tempo limitato e brevissimo. Per qualche decina di secondi soltanto, forse. Passati i quali se ne va, e se uno non è riuscito ad afferrare la rivelazione che gli veniva offerta in quel momento, non avrà una seconda opportunità. E dovrà vivere il resto dei suoi anni in profonda solitudine, in un rimpianto senza speranza. In quel mondo senza luce non potrà più sperare di ricevere nulla. Tutto ciò che gli resterà in mano sarà solo la carcassa effimera di ciò che avrebbe dovuto esserci.

Restai così fino all'alba, senza riuscire a dormire. Non volevo dormire, avevo paura di addormentarmi. Avevo la sensazione che se mi fossi addormentato sarei stato travolto dalla corrente di un fiume di sabbia che mi avrebbe trasportato in un altro mondo. E non sarei mai più riuscito a tornare da questa parte.

Inspirai profondamente, c'era sempre un intenso profumo che impregnava l'aria e la rendeva pesante. Da qualche parte doveva esserci un vaso di fiori, lì dentro. In qualche angolo di quell'oscurità quei fiori respiravano torcendosi.

Poi si tolse gli occhiali, li mise nel taschino della giacca e mi scrutò negli occhi come se cercasse una moneta lasciata cadere in uno stagno.

Al pianterreno c'era un'agenzia di viaggi, alle cui vetrine erano attaccati due poster del porto di Mikonos e di un tram di San Francisco. Entrambi scoloriti come un sogno vecchio di un mese.

Stando con lui, chissà perchè, veniva da pensare che parlare fosse una cosa volgare e inopportuna.


sabato 26 febbraio 2011

Motocicletta 10HP

Tutta cromata, è tua se dici siiiiiiiiiiiiiiiiiiii!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Di ritorno da una cena a casa di Silvia.
La stessa Silvia che mi ha spezzato il cuore più di mezzo anno fa.
Da un po' ho deciso che mi sono rotta il cazzo di pensare continuamente a quanto mi abbia spezzato il cuore e che basta. Quindi, da un po', poco poco, è rientrata nella mia vita.
E sono contenta.
Mi ha cucinato il risotto col riso basmati e le zucchine. Bono. E poi TANTO pecorino romano. Forte.
Abbiamo parlato, parlato, mangiato, bevuto l'ormai leggendario e impareggiabile vino della cantina sociale Bonazzy, visto video suoi di teatro, scorso qualche foto mia dell'Australia, riparlato e poi fumato.
E la sensazione che sia tutto ok.
Ed è spuntato Lucio. Non si può non ascoltare e vedere Lucio.
Poi mi sono resa conto del mio appiedamento e dovendo tornare coi mezzi ho iniziato la traversata verso la Brianza che conta.
Ma come si fa a tagliare la voce a Lucio, così d'emblé?
Non si può.
E infatti ho continuato a cantarlo fino in stazione, Repubblica. Con l'ipod.
L'entrata laterale. Grigia e vuota, così da anni. Quando ci entro ho sempre l'impressione di essere capitata nella scenografia di un film di fantascienza in cui tutta la popolazione mondiale è morta d'improvviso senza lasciare tracce e io sono l'unica sopravvissuta. Lì. Grigia, vuota e verde "ferrovie nord". Col cartello degli orari a tasselli che ruotano.
Belli.
Nessuno.
Fisso il cartellone per vedere su che binario sarà il mio treno, nelle orecchie Mi costa una vita, per niente la darei, ma ho il cuore malato e so che guarirei. Oltre alla musica sento la mia voce, che mai così lisciamente e pettinatamente ha intonato questa canzone. E mi sono ritrovata a pensare che anche questa città di scappati di casa offre momenti preziosi per chi li sa trovare. E ho continuato.
Non dire no, non dire no, non dire no, non dire no.
Lo so che ami un altro, ma che ci posso fare
Io sono un disperato, perchè ti voglio amare, perchè ti voglio amare, perchè ti voglio amare, perchè ti voglio amare,
Stanotte
Adesso
Si
Mi basta il tempo di morire,
Fra le tue braccia così,
Domani puoi dimenticare domani, ma adesso dimmi di si
Non dire no, non dire no, non dire no, prendi tutto quello che ho
Mi basta il tempo di morire, fra le tue braccia così,
Domani puoi dimenticare domani, ma adesso, adesso dimmi di si, adesso dimmi si,adesso dimmi di si
Non dire no, non dire no!
Io non so perchè quest'ometto riesce a tirarmi fuori questa forza, questa gioia e questa voglia di cantare. E insieme questa sensazione di lacerante malinconia.
Stasera ho avuto la consapevolezza di entrare nella mia vita nella quinta era Battistiana.
La prima ha avuto inizio qui, proprio dove sono ora, nella mia stanza in casa dei miei, sul mio letto, con nello stereo di mio fratello la cassetta doppia coi successoni e io che lo conosco e imparo i brani a memoria. In questa fase più volte dopo l'ascolto di "Fiori rosa, fiori di pesco" mi sono ritrovata a cantarla a squarciagola da sola sul balcone.
Poi l'arrivo del grunge e dei Nirvana ha ucciso il tutto.
Ma il feticismo grunge passa ed eccoci nella fase Robert. Ore ed ore passate ad ascoltare il grande Lucio insieme a lui, il mio ez ragazzo galeotto con una particolare sensibilità per la musica leggera italiana e per i film di Sylvester Stallone. Durante la nostra storia entra in scena la mia mitica punto azzurra, impossibile non "bruciare" un'intera cassetta in onore di Battisti.
E poi passiamo alla fase Gianni, la terza, quella in cui io e lui lo ascoltiamo in macchina insieme, io canto, lui ascolta entrambi (me e Lucio) con una mano sul mio ginocchio e la mia mano intrecciata dentro (dentro la sua, non dentro il ginocchio); e sempre a Giannino che mi dice che ogni volta che ha voglia di pensare a me e sentirmi vicina, ascolta Battisti.
Dopo il mollamento non sono riuscita ad ascoltarlo per mesi e mesi e mesi. Addirittura quando sono partita per l'Australia, il Lucio nazionale non figurava nemmeno tra le voci del mio lettore mp3. Poi un giorno a Sorrento, dopo poco meno di un anno, ci ritroviamo a fare le pulizie generali in casa, dopo una notte di luna piena passata in spiaggia in una back beach. Casa è una merda, c'è sabbia ovunque. MG è venuta a controllarci alle 9 di mattina e ci ha fatto una piazzata incredibile sullo stato della casa. Ok. Puliamo allora. Puliamo una casa enorme e per farcela passare mettiamo della musica. La mette Denis. E ascoltarlo mi fa male all'inizio, ma poi passa e diventa una piacevole abitudine tanto che quando sono in crisi, auricolari nelle orecchie, voce a squarciagola e passa tutto.
Tutto.
E ora sono nella quinta epoca. Quella della consapevolezza, del completamento di una parte del mio puzzle. E lui c'è ancora, con la sua voce incredibile, chiudo gli occhi e penso a te, grazie, Lucio.

lunedì 21 febbraio 2011

Mary e il sonno

Praticamente due sconosciuti.
Mi chiedo continuamente: guarirò mai da 'sta cosa? Perchè non riesco ad avere una piena notte di sonno SEMPRE?! Non è che io soffra d'insonnia, vivo piuttosto su un altro fuso orario, tipo quello di New York. Fatemi svegliare presto la mattina e mi ucciderete, vagherò come uno zombie per tutta la giornata, sentendomi gli occhi foderati di carta vetrata, gli arti pesanti come un macigno, il mio unico pensierò sarà: VOGLIO DORMIRE E BASTA, NON MI ROMPETE I COGLIONI. Poi, però, viene sera, e direte, bene, la nostra eroina potrà riposarsi.
NO!
Perchè poi appena calano le tenebre mi sento sveglia! Sveglia come una lippa. Non sento minimamente la stanchezza, sono forte come un leone, niente mi può uccidere e finisce che vado a dormire alle 3 del mattino anche quando magari il giorno dopo devo svegliarmi di nuovo alle 7.
Si, lo so, sono malata. Di cosa, non lo so proprio..
E questo è stato ancora una volta il leitmotif della mia settimana appena trascorsa.
Fortunatamente a lavoro mi hanno messa in turno di pomeriggio, così la mattina ho potuto fare un po' di cosette, esami del sangue, palestra, estetista. Giovedì giorno off e propongo all'ormai adorata Lady Mara di andare a mangiare giapponese in un posto che il giovedì mangi quello che vuoi e paghi 20 euri, escluse le bevande. E' finita che abbiamo pagato 45 euri a testa. Io non so quanto alcool riesca a reggere quella ragazza, è incredibile. Il fatto è che mentre sbevazzavamo e mangiavamo quel nettare degli dei che per me è il cibo nipponico, abbiamo iniziato a sfoderare i nostri peggiori incubi infantili, insieme a pesanti argomenti personali, cosa che mi ha indotto poi a passare una travagliatissima notte piena zeppa di sognacci assurdi e angoscianti. Quindi, prima notte partita via. Venerdì ho lavorato fino a mezzanotte, sono tornata a casa con l'autobus sostitutivo delle 00.25 e quando sono salita sopra, con l'Ipod nelle orecchie ho come avuto una sensazione di deja vu, roba che l'ultima volta che avevo fatto quel gesto era stato nella meraviglierrima Australia e questa cosa mi ha fatto sentire di un bene spaventoso. Non c'è niente da fare, sono febbre di movimento intrappolata in questo corpicino colante grasso..
Va beh, anyway, il giorno dopo sveglia relativamente presto per una che ha lavorato fino a tardi con il mio nipotino a casa mia per tutto il giorno. Quel regazzino è sfiancante. E parco, e giochi sui letti, e conta fino a mille, e fingiamo interviste e facciamo due torte insieme, e chi più ne ha più ne metta.
La sera, cena da Silvia, da quando ci conosciamo deve farmi l'amatrisciana. Io vado accompagnata di una delle tortine fatte con Cristian e un bottiglione di vino di mio padre, quello home made.
E a fine cena, dopo amatrisciana, bis di amatrisciana, burrata, torta il tutto innaffiato col vinello, Silvia mi chiede se voglio del caffè. E lì parte la cazzata: le dico di si. Io semplicemente la caffeina non la tollero. Dopo cena siamo uscite ad una festa fuffa, poi siamo andate al Frida, ma era già chiuso, siamo tornate da lei, grappino al miele sloveno e alle 3.30 del mattino torno a casa. Alle 8.30 dovevo ricominciare a lavorare. Alle 6 ero ancora sveglia. Bestemmie fotoniche mi partivano dalla bocca e ogni poro della mia pelle anelava al sonno. Invano.
E così mi sono passata una domenica surreale, con un pieno di chiamate inverosimile a lavoro a causa di due assenti e un TELONE di sonno sugli occhi. Sembravo una pazza isterica, per tenermi sveglia non ho fatto altro che contar cazzate tutto il giorno.
Non contenta, ieri sera appuntamento cinema. E ti pare che andiamo al primo spettacolo? Ma va..
Scegliamo ovviamente quello delle 22.40. Film stupendissimo, "Il grinta", mi ha inchiodata alla poltrona e mi ha fatto venire una voglia incredibile d'avventura (come se già normalmente non ce l'avessi..).
Quindi a nanna all'una e mezza e stamattina sveglia alle 7. Sul treno con la testa penzoloni in avanti, di lato, indietro. Ogni volta che aprivo gli occhi la tipa di fronte a me mi guardava così schifata che le ho dovuto lanciare uno sguardo minaccioso di risposta.
E ora, mi sono presa una pastiglietta di valeriana che non si sa mai e mi metto a dormì, va..
Domani sveglia ancora presto presto..

venerdì 11 febbraio 2011

And as for travelling alone, fuck it, that's the way it has to be and that's the way it is

My name is Richard.
So what else do you need to know?
Stuff about my family or where I'm from
None of that matters
Not once you cross the ocean and cut yourself loose
looking for something more beautiful, something more exciting, something more dangerous.
So after 18 hours in the back of an aeroplane, 3 dumb movies, 2 plastic meals, 6 beers and absolutely no sleep
I finally touched down
in Bangkok
This is it, Bangkok, good time city, gate way to south East Asia, this is where the hungry come to feed.
So never refuse an invitation, never resist the unfamiliar, never fail to be polite and never upstay a welcome, just keep your mind open and suck in the experience, if it hurts, it's probably worth it.
The only downer is everyone's got the same idea, we all travel thousands of miles just to watch tv and check in to somewhere with all the comforts at home and you gotta ask yourself: "What is the point of that?"
And as for travelling alone, fuck it, that's the way it has to be and that's the way it is.   

Il monologo all'inizio del film "The Beach".
L'ho visto una notte, mentre viaggiavo da sola, lungo la costa del Queensland, in pullman da Rainbow Beach a Arlie Beach. Scappavo da un'incontro scomodo, quello con lo psicopatico della teoria mondiale del complotto e il giorno dopo sarei arrivata al caldo caldo.
Rivedere questo film in quel momento della mia vita è stato bellissimo.
Un altro dei mille momenti vissuti lì che non scorderò mai.
E ha mille volte ragione il nostro Richard.
Viaggiare da soli è il solo modo di farlo. E se fa male, molto probabilmente ne vale la pena.
E così è stato per me.
Dolorosissimo a tratti, ti fa aprire tutte le ferite che pensavi di avere chiuso e ti fa aprire tanti cassetti nascosti con dentro bugie e paure e difetti. E stai male. Ma poi quando hai visto tutto, quando sei stato così male, tutto il mondo è ai tuoi piedi.
Ed è questo che voglio tornare a fare. Ho mille piani in testa.
Ma voglio esattamente ritrovarmi in questa situazione.
Trovarmi persa e impaurita in un posto in cui non conosco nessuno.
Sbattermi in faccia la mia realtà, il mio dentro, la mia anima, rivoltarla tutta e poi far cadere il mondo ai miei piedi.
Aaaaaaaaah.
'Notte guys.

giovedì 10 febbraio 2011

E meno male che Simo c'è..

Reduce dalla due giorni con il mio Simie.
Come al solito mi lascia sempre più annammorata di lui, ferita, gioiosa e spronata tutto in un'unica, pratica soluzione.
Nel dopocena di lunedì alla Ratera, tra una birra e l'altra mi confida che vorrebbe fare un'esperienza analoga alla mia in Australia. E allora non capisco più niente, sono una faccia con 4859793285 denti che gli sorride.
E penso a lui sperso nell'outback e sento dentro di me la gioia dello smarrimento.
Ieri invece abbiamo passato insieme tutto il giorno. Per l'occasione mi sono messa il mio stupendissimo cappotto rosso (un amore che non posso), m'è venuto a prendere a Molino. In stazione per ritirare l'abbonamento del treno e in posta per pagare la multa per divieto di sosta per Sari (mannaja!).
E dopo a pranzo insieme al Be Floor, arredamenti bianchi, specchi ovunque, fuori c'è un solissimo che entra dalle finestre. Mi decido per un pranzo leggero, salmone e verdure. E partiamo con le conversazioni esistenziali. Conversazioni in cui ogni volta tira fuori il meglio e il peggio di me, quel peggio che pochi conoscono e che nessuno mi fa vedere. E lui me lo sbatte in faccia e fa così male che scoppio a piangere come una cogliona, mentre mangio, con l'arredamento bianco, il parquet, gli specchi, i raggi di sole e la gente intorno.
E io lo amo per questo.
Perchè solo chi può tenere a me così tanto può pensare di farmi tanto male per farmi tanto bene, per spronarmi, per mettermi davanti ad uno specchio che copro sempre con un drappo nero. Per non guardarmi dentro, chi cazzo è che vuole guardarsi dentro così in profondità?
E lo amo perchè poi, dopo la visita medica per il rinnovo della patente (sua vera ragione di ritorno) mi porta a mangiare il gelato più buono della mia vita. Da Grom. Crema di Grom, pistacchio e nocciola, panna e cacao.
http://www.grom.it/ita/
E insieme mugoliamo di piacere ad ogni cucchiaiata. In macchina, parcheggiati sulle strisce gialle di una strada borghesissima, in un'utilitaria proletaria, a godere della meraviglia del gelato e della meraviglia della fauna del quartiere: improbabili borghesotti e ricconi ignari che portano a spasso cani in tenute da Star Trek o che fumano sigari vestiti con abbinamenti a caso e con fare da magnaccio.
E poi siamo andati da Pete a salutare il nuovo arrivato Simone, bimbone di 4 mesi con gli occhioni a mandorla. E ho fatto la brava ragazza.
Dopo, salto a casa sua, m'inciprio il naso e via, verso la cena sui navigli con gli altri. E come al solito parte lo show. Quello delle mie figure grottesche e trash e quello dei nostri trascorsi insieme alle superiori.
Finchè non mi rendo conto di quanto mi sia piaciuto quel giorno e che fra poche ore ci dobbiamo salutare. E mi piglia il magone. E dopo in macchina, fuori dal mio cortile, scoppio a piangere come un vitello scotennato al pensiero che non so quando lo rivedrò e che invece è una di quelle persone con cui vorrei e dovrei passare il mio tempo libero.
E con lui Silvia, che non vedo mai, ma che ho marchiata a fuoco sulla mia pelle. E che nella milionesima coincidenza del trio delle meraviglie che costituiamo, mi squilla da Londra mentre io e lui siamo in macchina. E non riesco nemmeno a guardarlo negli occhi mentre scendo e cerco d'ingoiare quell'improvviso, lacerante, stupido dolore.
Quant'è intensa la vita a volte, quanto ti si appiccica addosso e ti rimane come un nodo in gola e un fiume dietro gli occhi.
I love you, man.

lunedì 7 febbraio 2011

Well I know you're strong, may your journey be long

Ho appena fatto un dvd con la musica che mi ha accompagnata in Australia per il mio Simie.
In transito dalla Barcellona che conta per una paio di giorni, mi allieterà con la sua presenza e coi suoi occhioni sbrilluccicosi.
Sto per uscire e andare ad incontrarlo, ho le farfalle nello stomaco.
Love, love, loooooooove!
E mi sono imbattuta in questa.
Bella, bella, bella.

domenica 6 febbraio 2011

High Fidelity

Ed eccoci ad un'altra "recensione" di libro. Il mio terzo libro dell'anno. Comprato in Australia e quindi in inglese, in edizione supereconomica. Questa la copertina del mio.

A parte che quando l'ho iniziato dentro c'ho trovato la cartolina che m'aveva spedito Brandon da Brisbane e per un giorno intero ogni due minuti mi staccavo dalla realtà e tornavo con la mente a quegli occhi nocciolosi e dolciosi, a quel corpo spaventosamente sexy e alla sua cazzonaggine. Bel salto indietro al good time.
E insieme alla cartolina sconclusionata di Brandon c'ho trovato la mappa dei tavoli del ristorante a Sorrento che m'aveva fatto la Vitto quando ero andata a lavorare lì la prima volta. Cuoricino.
Chiudo parentesi.
La trama che copio dal retro è la seguente:
Nick Hornby's High Fidelity is the brilliant story of one man's journey of self discovery. When Rob - a thirtyfive-year old record shop owner and music obsessive - is dumped by Laura he indulges in some casual sex, a little light stalking and some extreme soul-searching in the form of contacting every ex-girlfriend who ever broke his heart. An instant classic, High Fidelity is a hilarious exploration of love, life, music and the modern male.

Dunque dunque, il libro è scritto bene, ci sono molte battute divertenti e i ragionamenti della voce narrante sono spesso spassosi. Visto da un punto di vista estremamente oggettivo è un bel libro e piace. Dal mio punto di vista soggettivo invece, mi ha fatto spesso incazzare, Rob, il protagonista è un'emerito testa di cazzo e tutto il suo percorso di self-searching di cui si parla nella trama, tutto il suo pessimo stato d'animo che lo segue nell'intera durata della narrazione, alla fine implode nel quieto vivere del ritorno di Laura e degli sbattimenti che fa LEI e non lui per rendergli la vita migliore.
Merda di uomo.
Fatto e finito.
Uno che non vorrei mai incontrare se non per arricchirmi a livello musicale.
Ma per il resto, mai.
Sicuramente lo scrittore ha fatto un lavoro spettacolare se è riuscito a farmi avere questa reazione.
Quindi per quanto riguarda il voto, mi asterrei perchè i giudizi sono contrastanti.

E ora il momento delle citazioni.

Even I know how difficult it is to resist someone who finds you irresistible.

Some people never got over the sixties, or the war, or the night their band supported Dr Feelgood at the Hope and Anchor, and spend the rest of their days walking backwards; I never really got over Charlie.

In a hostile and unpredictable world, we rely on each other to provide something to count on.

And I'm here, in this stupid little flat, on my own, and I'm thirty-five years old, and I own a tiny failing business, and my friends don't seem to be friends at all but people whose phone numbers I haven't lost.

Well, I'd like my life to be a Bruce Springsteen song. Just once.

It's no wonder we're all in such a mess, is it? We're like Tom Hanks in Big. Little boys and girls trapped in adult bodies and forced to get on with it.

mercoledì 2 febbraio 2011

E lo stresso

Settimana scorsa è stata una delle mie solite settimanine grottesche e stancanti.
Lunedì non me lo ricordo nemmeno cos'è successo, molto probabilmente niente.
Martedì sono a lavoro, tranquilla tranquilla e Lady Mara arriva da me e mi dice: "Guarda che c'è Sara che sta male".
Ok, mi stacco, mi metto in pausa e salgo. Ha gli occhi arrossati e la faccia sofferente, la guardo, non ce la fa. Ok, dai, andiamo, ti porto a casa. Di fianco a noi ci sono i responsabili del call center. Gli dico che mi porto via Sari, che chiediamo entrambe due ore di permesso, compilo i moduli, la prendo, me la trascino fino a giù in macchina. "Allora, prendiamo le vie secondarie che in teoria non potrei circolare". Ok, bene. Bene.
Riusciamo ad arrivare da lei, faccio il giro dell'isolato per trovare parcheggio, non ce n'è, "Dai, scendi qui al portone, lascia la porta aperta e poi io salgo, intanto vado a parcheggiare la macchina".
E mi sento tutta Madre Teresa di Calcutta. Sto aiutando la mia amica che sta male. Sono una super eroina.
Quindi parcheggio, salgo su e passo la serata insieme a lei. Ci spariamo film su film e ci distraiamo dal male.
Passo la solita notte insonne a causa di Nini e Ciro, i gatti che continuano a saltare sul letto, Ciro si prende addirittura la libertà di sbattermi il muso in faccia. E io non ce la faccio, quei gatti mi fanno troppo ridere.
Quindi, prima notte insonne.
Il giorno dopo, durante la pausa mattutina mi viene in mente che non ho detto a Sari dove ho parcheggiato la macchina, quindi la chiamo, lei è ancora a letto, con una voce da oltretomba mi risponde e le dico dov'è la macchina, nel caso in cui le servisse e mi risponde: "Ah, bene, dove stamattina fanno il mercato".
Occazzo.
Occazzo.
Occazzo.
"Ok, vado a vedere e ti faccio sapere".
La richiamo dopo 10 minuti e da lì parte il mio merdoledì di passione.
HANNO PORTATO VIA LA MACCHINA.
NO.
No, non può essere, non posso essere così idiota.
No.
E' impossibile.
I fatti. Ho portato la mia amica a casa e non le ho detto dove le ho parcheggiato la macchina. Questa amica sta vivendo un periodaccio sotto diversi punti di vista, molteplicissimi punti di vista. Non è bello aggiungere preoccupazioni ad amiche che già stanno male. Soprattutto perchè questa preoccupazione in più costerà anche a te del denaro.
No, non è proprio bello.
Quindi per il resto del giorno spendo un'intera ricarica telefonica nel disperato tentativo di scoprire dove cazzo hanno portato la macchina e a farmi compagnia c'è stata la deliziosa burocrazia italica.
Niente, alla fine l'abbiamo trovata, ma non potevamo andare a prenderla quella sera perchè mancava il tagliandino dell'asiscurazione sul cruscotto quindi bisognava andare in assicurazione e poi fare la denuncia ai carabinieri per lo smarrimento.
E quel giorno non se n'è fatto niente.
E io ero anche in premestruo. Volevo morire.
Quindi, notte di scazzo quella.
Al mattino sveglia all'aba, direzione stazione centrale e poi Sion, Schwizzera.
La giornata lì è andata via liscia. Sul treno del ritorno insieme ai colleghi ci scoliamo due litri di vino, uno di quello di mio padre, quello fatto giù, in garage.
:)
Arrivo a casa a mezzanotte, disfatta. Non dormo a causa di proposte spinte ricevute durante la serata.
Il giorno dopo sono di riposo, ma mi sveglio comunque presto per andare con Sari a prendere la macchina.
E a Quarto Oggiare per prenderla, in Isola per portarla dal meccanico per la revisione, dai vigili urbani per la denuncia del tagliandino. E poi Sari viene a mangiare a casa mia, spaghetti coi purpetti di mammà e poi la riporto a casa a Milano e mi scorrazzo mia madre per centri commerciali per prendere una cyclette.
Alle 4 del pomeriggio mi butto esausta nel letto, un'oretta di sonno e poi arriva la mia cuginetta.
Ok, get up.
La sera, in tuta, con Sari vado a vedere Alessandro Fiori a Radio Popolare. Carinissimo.
Questa la canzone che mi ha fatto quasi piangere.

Ci sono andata in tuta di proposito perchè poi voglio sgattaiolare a casa e dormire della grossa. Ci facciamo una birra insieme a Mauro, dalle cui labbra esce uno dei racconti più esilaranti che io abbia mai sentito in vita mia, roba da smaccare la faccia sul tavolo dal ridere...
Poi accompagno Sari al Frida, dicendole che non mi fermerò perchè sono stanca morta.
"Ma dai, c'è la Cole".
Ok, vengo a salutare la Cole.
E mi prendo un'altra birra.
E iniziamo a giocare ad un gioco di carte che mi vede perdente non so quante volte.
E si sono fatte le due del mattino e ci sbattono fuori dal locale.
No.
Non ze la posso fare.
Mi butto nel letto all'alba delle 3 del mattino.
Alle 7.25 sveglia. Si va a lavoro.
Mi porto un libro, dai, sciallo, non ci sarà niente da fare, figata.
E invece no. Mi mettono di spalle al gabbiotto dei supervisor. Porca troia.
Ad un certo punto, sul mio blocchetto degli appunti scrivo a caratteri cubitali: "UCCIDETEMI".
E lo mostro a più persone possibili, sperando che qualcuno accolga la mia supplica.
Invano.
Incredibilmente quando esco da lavoro mi riprendo, sento Jessica, programma cinema tranquillo.
Ceno con due calzoni e 'na bbirra. Anche il mio nipotino con noi. Tutto i giorno ha chiesto di me e mentre mia madre impastava i calzoni, lui mi ha fatto tanti pallini di pasta di pizza, tutti apposta per me.
Jessica sente Albo e lui di sua spontanea volontà decide per noi che andiamo a vedere "Il discorso del Re".
E andiamo.
Provo dei jeans, ma mi stanno tutti incredibilmente stretti, quindi scivolo in una gonna e vado.
Il film è davvero incredibile, lui, Colin Firth pazzesco.
Dopo il cinema una birretta e anche qui ce ne andiamo quando ci sbattono fuori.
Alle 4 del mattino collasso sul letto.
Alle 11 un bambino di 4 anni che solitamente amo alla follia inizia ad urlarmi nelle orecchie di alzarmi.
L'ho odiato con tutta me stessa.
Ed è finita che domenica pomeriggio mi sono inchiodata al letto.