martedì 23 agosto 2011

Sfiancata nel salernitano

Attendo di digerire e buttarmi nel letto.
Sono reduce da una 10 e + giorni di girovagamento italico.
Eravamo rimasti alla mia partenza del 12 per il Salento.
Un viaggio allucinante. Infinito. Che mi ha vista svegliarmi praticamente di notte per poter riuscire a prendere il pullman "Marino" in una stazione centrale torrida e puzzolente alle 7.30 di mattina.
Io odio viaggiare in pullman, perlomeno, nei pullman italiani. E infatti per me è stato un viaggio pesantissimo, accompagnato da personaggi multiformi (il vecchio che non la smetteva più di parlare, i tamarri al mio fianco che hanno comprato all'Autogrill il maialino che ruttava e che lo hanno suonato per tutto il tempo, la coppietta di post adolescenti punkabbestia il cui puntello a Barletta gli aveva giusto tirato il pacco in viaggio, la mia vicina che continuava a parlare al telefono con gente che poi avrebbe incontrato la sera, ecc.) e da pensieri agghiaccianti. Mi chiedevo se era una buona idea raggiungere giù Paolo.
E non a torto.
Sono stata una cazzona. Ovviamente sapevo che non sarebbe stata una vacanza tradizionale, ma neanche che lui due giorni dopo mi dicesse che ne aveva pieni i coglioni di me e che la mia tenda la potevo piantare in qualsiasi altro punto del campeggio.
E così, dopo aver passato una serata angosciata, a tentare di rintracciare più gente possibile per chiarirmi cosa fare, in un posto in cui il cellulare non prendeva per un gazz, la mattina del 14 agosto mi sono svegliata, sono andata a fare colazione, ho smontato la tenda e impacchetato lo zaino e me ne sono uscita dal campeggio, direzione Lecce. Mentre mi facevo il mio bel kmetrino per arrivare alla fermata dell'autobus, sotto il sole cocente, ho fermato un fiorino e ho chiesto al guidatore se poteva accompagnarmici. Quel sant'uomo, manutentore dei fusti di birra della zona, mi ha detto che poteva portarmi direttamente a Lecce se volevo. Volevo si. E poi gli ho spiegato a grandi linee quello che era successo. Il buon Vincenzo ha preso a cuore la mia situazione e dopo avermi portata un po' in giro per i B&B di Lecce a cercare invano posto per la notte, mi ha mollata in stazione.
Da qui, le mie opzioni erano:
- raggiungere Cinzia ed Eliana a Matera.
- raggiungere mio cugino Matteo a Scalea.
- raggiungere Gessica sempre in Calabbria.
- raggiungere mia cugina Paola in Calabbria dai miei.
Dopo un bilione di telefonate e controlli degli orari dei treni, la decisione più comoda è risultata la prima. Solo che dovevo aspettare tutto il giorno. Ho lasciato lo zainone in un B&B vicino alla stazione con la speranza di farmi un giretto nel centro, ma il caldo era anestetizzante e quindi sono stata lì ad aspettare. In compagnia poi di una mia ormai ex collega del call center trovata lì per caso e in piena devastazione sentimentale.
A chiamarmi continuamente c'era anche Gianfranco, il titolare del B&B di Matera che ero riuscita a prenotare, avevo il numero già da Milano perchè contavo già di andare a visitare i Sassi quando ero partita da Milano.
Arrivata a Ferrandina intorno alla mezzanotte, puzzolente come quasi mai in vita mia, esco dallo spiazzo della stazione e ad attendermi invece di Cinzia ed Eliana c'erano dei ragazzi del posto con cui ho chiacchierato un po' del più e del meno. Poi uno di loro ha tirato fuori la chitarra e inziato a suonare Bob Dylan. E allora ho tirato un sospiro di sollievo, sentivo già che l'incubo Paolo era ormai alle spalle.
Bene.
Meno bene dopo, quando ho poi dovuto aspettare per un'ora le ragazze che non riuscivano a trovare la stazione. Perchè dovete sapere che in Basilicata le stazioni si chiamano SCALO. Ma guarda te...
In contemporanea a loro in stazione è anche poi arrivato Gianfranco che ci ha invitate ad un falò di ferragosto sulla spiaggia. Ma noi eravamo stanche e ci siamo dirette a Matera. Trovare il mio B&B (diverso dal loro) è stato un pelino difficile e all'alba delle due passate abbiamo imboccato la stradina sterrata che ci portava, accolte da una luce di cellulare che lampeggiava per indicarci la strada. Ci arriviamo e ci cade la mascella a tutte e tre, ad agitarla c'era Caspar, avvenente ragazzo olandese che in cambio di lavoricchiare lì, ha la sistemazione aggratis.
Dopo una notte rigenerante e una colazione dei campioni consumata col divino olandese (con me che quando distoglieva lo sguardo, gli sbavavo addosso..) mi sono incontrata con le altre (a cui si era aggiunta Margherita) e ci siamo buttate in una giornata massacrante tra il caldo accecante dei sassi, terminata in un tentativo di pranzo/cena/aperitivo in piazza del sedile a base di Cialledde, Cecci e vino bianco.
Passeggiata e pausa ai rispettivi B&B prima dell'uscita serale. Pennica. E poi incontro ancora con le altre in centro per bere qualcosa insieme. Ci raggiunge Caspar e poi io torno con lui a "casa". Ancora non ho capito se è stato un caso o altro, ma il tapino, era stato chiuso fuori dalla sua stanza per cui ho "dovuto" per forza farlo dormire nella mia che era una doppia.
Quindi dopo non aver dormito un gazz, il giorno dopo abbiamo impacchettato tutto e ci siamo dirette verso Maratea. Quello che tutti ci avevano descritto come il paradiso in terra e soprattutto facilmente raggiungibile, s'è rivelato poi un normale paesino del tirreno, lontano anni luce e popolato interamente da napoletani.
Nel nostro campeggio l'animazione era in napoletano, i nostri vicini napoletani, il personale napoletano. Non per essere razzisti, eh, ma è stato un semi incubo. Così dopo un paio di giorni lì, con mini gita in pedalò all'isola di Dino di fronte a Praia a Mare, siamo scappate e ci siamo dirette a Tropea. Dove finalmente ci siamo potute sturare le orecchie con del sano accento calabro e del sano mare e sole puliti.
Visto che poi le ragazze volevano continuare a scendere verso la Sicilia e visto che io invece programmavo di venier qui a Cava de' Tirreni a trovare Paola che in quei giorni era ancora in Calabria dai miei, sabato sera sono "atterrata" con un trenino monocarrozza a Lamezia.
E domenica la surprise dell'intero 2011 oserei dire! Vado a trovare i miei che niente sanno del mio arrivo (a mia madre avevo detto che eravamo ancora a Maratea, che lei credeva dalle parti di Foggia) e chi ci trovo nella casa di fianco? Mattia!
Il ragazzo romano che veniva sempre in vacanza coi suoi e i cugini in Sila e con cui io e Paola ci abbiamo passato intere estati insieme. Non lo vedevo da credo una 15ina d'anni. Il mio cuoricino ha fatto un balzo. Anche se è più piccolo di me di 4 anni, ragazzi e ragazze, io sono sempre stata morbosamente attratta da lui. Che è anche un burlone senza fine. E così è finita che la nostra domenica l'abbiamo passata tutti insieme e l'abbiamo terminata con una pizzata collettiva al Semaforo.
E' stato incredibile rivederlo. Spiare i tratti di un volto ormai d'uomo adulto e ritrovarci le espressioni del bimbo che ho conosciuto. Un deja vu paura, insomma.
L'ho rivisto anche ieri mattina, dopo un giro in solitaria nei tornanti silani con la musica a palla, e poi nel primo pomeriggio ho preso il treno da Lamezia a Salerno.
Ento la fine della settimana devo essere di nuovo a Milano. Mi piacerebbe vedere anche Assisi, ma tempo e denaro e disponibilità sui treni sono limitate quindi, in giornata dovrei prendere una decisione.
Vi farò sapere, ora mi jetto a pennicare.

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