venerdì 7 ottobre 2011

Missions impossible

Io non sono normale. Eccone, qui di seguito, due esempi pratici.
Ho prenotato in questo periodo una serie di esami che dovevo fare da tempo.
L’altro giorno per evitare spiacevoli inconvenienti dell’ultimo minuto, ho preso tutte le impegnative e mi sono segnata gli appuntamenti come memo sul cellulare. Il primo risultava essere quello di oggi, alle 15, chiedo pure permesso a lavoro per la visita, mando in aria tutte le carte mediche di casa mia per trovare le vecchie ecografie e i vecchi esami del sangue. Ieri sera metto tutto in borsa, non vorrei dimenticarmene domani mattina e arrivare lì senza niente! (come direbbe mia madre “non andare a caccia senza fucile!”)
Quindi stamattina, assonnatissima, col piede dolorante (questo è un altro racconto, che faccio più avanti), mi sveglio, mi preparo, prendo il treno, scendo a Domodossola e sento il cellulare che vibra, all’inizio penso ad un altro sms cazzuto della Vodafone, ma poi invece continua a vibrare (“e allora è una chiamata” penso), lo tiro fuori, è mia madre, mi cago addosso chiedendomi chi sia morto, rispondo e lei con la sua solita vocetta stritula mi dice: “Mary, guarda che hai lasciato il portafogli nella macchina di tuo padre!”. E io inizio a smadonnare, ma cazzo, parte pure una bestemmia (quando ormai ho messo giù), come cazzo faccio a pagarmi la visita? E il pranzo? Dovrò chiedere dei soldi in prestito a lavoro, ma che figura di merda!
Va beh, a lavoro dopo un po’ lo dico a Simona. Lei mi dice di prendere i soldi dalla cassa e poi di rimetterceli lunedì. Ok, perfetto.
Finchè, quando ordiniamo il pranzo, chiedo alla mia collega se può anticiparmi lei dei ticket e le spiego ‘sta cosa del portafogli. E lei mi chiede: “E la tessera sanitaria ce l’hai?”.
….
.....
No, la tessera sanitaria è nel portafogli ovviamente.
Non posso fare la visita, cazzo, cazzo, cazzo! Ora dovrò annullarla e prenotare per un’altra volta, chissà quando mi daranno l’appuntamento!
Chiamo il n° verde e chiedo se posso andare uguale senza tessera sanitaria. Il primo operatore mi dice che devo chiamare un altro n° verde, che lui non lo sa. La seconda operatrice, mi dice che non dovrebbero esserci problemi visto che il codice fiscale c’è già sull’impegnativa, ma che mi da’ il n° del Fatebenefratelli (dove avrei dovuto fare l’ecografia) per saperlo direttamente da loro. E quindi chiamo il terzo numero, dal mio cellulare ormai scarico di batteria, mi mettono in attesa per chiedere questa cosa ‘particolare’ e quando l’operatrice prende la chiamata cosa mi dice?! “Guardi, non le posso dare una risposta certa, però da qui al 7 novembre non riesce a recuperarla la tessera?”.
L’appuntamento non era per oggi, ma fra un mese. Ho messo giù scusandomi e ho iniziato a ridere al silenziatore da sola, piegata con la faccia sulla scrivania.

Io non ce la posso fare. Sono quasi 10 gg che prendo delle fialette per la concentrazione e non ce la faccio uguale..

E ora veniamo all’altro episodio che ha non del grottesco, non del surreale, non del demenziale, ma DELL’IMPOSSIBILE.
Domenica scorsa in pizzeria con una manciata di amici, prima d'iniziare a mangiare vado in bagno a fare pipì e lavarmi le mani; esco dal bagno e fuori nel disimpegno ad aspettare c'era una mezza allegra famigliola crucca il cui componente più giovane, che d'ora in avanti sarà citato come 'bambino di merda', mica mi pesta il piede sinistro facendomi un male della madonna? La mia subitanea reazione è stata un po' come quella di stamattina alla scoperta della 'perdita' del portafogli. Mi sono appoggiata al muro e ho iniziato a sgranare una sequela infinita di santi e madonne e abitanti del paradiso in genere. Sono poi tornata al tavolo e niente, per me era finita lì.
Ingenua.
Il giorno dopo mi sono trovata con un’unghia sanguinante. E mi sono detta, ma guarda tu quel bastardetto crucco di nemmeno un metro cosa mi ha fatto! Non avrà avuto nemmeno 5 anni!
MA QUELLO, AHIME’, NON ERA ANCORA NIENTE!
Per tutto il giorno ho sentito un dolore al collo del piede/caviglia. Ah, dev’essere da settimana scorsa quando ho preso quella storta! Penso. E faccio passare il dolore nel ‘dimenticatoio’.
Martedì mi fa un pochino più male. Inizio a non riuscire a camminare proprio bene. Ma minchia, mi dico! Come sono delicata! Può essere che per una storta presa giorni e giorni fa mi faccia ancora così male?
Il pestaggio del 'bambino di merda' m'era quasi sfuggito di mente.
Saranno i sandali, mi dico, ogni tanto ci scivolo dentro, basta sandali, mettiamo le Converse, strette strette così non scappo. La sera arrivo a casa e manifesto questo mio dolore ai miei. Mia madre mi dice di provare a metterci il Voltaren. E lo faccio, dopo la doccia prima di andare a dormire.
Il giorno dopo effettivamente la caviglia non mi fa più male, ma mi fa PIU’ male il piede proprio. Siamo a mercoledì ormai. Zoppico. Ho ricevuto delle chiamate da un numero privato durante la giornata, credo si tratti del gioielliere sotto i portici fuori dal mio cortile che mi chiama per dirmi che le pietre sono arrivate ( mi sto facendo fare un braccialetto personalizzato fichissimo), quindi tornando a casa in bici, mi fermo lì. Lascio la bici appoggiata ad un pilastro dei portici, ma evidentemente la metto male (ammettetelo che la tensione sta toccando le stelle nel leggere, vi state chiedendo, ma che cazzo le è successo?!?!?!?), la bici scivola e io per prenderla e non farla cadere la tiro per il cavo del freno che mi rimane in mano. Il cavo dell’unico freno ancora funzionante di quella bici. E io la mattina dopo devo andare a fare gli esami del sangue e riuscire ad essere in tempo per il treno delle 8.06. Col piede che fa male e questa emergenza ‘sanitaria’ la bici mi serve per forza.
Quindi entro dal gioielliere, non mi aveva chiamato lui, ma le pietre ci sono lo stesso, quelle blu non mi piacciono, le voglio più blu, quindi ritornerò. Arrivo a casa, mi tolgo le scarpe, il piede è gonfio, non tanto, ma se lo confronti col destro si nota. Mia madre mi propone il ghiaccio, ma no, lascio stare. Chiedo a mio padre se può aggiustarmi il freno della bici perché domani mi serve per forzissima. Mi risponde che si sta purgando (solo mio padre potrebbe dare un risposta del genere) per la colonscopia di domani, non può assolutamente muoversi dal piano superiore della casa. Va beh, ci provo io, ma non riesco. Durante la notte la cosa peggiora, mi sveglio ogni tanto con la sensazione che il piede si gonfi sempre più, anche sotto e che soprattutto il dolore aumenti.
Cazzo, fa male. Quindi ieri mi sveglio con mezz’ora d’anticipo, mi butto per le strade di Bovisio con la bici manomessa e arrivo all’Asl in tempo per farmi approcciare da un tipo con evidenti disturbi mentali (non scherzo) e per giungere col braccio levato davanti all’infermiera alle 7.58 e dirle, ho il treno tra 8 minuti, fai te.
Incredibilmente riesco a prendere il treno (era in ritardo di un paio di minuti) e arranco verso il lavoro. Ho preso un permesso nel pomeriggio perché devo andare a prendere mio padre all’uscita dalla colonscopia. E intanto medito di:
A) Passare dal mio medico per farle vedere il piede. Ma poi penso, si, lei me lo guarderà, mi dirà di prendere degli antinfiammatori e mi farà l’impegnativa per andare a fare la lastra che riuscirò a fare tipo a metà dicembre, quando ormai il piede o sarà guarito o sarà da amputare.
B) Quando vado a prendere mio padre a Paderno, se c’è un pronto soccorso, ci vado e mi faccio le ore e ore di attesa, ma almeno mi fanno una lastra direttamente e poi vediamo.
C) Vado dal mio osteopata e lo imploro di ricevermi.
D) Me ne fotto.
Titubo molto, tra la prima e l’ultima. Ma poi non prendo una decisione. E intanto fa male, così male che non poggio bene il piede per terra e inizia a farmi male di nuovo la caviglia visto che cammino storta. Arrivano le tre (la uno, la due e la tre!) ed esco, arranco verso Domodossola per prendere il treno, scendo a Paderno Dugnano, mi faccio quelli che mi sembrano 548 km per arrivare all’ospedale (anche un cavalcavia trafficatissimo in salita), chiedo alla ‘reception’ dove fanno le colonscopie, seguo le indicazioni della ‘receptionist’, scendo le scale giusto in tempo per vedere un mio padre tremolante che a digiuno dal giorno prima ha subito una colonscopia con anestesia e prelievo di polipo sospetto. E una mia madre che dal basso dei suoi 140 e rotti cm cerca di sorreggerlo. Li prendo e li porto su all’accettazione dove mia madre dovrà consegnare non so che fogli e io raggiungo zoppicando il pronto soccorso.
Suono e dopo 5 minuti mi chiamano per l’accettazione. L’infermiera mi chiede com’è successa la cosa e mi sento un’idiota mentre le rispondo che un bambino m’ha camminato sul piede.
Faccio un risolino isterico, lei mi guarda come se fossi una malata di mente.
Aspetto una mezzoretta durante la quale i miei propositi dittatoriali e sterminatori nei confronti del genere umano si affacciano molto prepotentemente alla mia mente (ma che rime!). Poi mia madre mi chiama e mi dice che loro hanno finito, che mio padre non sta tanto bene e che vorrebbe andare a casa. Quindi mi alzo, ricitofono al pronto soccorso e gli dico che me ne vado.
Tornando a casa in una MI-MEDA incredibilmente trafficata per essere le 5 del pomeriggio, mi viene in mente che potrei cedere alla tentazione dell’opzione C. E così faccio. Lascio i miei a casa e vado a Cesano, entro nel centro del mio osteopata, chiedo alle receptionist se mi può vedere anche solo per dirmi cosa prendere finché non riesce a trattarmi. Loro mi rispondono che è già in ritardo di un quarto d’ora sulla tabella di marcia e che fargli vedere il piede equivale a fargliene perdere almeno un altro e che è meglio se prendo un appuntamento. Appuntamento che mi possono dare per martedì alle 18.45, il che vuol dire che devo chiedere un altro permesso. Titubo, cazzo, non posso chiedere tutti ‘sti permessi, ma il piede mi fa male, ma magari passa da solo, no, non può passare da solo, ma minchia..
Mentre nella mia testa si svolge questo dibattito appassionante squilla il telefono del centro, sono le 17.11, la signora dell’appuntamento delle 17.15 chiama per annullare.
SIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!!!!!!!!!!!!!!!!!! Che culo malefico! Propongo a tutte e due di partecipare ad una colletta per l’acquisto di gratta&vinci, ma rifiutano ridendo.
Quindi il mio fantastico e mitologico osteopata finalmente esce dallo studio con il paziente prima di me, mi vede, mi squadra mi riconosce, mi stringe la mano. Io già mi sento meglio..
Beh, arriviamo al dunque.
Quel bambino nano malefico di merda, i cui nonni saranno stati di sicuro delle SS che praticavano esperimenti genetici sui gemellini, mi ha provocato una brutta distorsione allo scafoide, me l’ha abbassato! Quindi lui me l’ha sistemato (è incredibile come gli osteopati siano sensibili, teribbile), fasciato e ora lo devo tenere così per 5 gg e vedere come va. Già oggi riesco a camminare col piede dritto. Bene.
Intanto questo scherzetto m’è costato 50 euri..

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