mercoledì 21 dicembre 2011

I segreti erotici dei grandi chef

Appena appena finito sul treno di ritorno a casa. Me l'ha regalato la mia Lady per il compleanno. L'ho sempre adocchiato Welsh, ma vista la mia avversione a leggere libri di cui ho ormai già visto il film e visto che in giro più che Trainspotting di lui si vede ben poco, non mi sono mai decisa al grande passo. E devo ammettere che il mio istinto mi aveva sempre detto giusto, che mi sarebbe piaciuto. M'è piaciuto molto il protagonista, uno stronzo senza fine, ma anche un ragazzo a posto, un ragazzo incazzoso col mondo per non aver mai conosciuto il padre, un ragazzo che già a 24 anni è nel pieno del mondo, un ragazzo che un giorno si licenzia a va a San Francisco. E poi che dire della volgarità gratuita che tanto ci piace?!  :)  E della situazione di accidiosa disperazione per la consapevolezza di buttare la propria vita nel cesso e non fare niente per cambiarla? Ho anche ovviamente apprezzato l'ambientazione anglosassone e la bambina inguaribilmente vivace che c'è in me non è potuta non rimanerci di sasso alla fine. Il prossimo di Welsh che leggerò però sarà in inglese, basta ormai ho deciso, i libri scritti in inglese come lingua originale, in inglese vanno letti. Ci si guadagna il 30% in più. Davvero, se certe cose sono state scritte in una lingua, beh, in quella lingua vanno lette.
Come dicevo a Gianlu giorni fa: "Ma ve lo immaginate Pirandello tradotto in portoghese?!"

Eccheccazzo..

Ecco la trama così come la si trova in quarta di copertina:

Prendete una dose di depressione calvinista, irroratela con un po' di senso di colpa cattolico e lasciate macerare per circa trecento anni in un ambiente freddo, buio e umido. Guarnite, poi, con tartan sgargiante e ridicolo, e accompagnate il tutto con fiumi di birra. E' questa la Scozia di Irvine Welsh, nonché l'habitat, livido e tutt'altro che inerte, in cui si svolgono le gesta dei due protagonisti del libro: Danny Skinner e Brian Kibby, il primo poco più che ventenne, ispeziona ristoranti per conto del Comune, beve come se glielo avesse prescritto il medico e si porta a letto tutte le ragazze disponibili. Il secondo è un collega, anche lui giovanissimo, ma agli antipodi per forma e sostanza: astemio, timorato di Dio e terribilmente imbranato con le donne. Odio a prima vista: questo è perlomeno il sentimento che attanaglia fin da subito Danny, che si lancia anima e corpo in una sistematica distruzione del rivale. Ma solo per scoprire che i rispettivi destini - di carnefice e vittima - saranno indissolubilmente legati, in un crescendo di perversità e vendetta..

Ed ecco qui invece le mie solite quotazioni random:

Aitken strinse le labbra come se qualcuno gli avesse mollato un peto sotto il naso nella chiesa dove serviva come anziano.

Che gli posso rispondere? Forse qualcosa come "Su questo pianeta ci sono miliardi di persone e comincio ad avercele un po' piene di vedere sempre i soliti venti o trenta stronzi?" Potrebbe prenderla sul personale.

Traynor sembrò cogliere la vibrazione proveniente da Skinner verso McGrillen, e cercò di sdrammatizzare parlando del più recente film porno-religioso che aveva visto. "Dio, gli piace guardare.. cazzo è il migliore, lo giuro sul tuo culo."

Non che Leith non gli andasse: per certi versi lo adorava, ma gli garbava l'idea di stare in un posto diverso, e avere sempre questo per tornare. Forse si può amare qualcuno senza volergli restare vicino tutto il tempo, pensò.

Grinta e deciso, diceva mio papà. Non me ne infischierebbe di farmi male o di far male a un altro. Perchè adesso so che fare le cose non ti ferisce, resti ferito se le eviti.


giovedì 8 dicembre 2011

La solitudine dei numeri primi

E da un noiosissimo ponte dell'Immacolata trascorso nell'accidia più assoluta, ho deciso di sfoltire un po' i libri di cui devo ancora fare un resoconto, anche perchè ormai sulla mensola dei libri che aspetto di leggere e quelli che ho già letto, ma che aspetto a mettere via (???) non ci sta più niente e sono tornata da qualche mese alla cara vecchia abitudine di impilare libri ovunque, scrivania, pavimento, sedie, valigie. Ed essendo io una bilancia super esteta non posso assolutamente permetterlo.. Questo l'ho letto meno di un mese fa, l'ho finito la sera che sono andata a Londra, complice l'imbarco ritardato di una quarantina di minuti e una compagnia atroce poi a bordo. Anche dentro di me c'era una compagnia atroce, lui, il nemico numero uno di tutte le donnine, IL PREMESTRUO. Ma la crisi dello scorso mese (forse grazie a delle capsule naturali che sto prendendo dietro consiglio di una mia collega) non è stata sconvolgente come al solito. Cioè, si, è stata sconvolgente, però invece di sentirmi a terra come un mocio e inutile come la trama in un film porno ho avuto l'occasione di amplificare all'eccezionale ogni singola sensazione. Momenti di fuoco, direte. Eh, si.. E quindi, va beh, passando al nostro momento letterario questa è la trama del libro:

Al centro della storia - e di una narrazione che corre tesa verso il finale e brucia per le sue implicazioni emotive - le vite speciali di Alice e Mattia, entrambe segnate da un episodio traumatico accaduto nell'infanzia: un marchio a fuoco che li accompagna, insieme allo sguardo dell'autore attraverso l'adolescenza, la giovinezza, l'età adulta. I loro destini si incrociano e i due ragazzi si scoprono strettamente uniti eppure invincibilmente divisi. Come quei numeri speciali, che i matematici chiamano 'primi gemelli': separati da un solo numero pari, vicini ma mai abbastanza per toccarsi davvero.

E beh, manco c'è da dirlo, quale libro migliore per quel momento del mese?! Mi ha catturata molto, tanto da finirlo in un paio di giorni. L'ho divorato sperando, come tutte le anime candide, che finalmente sarebbe arrivato il momento di dolcezza e riscatto che due che hanno un passato del genere si meritano. L'ho divorato per il piacere/dolore/morbosità che si prova a leggere di tragedie altrui. Ve lo consiglio quindi se vi trovate in un momento di particolare intensità esistenziale e se vi è capitato di apprezzare Ammanniti per gli stessi motivi.
Vi lascio qualche citazione.

Si mise a canticchiare una canzone per sentirsi meno sola.

Desiderava con avidità la spregiudicatezza delle sue coetanee, il loro vacuo senso di immortalità. Desiderava tutta la leggerezza dei suoi quindici anni, ma nel cercare di afferrarla avvertiva la furia con cui il tempo a sua disposizione stava scivolando via.

Mattia pensò che non c'era niente di bello nell'avere la sua testa. Che l'avrebbe volentieri svitata e sostituita con un'altra, o anche con una scatola di biscotti, purchè vuota e leggera. Aprì la bocca per rispondere che sentirsi speciali è la peggiore delle gabbie che uno possa costruirsi, ma poi non disse nulla. Pensò a quando la maestra l'aveva messo al centro della classe , con tutti gli altri intorno a guardarlo come una bestia  rara, e gli venne in mente che era come se in tutti quegli anni non si fosse mai mosso di lì.

Alice sorrise al pensiero che quella potesse essere la loro prima mezza verità di sposi, la prima delle minuscole crepe che si formano in un rapporto, dove presto o tardi la vita riesce a infilare un grimaldello e fare leva.

domenica 4 dicembre 2011

Mi sono informata, c'è un treno che passa alle 7.40..

Lunedì mattina ho postposto la sveglia 4 volte, invece delle solite 3. Mi sono alzata, bottiglietta di actimel, bagno, lavata e mentre scendevo per vestirmi ho sentito il cellulare che squillava. E chi sarà mai alle 7.40 del mattino? In 10 secondi ho pensato a qualche collega che mi chiamava per dirmi non so cosa, ad Alan che mi chiamava per dirmi che Silvia aveva partorito (questa è un'altra storia), a boh, finchè arrivo alla scrivania dove c'è il cellulare, guardo il display e.. Numero che inizia con +61. Orco cazzo..
Australia. E in due nanosecondi sono stata capace di pensare:
  1. Chi cazzo è?
  2. E' Rowan.
  3. Ma davvero ha avuto il coraggio di chiamarmi?
  4. Che cazzo gli dico?
  5. Mio dio, ma mi devo vestire, perderò il treno e arriverò a lavoro in ritardo!
  6. Faccio finta di niente e poi lo richiamo io.
  7. In Australia?! Quanto cazzo ti costerà?
  8. Ok, gli rispondo.
  9. Ma che cazzo gli dico?!
Incredibile quanto veloce viaggi la mente alle volte. Soprattutto se la mente in questione è la mia. Dumb..
E quanto possa essere volgare una ragazzina raffinata come me a quell'ora.
Va beh, a questo punto un flashback ci sta. E andiamo di flashback.

Era il 2010, ero in Australia da qualche mese, tornata temporaneamente dalla mia bellissima cugina Claudia a Glenroy (quartiere di Melbourne). Lì vicino abitava Santo, un ragazzo che avevo conosciuto tamite gli altri, con cui c'era stata una mezza cotta sfumata in un batter di ciglia. Ci sentivamo spesso, finchè, tornata da quelle parti della città gli ho proposto di uscire qualche volta insieme. Dai, ok. Ci decidiamo per un venerdì sera. Ti scazza se viene anche un mio amico/collega? Chi é? Un tipo neozelandese, si chiama Rowan, è simpatico, fidati. No, figurati, però andiamo da qualche parte a Brunswick che mi piace un sacco. Ok, facciamo che io vado da lui e poi ti veniamo a prendere a casa di tua cugina, ok? Ok. E arriva il venerdì, metto i miei jeans superfigosi a zampa, top verde con spalle scoperte, trucco verde intorno agli occhi. Claudia mi guarda e mi dice che sono fica. Mi siedo sul divano ad aspettare, le bambine fanno un casino abominevole intorno, come al solito, e penso, dio, si, finalmente si esce!  E quando mancano 10 minuti al nostro appuntamento, Santo mi manda un sms in cui mi scrive che hanno già bevuto e che quindi non possono venire a prendermi. E m'incazzo a morte, però non posso farci niente. Lo chiamo, mi dice che hanno bevuto qualche birretta a casa di Rowan e non può guidare quindi la serata se la fanno per i cazzi loro. Ci resto ovviamente male e finisce che io e Claudia andiamo da sole da Coles a fare la spesa, io tutta pittata e un po' delusa e poi a casa ci guardiamo un film. Io mando un sms a Santo e gli scrivo di dire al suo amico che la prossima volta che lo vedo gli infilo un bastone nel culo. Per me era finita lì. Finchè qualche giorno dopo Santo mi scrive dicendomi che Rowan vuole il mio numero di telefono per chiedermi scusa. Gli rispondo che lo potrà fare di persona se mai ci vedremo. Ok. E poi un'altra volta e un'altra e un'altra. E io penso, ma che senso ha dargli il numero per farmi chiedere scusa? Magari manco lo vedrò mai questo! E poi Rowan mi trova su facebook, mi aggiunge come amica, ogni tanto chattiamo, è carino. Cioè. E' fico. Ma il numero di telefono non glielo dò. E vado a Sidney e mentre sono lì arriva l'ennesimo sms di Santo in cui mi dice che il tipo lo stressa dalla mattina alla sera e che vuole uscire con me. Basta, mi dico. Escici. E torno a Melbourne da Sidney e dopo aver dato il mio numero al kiwi, decidiamo d'incontrarci una sera. Lo scelgo come cavaliere alla mia prima volta in un drive-in. Abita ad una fermata del treno da dove sto. Lo aspetto vicino alla sua stazione. Sono un po' nervosa. Me lo immagino arrivare con una macchina bianca. Dopo qualche minuto arriva una macchina bianca ed è lui. Orca troia, mi dico. Interpreto tutto come un presagio. Salgo in macchina, sono legatissima. Andiamo al bottle shop e prendiamo delle birre, mi porta da lui, nella casa degli orrori, golf gialla parcheggiata nel vialetto. Voglio quella macchina, dico. Andiamo nella sua stanza, beviamo una birretta. Guardiamo dov'è il drive-in e come arrivarci. Prende la chitarra e mi suona un po' di musica, io seduta sul suo letto, lui su una sedia davanti a me. Poi dice che va a farsi la doccia, posa la chitarra, fa per uscire dalla stanza, torna indietro e mi stampa un bacio sulla bocca. Smack! E quel bacio è stato l'inizio di una serie di appuntamenti, da soli o con Santo. Ci siamo frequentati fissi per un mesetto, poi sono andata a Sorrento per una settimana con il collo pieno di succhiotti a significare non ti scordar di me, quando sono tornata ci siamo rivisti. Ero pazzamente cotta, scrivevo alle amiche qui in Italia della mia cottezza ed erano contentissime. Una cosa zuccherosissima, tipo che una sera Santo ci ha detto che se non la smettevamo di fare cippi cippi tra di noi senza cagarlo se ne sarebbe andato. E poi una notte, mentre dormivo di fianco a lui mi sono svegliata e per una frazione di secondo non ho realizzato dove fossi. Per quella frazione di secondo ho pensato di essere nel letto insieme a Gianni. E non sono più riuscita ad addormentarmi. La mattina ci siamo alzati e siccome il giorno dopo andavo alla festa si compleanno di Jade, figlia di mia cugina Marie, volevo comprarle un regalo e siamo andati ad una specie di outlet. E girando per i negozi con lui, mi sentivo addosso quella sensazione brutta della notte precedente. Il culmine è stato quando lui è voluto entrare in un negozio di materassi perchè ne voleva prendere uno ("adesso che ci sei tu..") e il commesso ha dato per scontato che io fossi la sua ragazza. E dentro di me ho sbroccato. Questo mi vuole incastrare, ho pensato. Non fa altro che parlarmi di portarmi in Nuova Zelanda a conoscere la sua famiglia e che dopo ci sposeremo. E vuole stare con me disperatamente. Mi ha poi riaccompagnata da Claudia. E nell'esatto momento in cui ho sentito la macchina che andava via e la porta che si chiudeva dietro di me, ho esalato un sospiro. E mi sono detta basta, non lo vedrai mai più. E così è stato. Mi sono fatta prendere dalla fobia di una relazione, la stessa che mi perseguita ora del resto. Mi sono fatta soffocare da questa cosa e non ci ho più visto. Lui mi ha poi chiamata, gli ho detto che non volevo avere una relazione ora, che non ero pronta. E l'ho feritissimo, ha voluto che lo eliminassi da tutto, che cancellassi il suo numero. E così ho fatto. Ci siamo sentiti forse un paio di volte. Non ci siamo salutati, Santo ha avuto il pessimo gusto di seminare pure zizzania quando stavamo iniziando a risentirci mentre ero a Sorrento definitivamente. Ma tanto io non ci stavo con la testa per queste cose sentimentali, diciamo. Dopo mesi mi ha ricercata, io ero già qui in Italia. Mi ha chiesto un sacco di volte di tornare da lui, con lui. Ho sempre sorriso a queste richieste. E mi sono sempre chiesta come sarebbe stato stare con lui. Con un velo di pentimento.

E quindi, tornando al passato prossimissimo, lunedì mi ha chiamata. Dopo quei due fatali nanosecondi ho deciso di rispondere, la curiosità mi ucciderà, un giorno. Con delle manovre da contorsionista mi sono vestita e per la bellezza di 24 e rotti minuti mi ha tenuta incollata al telefono. Dicendomi che a breve e per circa sei mesi inizierà un lavoro in cui prenderà una fraccata di soldi e che se mi va lo posso raggiungere e guadagnarli anche io. Oppure che posso anche solo raggiungerlo e stare con lui. E che poi con quei soldi potremmo farci dei viaggi bellissimi, andare anche in Nuova Zelanda, sai mia sorella è wedding planner e può organizzare il nostro matrimonio e poi possiamo venire in vacanza in Italia e faremo un piccolo Rowan e una piccola Mary e sarà tutto bellissimo e vivremo per sempre felici e contenti. Gli ho detto che manco mi conosce, come fa a pianificare una cosa del genere? Mi ha risposto che per il tempo che ci siamo frequentati è stato bellissimo e che non è che deve succedere tutto come ha detto, ma che possiamo provarci e se non va bene, addio, amici come prima. Per cambiare argomento gli ho chiesto se ha visto le news italiane, che stiamo per fallire come la Grecia. Beh, allora perchè non te ne vai via da lì? Risatella nervosa.
Ci siamo poi salutati. Io ero una pozza di sudore nonostante l'inverno imminente. Sono salita sul treno in ritardo (eccomemai?!) e basta. Da allora per credo i tre giorni successivi il mio cervello ha smesso di funzionare se non unicamente per pensare a Rowan e al nostro ipotetico futuro insieme.
Sono una ragazza disperata, questo lo possiamo affermare senza troppe remore. Si, sono disperata se prendo in considerazione una proposta del genere. Però non sapete quanto, quantissimo ho desiderato poter avere a disposizione più vite e prendere una di queste e farlo. Prenotare un volo coi soldi del mio prossimo stipendio, arrivare lì, dall'altra parte del mondo e tuffarmi nella pazza estate australiana e nelle braccia del gigante neozelandese. E stare con lui, ritrovarsi la sera sotto il portico con una birra ghiacciata tra le mani e negli occhi gli ultimi raggi di sole orizzontali. E dopo un sorsetto di birra, intrecciare la mano fredda per il contatto con il vetro frigoriferato con il braccione del mio omone biondo e infilare il naso nell'incavo del suo collo e aspirare il suo odore e sfregare le labbra sulla sua pelle ultra smooth e stamparci un bacio. E sentirmi in pace. E pensare "Ma che cosa cazzo vuoi di più dalla vita?".
Non sarebbe meraviglioso? Cazzo si!

Come quando da piccola facevo i dolci con il pongo..

E' quello che ho pensato ieri mentre modellavo i piccoli ortaggi per la torta di compleanno di mio padre. In una vampata di flashback mi sono ricordata di quando nel soggiorno di casa mia io e la piccola Mario modellavamo piccoli dolcetti col pongo. E mi ha fatto sorridere pensare che ora invece i dolci li faccio veri, ma che è ancora comunque un gioco. Quindi eccoci qua, io e il vecchietto con la torta realizzata ad hoc a tema del suo, si può dire unico, hobby, l'orto. Ho riso come una pazza mentre la facevo, soprattutto perchè è stata un'idea dell'ultimo minuto. Come tutto nella mia vita, aspetto aspetto aspetto e poi d'improvviso mi prende lo svarione e faccio.   

venerdì 2 dicembre 2011

Mr Gwyn

Non me ne sono mai persa uno. Dei libri di Baricco. Dall'adolescenza ad ora è un filo conduttore della mia vita. La scoperta per caso, una sera, guardando una trasmissione su uno di quei canali che non erano la Rai e nemmeno Mediaset: lui che raccontava libri di altri. Mi sembra che quella sera fosse Zanna Bianca, ma non ci scommetterei niente, quello che sono pronta a giurare invece è che quell'uomo mi ha stregata. Tempo dopo ho visto un'edizione super economica di Oceano Mare e trac, fottuta. Super fottuta. E' impossibile per me non amarlo, non essere frustrata dalla sua capacità di aprire con una sua speciale cerniera l'anima di ogni suo personaggio e spiattellartela lì. Un pezzo di anima e un pezzo di poesia. Di personaggi che venderesti tua madre per conoscerne almeno uno nella vita, persone talmente magiche che non t'è mai capitato d'incontrare, persone che se fossero tutti così quelli che ti circondano, cazzo, come sarebbe bello questo pazzo mondo.. E beh, li ho amati follemente e lungo il mio cammino li ho voluti condividere con tante persone, e so di aver regalato loro, insieme a quei fogli spiegazzati e sottolineati, dei gran bei momenti. E poi si, lo sappiamo tutti, uno scrittore cade in una specie di stampo e tutti i suoi libri si somigliano un po', ci credo, direi. Solo che a volte ci si abitua e una volta conosciuto l'eccezionale vorremmo che fosse sempre di più, come una droga, ma dopotutto Baricco è un uomo, mica una canna. Checcazzo! E si, a leggerlo ora, passati 15 anni dalla prima volta, non senti più quel formicolio che ti fa venire voglia di smettere qualuque cosa tu stia facendo per leggerlo, per rituffarti nelle stanze della locanda Almayer o nella fabbrica del Signor Rail. No, purtroppo, non lo sento più, però..
Però la mattina mi alzo controvoglia e affronto a piedi il freddo e triste e grigio tragitto che mi porterà alla stazione, guardo di quanti minuti è in ritardo il treno stamattina, calcolo dopo quanti inizierò a perdere calore alle dita dei piedi e alla punta del naso, e a che velocità dovrò correre per non arrivare tardi a lavoro, ecc. E poi il treno maledetto arriva, ci salgo sopra, sopra sopra come i bimbi, mi tolgo la giacca, mi siedo, frugo nella borsa tra boccette di integratori (funzioneranno davvero?) e biro e matite per gli occhi e lo trovo, un po' spiegazzato e graffiato di smalto rosso. E lo apro alla pagina con l'orecchia (oh, i miei libri devono vivere!), metto a fuoco le prime parole e poi, si, poi tutto il mondo intorno a me se ne può andare a farsi fottere, perchè io lì, per la prossima mezz'ora me ne torno a CASA.

Esattamente come si sentono i personaggi di questo libro quando leggono il ritratto che ha scritto di loro l'ex scrittore Jasper Gwyn. Tornano a casa.
Come se il nome dell'autore non bastasse, per scrupolo mi sono fermata a leggere la trama in libreria prima di comprarlo:
"Mentre camminava per Regent's Park - lungo un viale che sempre sceglieva, tra i tanti - Jasper Gwyn ebbe d'un tratto la limpida sensazione che quanto faceva ogni giorno per guadagnarsi da vivere non era più adatto a lui. Già altre volte lo aveva sfiorato quel pensiero, ma mai con simile pulizia e tanto garbo."   
Non ho potuto far altro che sorridere nel vuoto delle pile di libri intorno a me e comprarlo. Potrei dilungarmi per ore e ore su Baricco e quello che penso dei suoi libri e come mi fanno sentire e quante volte li ho riletto tutti, tutti. Ma no, queste sono cose mie, dopotutto.

Vi lascio, però, qualche citazione, questo si.

La donna ne parve dispiaciuta e gli chiese per quale ragione avesse abbandonato un lavoro che aveva l'aria di essere così piacevole. Jasper Gwyn fece un vago gesto nell'aria. Poi disse una frase incomprensibile.
- Un giorno mi sono accorto che non mi importava più di nulla, e che tutto mi feriva a morte.

Voglio dire che prima o poi smetterà di rompermi i coglioni ovunque io vada, e io proverò lo stesso sollievo che si prova quando in una stanza si sepgne il motore del frigorifero, ma anche lo stesso sgomento inevitabile, e la sensazione, che lei certo conoscerà, di non essere sicuri di sapere cosa farsene di quell'improvviso silenzio, e forse di non esserne in fondo all'altezza.

Capirlo lo fece sentire sperduto, e indifeso come solo sono i bambini, quelli intelligenti.

Lei sapeva, d'altronde, che il suo corpo l'avrebbe sempre destinata ad amori assurdi. Nessun uomo pensa di desiderare un corpo come quello. Ma l'esperienza aveva insegnato a Rebecca che molti invece lo desiderano ed è spesso il risultato di una qualche ferita che non vogliono ammettere.

Si salutarono stringendosi la mano, e la cosa sembrò ad entrambi di un'esattezza e di un'idiozia memorabili.

Ma mentre spegneva le luci e trovava ancora qualcosa da rimettere a posto, ebbe la sensazione strana di non essere lì, e di rifinire i dettagli della vita di un'altra. Con una punta di sconcerto capì che, in un solo giorno, una certa distanza a cui aveva lavorato per anni, si era scostata con eleganza - una tenda in un colpo di vento. E da lontano la raggiunse una nostalgia che credeva di aver sconfitto.

Il vecchietto rise di una risata bella, meno vecchia di lui. Sembrava contento che Jasper Gwyn fosse riuscito a far perdere le sue tracce.
- Scusi, disse.
- Di che?
- Ho un debole per quelli che spariscono.