giovedì 8 dicembre 2011

La solitudine dei numeri primi

E da un noiosissimo ponte dell'Immacolata trascorso nell'accidia più assoluta, ho deciso di sfoltire un po' i libri di cui devo ancora fare un resoconto, anche perchè ormai sulla mensola dei libri che aspetto di leggere e quelli che ho già letto, ma che aspetto a mettere via (???) non ci sta più niente e sono tornata da qualche mese alla cara vecchia abitudine di impilare libri ovunque, scrivania, pavimento, sedie, valigie. Ed essendo io una bilancia super esteta non posso assolutamente permetterlo.. Questo l'ho letto meno di un mese fa, l'ho finito la sera che sono andata a Londra, complice l'imbarco ritardato di una quarantina di minuti e una compagnia atroce poi a bordo. Anche dentro di me c'era una compagnia atroce, lui, il nemico numero uno di tutte le donnine, IL PREMESTRUO. Ma la crisi dello scorso mese (forse grazie a delle capsule naturali che sto prendendo dietro consiglio di una mia collega) non è stata sconvolgente come al solito. Cioè, si, è stata sconvolgente, però invece di sentirmi a terra come un mocio e inutile come la trama in un film porno ho avuto l'occasione di amplificare all'eccezionale ogni singola sensazione. Momenti di fuoco, direte. Eh, si.. E quindi, va beh, passando al nostro momento letterario questa è la trama del libro:

Al centro della storia - e di una narrazione che corre tesa verso il finale e brucia per le sue implicazioni emotive - le vite speciali di Alice e Mattia, entrambe segnate da un episodio traumatico accaduto nell'infanzia: un marchio a fuoco che li accompagna, insieme allo sguardo dell'autore attraverso l'adolescenza, la giovinezza, l'età adulta. I loro destini si incrociano e i due ragazzi si scoprono strettamente uniti eppure invincibilmente divisi. Come quei numeri speciali, che i matematici chiamano 'primi gemelli': separati da un solo numero pari, vicini ma mai abbastanza per toccarsi davvero.

E beh, manco c'è da dirlo, quale libro migliore per quel momento del mese?! Mi ha catturata molto, tanto da finirlo in un paio di giorni. L'ho divorato sperando, come tutte le anime candide, che finalmente sarebbe arrivato il momento di dolcezza e riscatto che due che hanno un passato del genere si meritano. L'ho divorato per il piacere/dolore/morbosità che si prova a leggere di tragedie altrui. Ve lo consiglio quindi se vi trovate in un momento di particolare intensità esistenziale e se vi è capitato di apprezzare Ammanniti per gli stessi motivi.
Vi lascio qualche citazione.

Si mise a canticchiare una canzone per sentirsi meno sola.

Desiderava con avidità la spregiudicatezza delle sue coetanee, il loro vacuo senso di immortalità. Desiderava tutta la leggerezza dei suoi quindici anni, ma nel cercare di afferrarla avvertiva la furia con cui il tempo a sua disposizione stava scivolando via.

Mattia pensò che non c'era niente di bello nell'avere la sua testa. Che l'avrebbe volentieri svitata e sostituita con un'altra, o anche con una scatola di biscotti, purchè vuota e leggera. Aprì la bocca per rispondere che sentirsi speciali è la peggiore delle gabbie che uno possa costruirsi, ma poi non disse nulla. Pensò a quando la maestra l'aveva messo al centro della classe , con tutti gli altri intorno a guardarlo come una bestia  rara, e gli venne in mente che era come se in tutti quegli anni non si fosse mai mosso di lì.

Alice sorrise al pensiero che quella potesse essere la loro prima mezza verità di sposi, la prima delle minuscole crepe che si formano in un rapporto, dove presto o tardi la vita riesce a infilare un grimaldello e fare leva.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Anch'io l'ho divorato questo libro, e l'ho tempo in un tempo per me infinatamente piccolo (non riesco più a leggere tanto , purtroppo!), esattamente 3 giorni diel periodo del NAtale 2008.Sia la storia dei due ragazzi, che la modalità di scrittura ed il parallelismo delle due vite mi hanno conquistata subito.
Anche il film di Costanzo, merita.Angoscioso e cupo, quanto basta.
Saluti
Anna