domenica 4 dicembre 2011

Mi sono informata, c'è un treno che passa alle 7.40..

Lunedì mattina ho postposto la sveglia 4 volte, invece delle solite 3. Mi sono alzata, bottiglietta di actimel, bagno, lavata e mentre scendevo per vestirmi ho sentito il cellulare che squillava. E chi sarà mai alle 7.40 del mattino? In 10 secondi ho pensato a qualche collega che mi chiamava per dirmi non so cosa, ad Alan che mi chiamava per dirmi che Silvia aveva partorito (questa è un'altra storia), a boh, finchè arrivo alla scrivania dove c'è il cellulare, guardo il display e.. Numero che inizia con +61. Orco cazzo..
Australia. E in due nanosecondi sono stata capace di pensare:
  1. Chi cazzo è?
  2. E' Rowan.
  3. Ma davvero ha avuto il coraggio di chiamarmi?
  4. Che cazzo gli dico?
  5. Mio dio, ma mi devo vestire, perderò il treno e arriverò a lavoro in ritardo!
  6. Faccio finta di niente e poi lo richiamo io.
  7. In Australia?! Quanto cazzo ti costerà?
  8. Ok, gli rispondo.
  9. Ma che cazzo gli dico?!
Incredibile quanto veloce viaggi la mente alle volte. Soprattutto se la mente in questione è la mia. Dumb..
E quanto possa essere volgare una ragazzina raffinata come me a quell'ora.
Va beh, a questo punto un flashback ci sta. E andiamo di flashback.

Era il 2010, ero in Australia da qualche mese, tornata temporaneamente dalla mia bellissima cugina Claudia a Glenroy (quartiere di Melbourne). Lì vicino abitava Santo, un ragazzo che avevo conosciuto tamite gli altri, con cui c'era stata una mezza cotta sfumata in un batter di ciglia. Ci sentivamo spesso, finchè, tornata da quelle parti della città gli ho proposto di uscire qualche volta insieme. Dai, ok. Ci decidiamo per un venerdì sera. Ti scazza se viene anche un mio amico/collega? Chi é? Un tipo neozelandese, si chiama Rowan, è simpatico, fidati. No, figurati, però andiamo da qualche parte a Brunswick che mi piace un sacco. Ok, facciamo che io vado da lui e poi ti veniamo a prendere a casa di tua cugina, ok? Ok. E arriva il venerdì, metto i miei jeans superfigosi a zampa, top verde con spalle scoperte, trucco verde intorno agli occhi. Claudia mi guarda e mi dice che sono fica. Mi siedo sul divano ad aspettare, le bambine fanno un casino abominevole intorno, come al solito, e penso, dio, si, finalmente si esce!  E quando mancano 10 minuti al nostro appuntamento, Santo mi manda un sms in cui mi scrive che hanno già bevuto e che quindi non possono venire a prendermi. E m'incazzo a morte, però non posso farci niente. Lo chiamo, mi dice che hanno bevuto qualche birretta a casa di Rowan e non può guidare quindi la serata se la fanno per i cazzi loro. Ci resto ovviamente male e finisce che io e Claudia andiamo da sole da Coles a fare la spesa, io tutta pittata e un po' delusa e poi a casa ci guardiamo un film. Io mando un sms a Santo e gli scrivo di dire al suo amico che la prossima volta che lo vedo gli infilo un bastone nel culo. Per me era finita lì. Finchè qualche giorno dopo Santo mi scrive dicendomi che Rowan vuole il mio numero di telefono per chiedermi scusa. Gli rispondo che lo potrà fare di persona se mai ci vedremo. Ok. E poi un'altra volta e un'altra e un'altra. E io penso, ma che senso ha dargli il numero per farmi chiedere scusa? Magari manco lo vedrò mai questo! E poi Rowan mi trova su facebook, mi aggiunge come amica, ogni tanto chattiamo, è carino. Cioè. E' fico. Ma il numero di telefono non glielo dò. E vado a Sidney e mentre sono lì arriva l'ennesimo sms di Santo in cui mi dice che il tipo lo stressa dalla mattina alla sera e che vuole uscire con me. Basta, mi dico. Escici. E torno a Melbourne da Sidney e dopo aver dato il mio numero al kiwi, decidiamo d'incontrarci una sera. Lo scelgo come cavaliere alla mia prima volta in un drive-in. Abita ad una fermata del treno da dove sto. Lo aspetto vicino alla sua stazione. Sono un po' nervosa. Me lo immagino arrivare con una macchina bianca. Dopo qualche minuto arriva una macchina bianca ed è lui. Orca troia, mi dico. Interpreto tutto come un presagio. Salgo in macchina, sono legatissima. Andiamo al bottle shop e prendiamo delle birre, mi porta da lui, nella casa degli orrori, golf gialla parcheggiata nel vialetto. Voglio quella macchina, dico. Andiamo nella sua stanza, beviamo una birretta. Guardiamo dov'è il drive-in e come arrivarci. Prende la chitarra e mi suona un po' di musica, io seduta sul suo letto, lui su una sedia davanti a me. Poi dice che va a farsi la doccia, posa la chitarra, fa per uscire dalla stanza, torna indietro e mi stampa un bacio sulla bocca. Smack! E quel bacio è stato l'inizio di una serie di appuntamenti, da soli o con Santo. Ci siamo frequentati fissi per un mesetto, poi sono andata a Sorrento per una settimana con il collo pieno di succhiotti a significare non ti scordar di me, quando sono tornata ci siamo rivisti. Ero pazzamente cotta, scrivevo alle amiche qui in Italia della mia cottezza ed erano contentissime. Una cosa zuccherosissima, tipo che una sera Santo ci ha detto che se non la smettevamo di fare cippi cippi tra di noi senza cagarlo se ne sarebbe andato. E poi una notte, mentre dormivo di fianco a lui mi sono svegliata e per una frazione di secondo non ho realizzato dove fossi. Per quella frazione di secondo ho pensato di essere nel letto insieme a Gianni. E non sono più riuscita ad addormentarmi. La mattina ci siamo alzati e siccome il giorno dopo andavo alla festa si compleanno di Jade, figlia di mia cugina Marie, volevo comprarle un regalo e siamo andati ad una specie di outlet. E girando per i negozi con lui, mi sentivo addosso quella sensazione brutta della notte precedente. Il culmine è stato quando lui è voluto entrare in un negozio di materassi perchè ne voleva prendere uno ("adesso che ci sei tu..") e il commesso ha dato per scontato che io fossi la sua ragazza. E dentro di me ho sbroccato. Questo mi vuole incastrare, ho pensato. Non fa altro che parlarmi di portarmi in Nuova Zelanda a conoscere la sua famiglia e che dopo ci sposeremo. E vuole stare con me disperatamente. Mi ha poi riaccompagnata da Claudia. E nell'esatto momento in cui ho sentito la macchina che andava via e la porta che si chiudeva dietro di me, ho esalato un sospiro. E mi sono detta basta, non lo vedrai mai più. E così è stato. Mi sono fatta prendere dalla fobia di una relazione, la stessa che mi perseguita ora del resto. Mi sono fatta soffocare da questa cosa e non ci ho più visto. Lui mi ha poi chiamata, gli ho detto che non volevo avere una relazione ora, che non ero pronta. E l'ho feritissimo, ha voluto che lo eliminassi da tutto, che cancellassi il suo numero. E così ho fatto. Ci siamo sentiti forse un paio di volte. Non ci siamo salutati, Santo ha avuto il pessimo gusto di seminare pure zizzania quando stavamo iniziando a risentirci mentre ero a Sorrento definitivamente. Ma tanto io non ci stavo con la testa per queste cose sentimentali, diciamo. Dopo mesi mi ha ricercata, io ero già qui in Italia. Mi ha chiesto un sacco di volte di tornare da lui, con lui. Ho sempre sorriso a queste richieste. E mi sono sempre chiesta come sarebbe stato stare con lui. Con un velo di pentimento.

E quindi, tornando al passato prossimissimo, lunedì mi ha chiamata. Dopo quei due fatali nanosecondi ho deciso di rispondere, la curiosità mi ucciderà, un giorno. Con delle manovre da contorsionista mi sono vestita e per la bellezza di 24 e rotti minuti mi ha tenuta incollata al telefono. Dicendomi che a breve e per circa sei mesi inizierà un lavoro in cui prenderà una fraccata di soldi e che se mi va lo posso raggiungere e guadagnarli anche io. Oppure che posso anche solo raggiungerlo e stare con lui. E che poi con quei soldi potremmo farci dei viaggi bellissimi, andare anche in Nuova Zelanda, sai mia sorella è wedding planner e può organizzare il nostro matrimonio e poi possiamo venire in vacanza in Italia e faremo un piccolo Rowan e una piccola Mary e sarà tutto bellissimo e vivremo per sempre felici e contenti. Gli ho detto che manco mi conosce, come fa a pianificare una cosa del genere? Mi ha risposto che per il tempo che ci siamo frequentati è stato bellissimo e che non è che deve succedere tutto come ha detto, ma che possiamo provarci e se non va bene, addio, amici come prima. Per cambiare argomento gli ho chiesto se ha visto le news italiane, che stiamo per fallire come la Grecia. Beh, allora perchè non te ne vai via da lì? Risatella nervosa.
Ci siamo poi salutati. Io ero una pozza di sudore nonostante l'inverno imminente. Sono salita sul treno in ritardo (eccomemai?!) e basta. Da allora per credo i tre giorni successivi il mio cervello ha smesso di funzionare se non unicamente per pensare a Rowan e al nostro ipotetico futuro insieme.
Sono una ragazza disperata, questo lo possiamo affermare senza troppe remore. Si, sono disperata se prendo in considerazione una proposta del genere. Però non sapete quanto, quantissimo ho desiderato poter avere a disposizione più vite e prendere una di queste e farlo. Prenotare un volo coi soldi del mio prossimo stipendio, arrivare lì, dall'altra parte del mondo e tuffarmi nella pazza estate australiana e nelle braccia del gigante neozelandese. E stare con lui, ritrovarsi la sera sotto il portico con una birra ghiacciata tra le mani e negli occhi gli ultimi raggi di sole orizzontali. E dopo un sorsetto di birra, intrecciare la mano fredda per il contatto con il vetro frigoriferato con il braccione del mio omone biondo e infilare il naso nell'incavo del suo collo e aspirare il suo odore e sfregare le labbra sulla sua pelle ultra smooth e stamparci un bacio. E sentirmi in pace. E pensare "Ma che cosa cazzo vuoi di più dalla vita?".
Non sarebbe meraviglioso? Cazzo si!

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