venerdì 2 dicembre 2011

Mr Gwyn

Non me ne sono mai persa uno. Dei libri di Baricco. Dall'adolescenza ad ora è un filo conduttore della mia vita. La scoperta per caso, una sera, guardando una trasmissione su uno di quei canali che non erano la Rai e nemmeno Mediaset: lui che raccontava libri di altri. Mi sembra che quella sera fosse Zanna Bianca, ma non ci scommetterei niente, quello che sono pronta a giurare invece è che quell'uomo mi ha stregata. Tempo dopo ho visto un'edizione super economica di Oceano Mare e trac, fottuta. Super fottuta. E' impossibile per me non amarlo, non essere frustrata dalla sua capacità di aprire con una sua speciale cerniera l'anima di ogni suo personaggio e spiattellartela lì. Un pezzo di anima e un pezzo di poesia. Di personaggi che venderesti tua madre per conoscerne almeno uno nella vita, persone talmente magiche che non t'è mai capitato d'incontrare, persone che se fossero tutti così quelli che ti circondano, cazzo, come sarebbe bello questo pazzo mondo.. E beh, li ho amati follemente e lungo il mio cammino li ho voluti condividere con tante persone, e so di aver regalato loro, insieme a quei fogli spiegazzati e sottolineati, dei gran bei momenti. E poi si, lo sappiamo tutti, uno scrittore cade in una specie di stampo e tutti i suoi libri si somigliano un po', ci credo, direi. Solo che a volte ci si abitua e una volta conosciuto l'eccezionale vorremmo che fosse sempre di più, come una droga, ma dopotutto Baricco è un uomo, mica una canna. Checcazzo! E si, a leggerlo ora, passati 15 anni dalla prima volta, non senti più quel formicolio che ti fa venire voglia di smettere qualuque cosa tu stia facendo per leggerlo, per rituffarti nelle stanze della locanda Almayer o nella fabbrica del Signor Rail. No, purtroppo, non lo sento più, però..
Però la mattina mi alzo controvoglia e affronto a piedi il freddo e triste e grigio tragitto che mi porterà alla stazione, guardo di quanti minuti è in ritardo il treno stamattina, calcolo dopo quanti inizierò a perdere calore alle dita dei piedi e alla punta del naso, e a che velocità dovrò correre per non arrivare tardi a lavoro, ecc. E poi il treno maledetto arriva, ci salgo sopra, sopra sopra come i bimbi, mi tolgo la giacca, mi siedo, frugo nella borsa tra boccette di integratori (funzioneranno davvero?) e biro e matite per gli occhi e lo trovo, un po' spiegazzato e graffiato di smalto rosso. E lo apro alla pagina con l'orecchia (oh, i miei libri devono vivere!), metto a fuoco le prime parole e poi, si, poi tutto il mondo intorno a me se ne può andare a farsi fottere, perchè io lì, per la prossima mezz'ora me ne torno a CASA.

Esattamente come si sentono i personaggi di questo libro quando leggono il ritratto che ha scritto di loro l'ex scrittore Jasper Gwyn. Tornano a casa.
Come se il nome dell'autore non bastasse, per scrupolo mi sono fermata a leggere la trama in libreria prima di comprarlo:
"Mentre camminava per Regent's Park - lungo un viale che sempre sceglieva, tra i tanti - Jasper Gwyn ebbe d'un tratto la limpida sensazione che quanto faceva ogni giorno per guadagnarsi da vivere non era più adatto a lui. Già altre volte lo aveva sfiorato quel pensiero, ma mai con simile pulizia e tanto garbo."   
Non ho potuto far altro che sorridere nel vuoto delle pile di libri intorno a me e comprarlo. Potrei dilungarmi per ore e ore su Baricco e quello che penso dei suoi libri e come mi fanno sentire e quante volte li ho riletto tutti, tutti. Ma no, queste sono cose mie, dopotutto.

Vi lascio, però, qualche citazione, questo si.

La donna ne parve dispiaciuta e gli chiese per quale ragione avesse abbandonato un lavoro che aveva l'aria di essere così piacevole. Jasper Gwyn fece un vago gesto nell'aria. Poi disse una frase incomprensibile.
- Un giorno mi sono accorto che non mi importava più di nulla, e che tutto mi feriva a morte.

Voglio dire che prima o poi smetterà di rompermi i coglioni ovunque io vada, e io proverò lo stesso sollievo che si prova quando in una stanza si sepgne il motore del frigorifero, ma anche lo stesso sgomento inevitabile, e la sensazione, che lei certo conoscerà, di non essere sicuri di sapere cosa farsene di quell'improvviso silenzio, e forse di non esserne in fondo all'altezza.

Capirlo lo fece sentire sperduto, e indifeso come solo sono i bambini, quelli intelligenti.

Lei sapeva, d'altronde, che il suo corpo l'avrebbe sempre destinata ad amori assurdi. Nessun uomo pensa di desiderare un corpo come quello. Ma l'esperienza aveva insegnato a Rebecca che molti invece lo desiderano ed è spesso il risultato di una qualche ferita che non vogliono ammettere.

Si salutarono stringendosi la mano, e la cosa sembrò ad entrambi di un'esattezza e di un'idiozia memorabili.

Ma mentre spegneva le luci e trovava ancora qualcosa da rimettere a posto, ebbe la sensazione strana di non essere lì, e di rifinire i dettagli della vita di un'altra. Con una punta di sconcerto capì che, in un solo giorno, una certa distanza a cui aveva lavorato per anni, si era scostata con eleganza - una tenda in un colpo di vento. E da lontano la raggiunse una nostalgia che credeva di aver sconfitto.

Il vecchietto rise di una risata bella, meno vecchia di lui. Sembrava contento che Jasper Gwyn fosse riuscito a far perdere le sue tracce.
- Scusi, disse.
- Di che?
- Ho un debole per quelli che spariscono.


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