lunedì 30 gennaio 2012

Mary e la capacità di attrarre casi umani, vol. 65174987

Solo a te possono succedere 'ste cose..


E' quello che mi sento dire dopo il racconto delle mie ennesime 'peripezie', l'ultima delle quali s'è verificata sabato sera.
Eccone qui di seguito il resoconto.

Dopo una cena thailandese con Silvia, Sara e Adamo, Albo e Paul in zona P.ta Romana, decidiamo di trascorrere la seconda serata al Next, un locale che io e Silvia frequentavamo coi cugini sardi ai tempi in cui ci uscivamo insieme; locale assolutamente anonimo e insignificante, l'unico motivo delle nostre frequentazioni erano i cocktail extralarge a 9 euri.
Beh, arriviamo al Next e sorpresa sorpresona! Ci sono i cugini insieme a tutta l'allegra combriccola! Ci fermiamo un po' a parlare e poi entriamo, occupando un tavolone con gli sgabelloni.
Ad un certo punto la mia vescica spinge e quindi mentre mi dirigo verso la toilette incontro il tavolone della combriccola e scambio due battute en passant. Apro la porta scorrevole, mi giro verso gli altri per terminare le battutone e la porta mi arriva addosso, la blocco con la mano e, con la faccia stupita, dico "Ma si chiude da sola?!?!", non faccio nemmeno in tempo a riavermi dalla micro sorpresa che mi aspetta la cornucopia dei coup de theatre: un tizio magrissimo, capelli rasatissimi e un'espressione da disagio di strada che dice, accarezzandosi il bordo dei jeans e con fare sommesso, mezzo sorridente, gli occhi bassi allusivi (si, tutto insieme!): "No, non si chiude da sola". Mi giro a guardarlo, "Ah.." dico stupita, ed eccolo, l'inizio del trash del sabato sera.
Ho un leggero presentimento che metto subito a zittire e mi chiudo nel bagno attiguo a quello del nostro amico.
CASUALMENTE, usciamo dai rispettivi bagni in sincrono e c'è un solo lavandino. Visto che voglio togliermi subito da questa situazione imbarazzante, lo invito a lavarsi le mani prima di me, ma lui, niente, un vero gentleman, irremovibile, "Vai tu".
Quindi mi avvicino al lavandino, m'insapono le mani, me le sciacquo, con lui dietro. Imbarazzo da ascensore, mi guardo intorno alla ricerca di uno specchio, lo trovo alla mia destra, uno di quelli lunghi e stretti, mi squadro per vedere se è tutto a posto e.. ta daaaaaaaaaaa! Il bordo posteriore del vestito è perfettamente infilato dentro l'elastico dei collant: in pratica il nostro amico era in tribuna d'onore per lo spettacolo "Il culone di Mary".
...
Dopo un momento di gelo, con l'innata nonchalance che mi contraddistingue, sistemo il vestito.
Ma il bello deve ancora arrivare.. 
Mentre mi asciugo le mani con la singhiozzante aria calda dell'aggeggino al muro, gli faccio un cenno verso il lavandino, di fianco a me. Inizia a lavarsi e fa "Sai, non mi è costato niente farti lavare le mani prima di me..". Alzo gli occhi al soffitto e penso, "Stocazzo, certo che non t'è costato niente!" e "Non ridere, non ridere, NON RIDERE!". Intanto il nostro eroe fissa lo sguardo sull'asciugatore e dice "Io non mi asciugo mai così, ne approfitto per.." E con le mani ancora zuppe d'acqua, fa il gesto di pettinarsi lentamente una chioma inesistente "Tu non lo fai mai?".
"No, beh, magari d'estate", io, sempre più sbalordita, mi aspetto di vedermi spuntare Lynch da un momento all'altro.
Cerco di tagliare la corda, mi avvicino alla porta, faccio per aprirla e mi ferma chiedendomi: "Ma tu ti sei lavata le mani con l'acqua calda o ti sei accontetata di quella fredda che c'era?".
Silenzio. No, dai, mi sta prendendo per il culo..
Balbetto.
"No, beh, non c'era quella calda, mi sono ac.. Cioè, non c'era, calda non c'era.."
Un ultimo sguardo al portatore di febbre del sabato sera, con la faccia sgocciolante d'acqua e ammiccante, apro la porta e finalmente posso scoppiare e raccontare tutto agli amici al tavolo.
Racconti purtroppo soffocati tra le risate e il disagio di.. Trovarmelo alle spalle.
Ve l'ho già detto che era un gentleman, giusto? Perchè dopo essersi accuratamente spogliato ed essere rimasto in canottiera sfoggiando i suoi molteplici tatuaggi completamente scollegati (ricordo di aver pensato: "Questo si fa un tatuaggio ogni volta che si prende un fungo allucinogeno"), mi ha bussato sulla spalla per dirmi: "E' tua quella sciarpa per terra?" Io e Silvia che ci pieghiamo in sincrono a raccoglierla mentre si sente lui dire "T'è caduta, oppure non lo so se l'hai fatto apposta..." e ci rialziamo guardandoci in faccia e ridendo come delle scolarette alle spalle del professore pazzo.
La chicca delle chicche è stata quando dopo averlo visto chiacchierare con un ragazzo straniero, al momento di salutarsi gli ha chiesto il nome, ma non lo capiva e allora ha detto: "Va beh, io sono Giulio, ma cos'è un nome, io sono io e tu.. Sei io.."
RESPECT!


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