sabato 25 febbraio 2012

Cielo di Sabbia

E l'estate 'appena' passata mi sono voluta coccolare con il ritorno di uno di quegli autori che ormai è un must, Lansdale. L'ho conosciuto anni fa, quando lavoravo ancora alla Western Union, nel lontano 2005, consigliata dal capo Roby e me ne sono subito innamorata; in primis di Hap e Leonard, i protagonisti di una serie che si trovano sempre invischiati e incastrati in vicende inverosimili e i cui dialoghi fanno morire dal ridere, ma anche degli altri, in particolare dei romanzi con protagonisti dei ragazzini. L'unica spiegazione che posso dare al mio amore folle per i romanzi 'infantili' è che molto probabilmente mi fanno pensare alla mia di infanzia, che, udite udite, è stata abbastanza fantastica. E quindi forse ogni volta mi sento un pochino bimba e soprattutto al sicuro. E forse anche per lo stesso Lansdale è così, come anche per Stephen King e tutti quegli scrittori che ambientano spesso le proprie opere in determinate epoche della vita. Da dire c'è che non è proprio il romanzo che mi ha cambiato la vita, forse anche perchè sapevo più o meno quello che mi sarei trovata a leggere, insomma non era la prima volta. E sempre da dire c'è che non è che me lo ricordi molto, quindi, god bless le trame in quarta di copertina!  
Oklahoma, anni Trenta. Jack ha appena finito di seppellire entrambi i genitori e si aggira tra le rovine della sua casa, distrutta da una delle tempeste di sabbia che sconvolgono lo Stato, quando viene raggiunto da Jane e suo fratello Tony. Anche loro hanno perso tutto quello che avevano, e vagano in un mondo senza vita, nel quale ogni cosa, dalle piante al cibo, è sommersa sotto uno strato di polvere rossa. Ai tre ragazzi non rimane che rubare una macchina (il cui padrone è morto anche lui nella tempesta) e partire alla volta del Texas orientale, nella speranza di trovare pace e un'occasione per ricominciare a vivere. Ma la strada fino in Texas, tra rapinatori e vagabondi, cavallette e alligatori, deliziose vedove e spietati sfruttatori, si rivelerà lunga e tortuosa, e costringerà i tre ragazzi a crescere e a confrontarsi con quel misto inestricabile di malvagità e solidarietà che alberga in ogni essere umano.

E ora vediamo se ci sono anche delle citazioni:

Ma a me nessuno ha chiesto cosa volevo. Mio padre e tutti quanti si aspettavano da me un certo comportamento, perchè secondo loro la vita era così. E io non ho bisogno di farmi schiacciare dagli obblighi. Ho solo bisogno di poter scegliere tra qualcosa che non sia già stato deciso per conto mio. Ho bisogno di andare a vedere se il mondo è piatto, rotondo o triangolare. Ho bisogno di sentire che ho visto e fatto qualcosa di diverso da quel che hanno visto e fatto tutti gli altri.

- Un briciolo di ottimisto, insomma, - disse Jane. - Cerchi di immaginarsi cosa c'è in fondo alla strada.
- L'ho già visto, cosa c'è. Altra strada.

venerdì 24 febbraio 2012

Throw your arms around me

A lavoro. Manca poco alle 18. Fuori ci sono 18 gradi. In pausa pranzo all'arco della Pace mi sono tolta sciarpa e cappotto e mi sono spiaccicata al sole. Ah. Poi sono tornata e siccome dovevo fare un lavoro abbastanza alienante, per concentrarmi e annullare i rumori intorno, mi sono messa su Youtube. Youtube Mix dei Pearl Jam. E all'improvviso è arrivata lei, che mai avevo sentito prima. And I fell in love with it.

Dalle stelle alle stalle, col lanternino

Certe volte mi chiedo comìè che riesco ad infilarmi in situazioni paradossali, quasi come se le cercassi col lanternino.. Ecco due episodi freschi freschi confezionati apposta per la mia sballatissima vita.
 
Stamattina ero sul treno, immersa placidamente nella lettura del mio "Revolutionary Road" e poche stazioni dopo la mia è salito un tizio che s'è seduto di fianco a me.
Enorme.
 
Ma enorme tipo lui:                                                        E non tipo lui:
Mi ha praticamente schiacciata contro il bracciolo del mio sedile, per qualche fermata ho letto col libro obliquo perchè non contento della sua enormità questo doveva leggere il giornale a braccia spalancate. Ovvio, ma ti pare che?
Gli ho lanciato qualche sguardo di risentimento (notando una barbetta incolta), ma questo, niente.
Finchè ho deciso che me ne sbattevo il cazzo e mi sono ridimensionata, sedendomici praticamente in braccio. E così abbiamo continuato il nostro viaggio verso la grande Merda.
Finchè in prossimità di Domodossola mi sono alzata per mettermi la giacca (avevo pure pensato nel farlo, per riportarci in parità parità, di schiacciargli il piede con il tallone, ma poi me ne sono stranamente dimenticata) e questo s'è girato a guardarmi.
E qualcosa dentro di me ha fatto SPATATRAKKE! KABOOM!
Degli occhi vellutosi e quasi nutellosi che mi hanno guardata dal basso con nonchalance.
Enorme.
Barbetta incolta.
Occhi vellutosi.
Debbo dire altro?!
Dite che lo ricontrerò?!
AAAAAAAAAHHHHHHHHH! (<-- sospirone..)
 
E con questa visione la vostra eroina se n'è andata sospirando a lavoro, dove l'ha avvolta una noia mortale condita dalla consapevolezza che il mondo fuori da quell'ufficio buio stava esplodendo di vita. Questo non ha fatto altro che generare inquietudine e frenesia che sono state poi sfogate nel tragitto da ufficio a stazione grazie a delle belle canzoncine di Elvis urlate a squarciagola.
 
Elvis Therapy..
 
Va beh, sul treno mi sono immersa di nuovo in Yates e ne sono emersa solo una volta arrivata nella ridente località che risponde al nome di Bovisio Masciago. Time to change music e allora mi metto i fantastici e incazzosissimi Rage Against the Machine, questa.
E improvvisamente mi sento forte come Robocop, invincibile come Chuck Norris, spietata come Clint Eastwood. E incedo come una cazzutissima dura. Ah, si, finalmente!
Ma ad un certo punto il mio incredibile e infallibile sesto senso 'sente' scattare un allarme. Alla mia sinistra, la fila di auto ferme al semaforo rosso, ne arriva un'altra e frena dietro l'ultima. Ma c'è qualcosa di strano. Mi giro e guardo, il conducente ha la luce interna accesa. Mah. Sticazzi, direte voi. Si, anche io me lo sono detta.
E ho continuato a incedere infermabile verso casa con le chitarre graffianti dei RATM nelle orecchie. Quando mancavano meno di una cinquantina di metri al portone del mio cortile, mi si affianca una macchina, quella macchina. Mi giro e mi sfilo un'auricolare. Il tizio mi chiede da che parte è la superstrada.
Eh eh eh. Come un Texas Ranger mi convinco che dalle mie indicazioni dipende la vita di questo sciagurato avventore e mi piego a spiegargli bene la strada.
"Ma la Milano Meda intende?"
"Si."
"Ecco, deve girare qui subito a destra, fa tutta la strada e arriva ad una rotonda, VA DRITTO (<-- enfasi) finchè non arriva ad UN'ALTRA (<-- ri-enfasi) rotonda e poco dopo c'è la Milano Meda. Ma lei deve andare verso Milano o dall'altra parte?" (MA CHE SENSO CIVICO!)
"Si, verso Milano"
"Ah, ecco, allora si, proprio subito dopo la seconda rotonda c'è un ponte, lei deve girare a destra PRIMA (<-- super enfasi accompagnata da gesti) del ponte e quella è la Milano Meda".
"Ehm, ok, grazie"
(Sorriso) "Di niente"
E proprio mentre Walker Maria Grazia Ranger si raddrizza e sorride, contenta di aver aiutato il prossimo, lancia un ultimo sguardo dentro la macchina e si accorge che: era tutto un bluff e quel minchione impanato l'aveva fermata solo perchè voleva spaventarla col suo pisello. Si, avete capito bene: quel reietto schifoso in realtà s'era fermato con l'evidente intenzione di importunarla/adescarla/disgustarla masturbandosi davanti a lei mentre lei invece si sbracciava ad aiutarlo a trovare la retta via e NON SI ACCORGEVA DI NIENTE.

Ovviamente questo se n'è andato via in un battibaleno, ma io non ho potuto fare a meno di ridere come una cogliona nel rivedermi tutta la scena dal di fuori, anche perchè (la cosa più divertente di tutte) questo che si aspettava ogni tipo di reazione e che se le pregustava tutte in egual misura s'è ammosciato nel giro di due nanosecondi quando io non mi sono resa conto di quello che stava succedendo. GLIEL'HO FATTO AMMOSCIARE!

lunedì 20 febbraio 2012

Happy birthday, Mr President


E il genio del male torna a colpire ancora una volta. Questi gli antefatti:
1) C., il mio capo, ha evidenti problemi di coppia con la moglie, un'altra mia collega;
2) C. adora i cornetti, i gelati intendo, e ogni volta che vuole sapere se ce ne sono in freezer, fa il gesto delle corna e la faccia interrogativa;
3) Oggi era il compleanno di C.
Io, ovviamente, me n'ero completamente dimenticata, ma ho assistito alla telefonata del padre che gli faceva gli auguri. Non sto a dirvi quanto raggelanti mi sono parsi quegli auguri.. Anyway, dopo la scenetta, visto che la telefonata tra i due continuava, ho deciso di andarmene alla mia scrivania e tutta ripiena di buone intenzioni sono andata su Google, ho digitato "happy birthday boss", immagini, e ho cercato qualcosa che potesse andare bene per lui.
Scorrendo la pagina dei risultati, ho visto l'immagine qui sotto, mi sono esaltatissima, niente mi sembrava più azzeccato e gliel'ho mandata in un'email.
Con una risatella complice ho mostrato l'email inviata a N., mia collega, dicendo qualcosa come "Beh, mi sembrava proprio la cosa più indica..." per poi rendermi conto a quasi fine frase che forse, per i problemi di cui al punto 1, MAGARI NON ERA IL CASO...
 
Ecco, quello che mi chiedo io è: "Quando smetterò di essere così rincoglionita?"


giovedì 16 febbraio 2012

Norvegian Wood - Tokyo Blues

E no, non ce l'ho fatta..
E' un periodo che inizio cinquanta libri in contemporanea e poi li mollo tutti, ma con Murakami sapevo di beccare il bersaglio di una lettura ininterrotta fino alla fine. E pure in meno di una manciata di giorni!
Incredibilmente quest'uomo riesce sempre ad irretirmi e impigliarmi nelle maglie delle sue trame. E incredibilmente è sempre per me difficile capire come mai mi piaccia tanto. Si, si, l'eleganza, le storie fuori dal comune, il Giappone, ecc. In realtà più che difficile capire il come mai, mentre leggo un suo libro mi ritrovo spesso a chiedermi "Perchè non vedi l'ora di finire tutto quello che stai facendo per piantare gli occhi lì dentro?". A questa tornata (si dice?) ho capito altre due cose che mi fanno amare la sua scrittura: il feticismo nei confronti del cibo e il modo in cui descrive i personaggi, anche tramite la bocca di altri personaggi stessi.
A me piace molto contestualizzare, anche quando racconto qualcosa, mi piace partire dai pre pre presupposti, per far capire bene il risultato, come si arriva alla scena principale, per chiarire i come e i perchè di un fatto; è anche per questa ragione che nessuno dei miei conoscenti, amici, parenti (a parte qualche selezionatissimo elemento) vuole che io gli racconti un film, no, perchè mi perdo in mille milioni di dettagli e torno indietro e salto avanti e poi non ci si raccapezza più. Ovviamente Murakami non fa i miei errori, no, lui con una minuzia incredibile introduce un personaggio e lo descrive fisicamente, psicologicamente e devo ammettere anche molto peculiarmente: "Quando suonava, Reiko sembrava una ragazza di diciassette anni davanti a un vestito che la fa impazzire. Aveva gli occhi che le brillavano e le labbra serrate, sfiorate ogni tanto dall'ombra di un sorriso. ";  capito cosa sto cercando sgraziatissimamente di dire?!? Il tutto, poi, senza farlo pesare minimamente, non so, avete mai conosciuto qualcuno che vi ha fatto notare qualcosa di voi, così a bruciapelo, qualcosa che magari nessun altro aveva mai notato? E scoprire poi che quel qualcosa in realtà è la descrizione perfetta della vostra essenza?
Ecco, una cosa del genere.
Vediamo un po' cosa dice la trama (che io non avevo letto, facendomi accecare dal nome e dalla copertina):

Uno dei più clamorosi successi letterari di tutti i tempi è anche il libro più intimo, introspettivo di Murakami, che qui si stacca dalle atmosfere oniriche e surreali che lo hanno reso famoso, per esplorare il mondo in ombra dei sentimenti e della solitudine. Norvegian Wood è anche un grande romanzo sull'adolescenza, sul conflitto tra il desiderio di essere integrati nel mondo degli "altri" per entrare vittoriosi nella vita adulta e il bisogno irrinunciabile di essere sé stessi, costi quel che costi. Come il giovane Holden, Toru è continuamente assalito dal subbio di aver sbagliato o poter sbagliare nelle sue scelte di vita e di amore, ma è anche guidato da un ostinato e personale senso della morale e da un'istintiva avversione per tutto ciò che sa di finto e costruito. Diviso tra due ragazze, Naoko e Midori, che lo attirano entrambe con forza irresistibile, Toru non può fare altro che decidere. O aspettare che la vita (e la morte) decidano per lui.

Citazioni:

Pensai che il vero nemico di questa gente non era il potere del governo ma la loro mancanza di immaginazione.

Si, anche se non è che abbia questo forte legame con mio padre, ho fiducia in lui. Una persona capace di mandare all'aria casa, figli, lavoro, per lo shock di aver perso la moglie è una persona di cui mi fido. Lo capisci?

Anzi, è perfino troppo calmo. C'è tanto spazio, moltissimo verde e la gente fa una vita molto tranquilla. E' talmente tranquillo che a volte mi viene il dubbio che questo sia il mondo vero. Ma naturalmente non è così.

Dopo che lei fu uscita mi addormentai sul divano. Non avevo intenzione di dormire, ma caddi in un sonno profondo come non mi succedeva da tempo, avvolto dalla presenza di Naoko. Nella cucina c'erano i piatti che lei usava, nel bagno il suo spazzolino, nella stanza accanto il letto dove dormiva. E così mi abbandonai a un sonno che sembrava spremere via tutta la mia stanchezza, goccia a goccia, fin dai più risposti angoli delle cellule. Poi sognai una farfalla che danzava nell'oscurità.

Dopo aver chiuso gli occhi, vidi minute immagini luminose danzare nel buio, e nelle orecchie sentii risuonare echi della chitarra di Reiko, ma non durò che pochi istanti. Arrivò il sonno, sprofondandomi in una calda palude.

Stare con lei mi dava la sensazione di essere stato promosso a un livello di esistenza superiore.  

Scrivendo mi sembrava di riuscire a tenere insieme la mia vita che altrimenti sarebbe crollata spargendo i pezzi da tutte le parti.





sabato 11 febbraio 2012

Fermiamoci!!!

L'altroieri, cazzeggiando, ho trovato il blog di una tipa neozelandese (questo); è mamma di 4 bambini, aspetta il quinto, casalingua e fa scuola da casa ai figli. E' molto creativa, trasforma camicie da uomo in vestiti, pezzi di stoffa in coperte patchwork e robe così. Simpatica e anche un pezzo di fica.
Fatto sta che ho passato l'intero pomeriggio a scorrere le pagine e non riuscivo a staccarmi, ne volevo ancora e ancora. Poi di ritorno da lavoro, sul treno, ci ho pensato e mi sono chiesta "Ma come mai? Perchè ti ha attratta così tanto?" e boh, mi dicevo, non lo so, non capisco, manco ci fossero delle ricette o uomini nudi con il membro in mano. :) E pensa che ti ripensa ho avuto un'illuminazione: io voglio quella vita. Ta-daaaaaaaaaaa! Mi ha fatto l'occhiolino questa consapevolezza, un occhiolino di quelli con lo schiocco. Va da sè che con questo step non è che mi sia tranquillizzata molto, no, manco per il cazzo. Anzi. Io che voglio fare la casalinga e sucarmi 4 bambini + 1 in pancia e fargli pure da insegnante ed avere pure le energie di tenere un blog, intrattenere relazioni virtuali con chi lo segue, andare in giro per mercatini e negozi e cercare sempre nuove idee, e preparare la cenetta per il mio maritino per quando torna a casa la sera, ed essere pure felice e soddisfatta di tutto questo? E lì, RI-Ta-daaaaaaaaaaa, altra consapevolezza: felice e soddisfatta. Quella donna è felice e soddisfatta e non è la sua vita che voglio, ma questa cosa. Eh, già, è arrivato il genio, mi dirai. Non so come spiegartelo, ma vedi, questa oltre alle incombenze normali, riesce a fare un sacco di cose che le piacciono e che per esempio piacerebbe fare anche a me, mi piacerebbe imparare a cucire e fare un vestito per me scegliendo la stoffa, fare una borsa, personalizzare lo spazio intorno a me, dedicarmi a tante piccole cose, provare ad utilizzare queste cose, queste passioni come lavoro e non fare, come ora, una cosa di cui non me frega un assoluto cazzo.. Sono schifosamente consapevole del fatto che nella mia vita quotidiana non faccio altro che abbruttirmi e deprimermi e perdere tempo in cazzate. E no, così non va bene. Non va bene no. E' tutto tempo sprecato questo e ho già una certa età, insomma. Bisogna fare qualcosa, agire, non farci tirare giù nella merda degli altri e di noi stessi. Fermiamoci!!!!!!! 

giovedì 2 febbraio 2012

My first time with Antony

In questi giorni sto vivendo una specie di risveglio. Dopo mesi e mesi e mesi. Sto bene, mi sento sveglia sveglissima e mi piace. Questo mio nuovo status mi aiuta a gettare un po' di luce sui mesi passati e sulla totale accidia e insofferenza che li hanno contraddistinti. La mia quasi totale assenza dal blog ne è una testimonianza. Come il mio isolarmi e atterrarmi.
Spero che questo risveglio duri il più possibile, è troppo bello, non voglio perdermelo!
Come non voglio perdermi tante cose che mi sono comunque successe e che per il mio ormai appurato e inconfutabile stato di svampita totale rischierei di far incastrare nelle maglie della rete che si chiama dimenticatoio globale totale. Scrivere serve, a me perlomeno. Mi aiuta a fissare dettagli e aneddoti e momenti che altrimenti mi scivolerebbero via. E sarebbe un peccato.
Se c'è una cosa, tra le altre, che mi permette di stabilire un filo invisibile e continuato di ricordi e di rimandi, beh, questa cosa si chiama musica: la prima volta che ho sentito una canzone e in quel momento mi stava succedendo qualcosa di nuovo o meno, un periodo in cui ero in 'morra' per un gruppo o un cantante, il riuscire a vivere ancora esperienze di entusiasmo panico quando per un caso fortuito o meno ascolto una canzone e dentro mi esplode una nuova galassia di emozioni.

Tra le migliaia di cose che ho mancato di raccontare a proposito dei mesi e mesi e mesi di letargo è il mio viaggio a Londra a novembre. Non mi soffermerò sulla sensazione di vuoto e freddo che avevo la sera del volo, in compagnia de "La solitudine dei numeri primi" e di un ritardo imprecisato, della voglia di piangere che m'è presa mentre da sola aspettavo uno dei mille treni che mi avrebbe portato dalla mia Silvia e mentre vedevo solo sconosciuti indifferenti intorno a me e un cielo nero nero nero sopra di me. No, non mi ci soffermo. Salto subito a quando dopo una notte di sonno in un letto gentilmente concesso dal temporaneamente assente coinquilino Jake, mi sono svegliata in un'assolatissima e bellissima Londra. Ho fatto colazione insieme a Silvia (la mia anima gemella, allora super incinta), Alan (l'ingravidatore nonchè uomo della sua vita), Santiago (coinquilino ispanico e gay super innamorato dell'Italia) e Marike (coinquilina fiamminga attrice e scrittrice di libri per bambini). Mi sono lavata di dosso la sporcizia e sporchezza e stanchezza e stranezza e insieme ad Alan sono andata in un mercatino bellissimo, parlocchiando in inglese. Al mercatino improvvisato ci ha poi raggiunti Silvia dopo una lezione di yoga per mamme (ma non è bellissima?!?) e poi io e lei siamo tornate a casa da sole, Alan a pranzo dalla sorella Mary.
Ed è qui che entra in gioco Antonuzzo. E' scoccato nella cucina londinese della mia amica l'amore empatico per Antonuzzo. Qui, giusto per intenderci.
Con la moquette a terra e le perenni illuminazioni di Natale sui muri; con le pentole sul fuoco che scaldavano il nostro pranzo e la piccola Aisla che scalciava nella pancia; con le orchidee e il rosmarino; con i nostri racconti a mille parentesi e gli intermezzi di Casper il gatto. :) Con i pezzi di vita mancanti all'una dell'altra, con i progetti e l'affetto arretrati. Con la mia voglia di toccare la pancia e il nodo alla gola per vedere la mia bimba così incinta. Con la mia voglia di innamorarmi e trovare anche io l'uomo della mia vita. Con lei che mi guardava fiduciosa di tutto, don't worry, everything's gonna be alright.
In mezzo a tutto questo, come se non fosse stato abbastanza, decidiamo di mettere della musica, non mi ricordo chi delle due l'abbia proposto. E allora ho allungato una mano al porta cd, non mi ricordo quanti ne ho guardati e scartati prima, potrebbero essere 0 come 10, non me lo ricordo. Mi ricordo benissimo invece una copertina scura e io che chiedo "Ma questi chi sono?" "Si, metti quello, mi piace tantoooo!" "Ok, mettiamo questo allora".
E non mi ricordo nemmeno quale fosse la prima canzone che ho sentito. Manco quello, lo so, sono una frana. Però mi ricordo della magia bellissima che m'è partita in testa. E che non ho più capito un cazzo. That was love, my friends. Mi sono sentita una bimba che scopre il cinema e si aggira per i corridoi vellutati con orecchi, naso e occhi spalancati.
E' stato il coronamento perfetto di un momento magico.
Ok, non vi tengo più sulle spine. Questo è il video che spesso ascolto prima di addormentarmi.
Lo so, lo so, molti lo troveranno deprimente all'eccesso, una roba che in confronto Masini è Cristina d'Avena, ma io, letteralmente, ME NE FOTTO!
Trovo che sia dolcissimo e poi ormai mi lega a lei, all'ultima volta che siamo state insieme.

mercoledì 1 febbraio 2012

Vorrei Vorrei Vorrei

Spulciando la mia casella di email ho trovato questa. Si riferisce al mio super eroe, il mio zietto d'Australia; l'avevo scritta a Silviotta tempo fa.

Sono due giorni che mi guardo 'sta foto e godo.


Me la sono inviata a lavoro, me la stamperò domani e me la metterò sulla scrivania. E ogni tanto ci getterò uno sguardo sopra.
And no matter what I'll be doing, I'll smile. A wide smile. The widest smile on earth. For my super hero. Just for him.
Ma guarda che fico che è..
Quello che mi chiamava Mariù.
Lui e la sua macchina del cuore. Quella con cui zigzagava nelle strade, quella con cui ha sfondato una volta le colonnine di mattoni all'entrata di casa perchè si stava cagando addosso, quella che quando gliel'hanno rubata e poi bruciata, nessuna macchina è stata più la stessa.
Eccoli lì. In mezzo agli alberi, ai fucking awesome gumtrees. Più di vent'anni fa. Lei senza un copri cerchione e lui con la panza evidentemente china.
E chissà io dov'ero. Bimba. Qui. E chissà com'è ora quel posto. Se ci sono ancora gli alberi. O se li hanno tagliati e usati per fare dei mobili, della legna da ardere, degli steccati.
Quanto cazzo vorrei davvero, davvero non sai quanto. Poter entrare in quella foto, uscire da dietro l'angolo appena sentito il clic della macchina fotografica e dire "Zio, questa è venuta di sicuro bellissima!" e buttare i miei occhi nei suoi, blu come mai, e percepire, sotto sotto, il sorriso che si apre e che poi esplode. Di taglio i suoi denti consumati ad aprire bottiglie di birra. Posargli la mano sulla spalla, sentire il tessuto del maglione e guardare gli alberi, con le foglie mosse dal vento. Odore di eucalipto, di aria buona. E io che gli chiedo "Zio, hai mai provato ad arrampicarti su 'sti alberi?" e lui "Oh! Non sai quante volte!" e io "Ma va, guarda come sono lisci!". E allora lui andare verso gli alberi, sceglierne uno, tirarsi su le maniche della maglia e arrampicarcisi. E mia cugina Marie, lì vicino, di spalle che non si accorge di niente. E lui stacca un rametto dall'albero e glielo lancia addosso. Lei pensa che sia un ragno e inizia ad urlare come una pazza. E lui mi guarda, spalanca gli occhi e la bocca e poi tira la testa indietro in una risata delle sue. Questo vorrei ora.