giovedì 31 maggio 2012

Maggio parigino

E giusto per rimanere in tema parigino, durante il famoso weekend con il morto, impegnate nella vasca sugli Champs Elisées, complice Mario che voleva prendere dei libri per i bimbi abbiamo fatto tappa al Virgin Megastore e lì, scese le scale ci siamo ritrovate davanti ad un espositore carico di libri di cucina e per puro caso, mi sono imbattuta in loro due:





E potevo lasciarli lì ad accumulare polvere? NOOOOOOOOOOOO!!!!!!!
E potevo poi non leggerli morbosamente per carpirne ogni segreto? RINOOOOOOOOOOOOO!!!!
E quindi un paio di domeniche fa mi sono dedicata alla Tarte Fraises Mascarpone che potete trovare alla pagina 120 del libro qui su a sinistra, ovvero "Sucré".

Innanzituto gli ingredienti sono:

Per la base
120 gr di burro
70 gr di zucchero a velo
25 gr di farina di mandorle
1 pizzico di sale (il libro diceva fleur de sel, ma ne ero sprovvista)
1 pizzico di vaniglia
1 uovo
200 gr di farina

Per il ripieno
2 fogli di colla di pesce
60 gr di panna fresca
125 gr di zucchero semolato
500 gr di mascarpone
400 gr di fragole

Ed ecco come l'ho fatta:

La base: unire tutti gli ingredienti al burro tagliato a pezzetti, senza lavorare troppo il composto, come se fosse una frolla; formare una palla, avvolgerla con pellicola trasparente e lasciare riposare in frigorifero per almeno 2 ore. Dopo il riposo stenderla ad uno spessore di 4-5 mm e con il disco ottenuto foderare uno stampo da 24 cm con cerniera apribile imburrato e infarinato. Con una forchetta bucherellare la base per evitare che si gonfi durante la cottura e coprirla poi con della carta forno (io la bagno e la strizzo) e dei fagioli secchi. Infornare nel forno precedentemente riscaldato a 170° e far cuocere per 20 minuti o finchè non assume un colore dorato. Togliere subito dal forno e far raffreddare.

Il ripieno: mettere la colla di pesce in ammollo nell'acqua calda per 10 minuti, dopodiché strizzarla per eliminare l'acqua in eccesso. Intanto in una pentola portare la panna e lo zucchero a ebollizione, ritirarli dal fuoco e incorporare la gelatina strizzata. Una volta raffreddati, unirli al mascarpone e mescolare bene. Versare quindi il composto sulla base e mettere a solidificare nel congelatore per 20 minuti. 
Passati questi, tagliare le fragole (meglio se di dimensioni uguali tra di loro) e disporle a spirale sulla tarte, io sono partita dai bordi per evitare di 'saltare' il centro e far venire uno sgorbio.

E infatti non è venuta per niente uno sgorbio!
Ed era buonissima!
L'unica cosa è che magari la prossima volta metterei meno mascarpone, 100 gr in meno, maybe.

Ecco la foto:



martedì 29 maggio 2012

Valeva bene una messa? Mais oui!

E nei labirintici, interminabili eppur velocissimi giorni tutti immancabilmente uguali ogni tanto c’è una novità!
Qualcosa di bello di cui parlare e momenti da ricordare. Solo che vorresti dedicartici per bene, fare un bel post coi baffi e allora rimandi di un giorno perché sei stanca, un altro giorno perché devi uscire, un altro giorno ancora perché sei ristanca, e poi perché ti dimentichi ed è così che sono passati la bellezza di quasi 20 dì e ancora non ho raccontato
la gita a Parigi con la mia amica Mario!!!
Ebbene si, erano anni e anni e anni che volevo andarci e anche lei; e per questo mi ha sempre impedito di farlo da sola, cioè, di andarci con chiunque non fosse lei.
E siccome gli anni si accumulavano e non ci decidevamo mai, vuoi i miei excursus stranieri, la mia mancanza di tempo e denaro, i suoi 4 figli e tant’altre cose e siccome quest’anno è il nostro 25esimo anniversario d’amicizia, lo scorso Santo Natale ho fatto un passetto avanti e le ho regalato un Bonazzi Voucher per usufruire di un weekend nella capitale franscese avec moi.
In realtà le avevo dato due opzioni, Roma e Parigi, ma visto e considerato che nella capitale de noattri io ci sono stata infinite volte, diciamo che ho fatto delle leggere pressioni perché scegliesse Paris.
E dopo calcoli astronomici, profezie astrologiche e calendari accademici, abbiamo optato per il weekend dell’11-13 maggio.
Già dal giorno prima ansia per l'aereo.
Io avevo paura di perderlo, viste le mie precedenti esperienze londinesi e barcellonesi.
Mario aveva paura di prenderlo, invece!
E così, come in Ufficiale Gentiluomo m'è venuta a prendere a lavoro intorno alle 16 e insieme abbiamo poi preso il Malpensa Express. In aeroporto poi c'è stata la solita mezz'ora di ritardo per la partenza nella quale l'ansia di Mario non ha fatto altro che centuplicarsi. Ma poi è ovviamente andato tutto bene, tramonto in alta quota, raggiungimento dell'hotel (anche qui avevo il terrore fottuto che la prenotazione fosse una fuffa e invece no), cena in un ristorantino in faccia alla stazione e poi curcamento.

La mattina sveglia alle 8, comprata Paris Visite Pass siamo subito andate a vedere Notre Dame,



durante la salita verso il Pantheon abbiamo trovato una piazzetta con annesso mercatino, ma soprattutto con annesso boulanger super french in cui io ho perso la testa per scegliere con cosa fare colazione. Quindi dal Pantheon,

breve caffettino in un baretto con personale tutto italiano (non l'ho fatto apposta, giuro) e poi siamo entrate nel Jardin du Luxembourg, una meraviglia, ragazzi. Ci hanno molto colpito le sedie a semi sdraio messe lì così, senza nemmeno essere imbullonate al suolo. Bellosi i parigini sfratacchiati sotto l'incerto sole.

Dopodichè ci siamo dirette verso il Musée d'Orsay, ma prima abbiamo visto la chiesa di Saint Sulpice in cui, tra l'altro, stava avendo luogo un matrimonio con degli invitati ficosissimi. E prima ancora, ci siamo imbattute per puro caso nella boutique di quel mostro sacro della pasticceria francese che è Pierre Hermé. Sono morta e risorta in cinque minuti, chevvelodicoaffà...


Sempre mentre ci dirigevamo verso il succitato museo mi sono ricordata del consiglio di Cinzia di prendere i biglietti alla Fnac per evitare di fare la coda; peccato però che per trovarla ci abbiamo messo tipo un'ora. Va beh. Da notare che io qui ero già stanca. Vecchia dentro, proprio.
Quindi, non contente della già citata stanchezza ci siamo sparate queste 4 ore al Musée, fantastico, anche solo per l'edificio in cui si trova, una vecchia stazione, bello bello.
Lì Mario s'è innamorata del falciatore, o se vogliamo essere sinceri, del suo deretano marmoreo, ma che dico marmoreo, bronzeo..  Potete constatarne la sodità da questa foto, lui è quello di spalle nel quarto in basso a destra.

Dopo una piccola sosta sul bordo della Senna ci siamo dirette al Musée de l'Orangerie, dove da anni sognavo di vedere le ninfee di Monet.
Unbelievable.
Sarei potuta morire lì dentro e ne sarebbe valsa la pena.
Non sono morta per le ninfee, ma la stanchezza era tanta.
Quindi pausa in un caffé/boulanger a base di baguette farcite e poi è stata la volta della Tour Eiffel.

Un po' deludente, devo ammettere, c'erano un sacco di impalcature davanti e intorno e in mezzo e delle code kmetriche per salire. Io ci ho rinunciato in partenza, anche perchè a causa del vento forte non si poteva salire più in alto del secondo livello, quindi 'sticazzi.
Dopo la torre abbiamo fatto una velocissima capatina all'Arc de Triomphe, al Moulin Rouge e poi da lì abbiamo assistito al tramonto sui gradini di Montmartre.

Gradini foderati di gente sorseggiante birra e vino e ascoltante musica dal vivo che cantava un tizio dotato di loop station, con la voce forse un po' troppo carezzevole. Dopodiché ci siamo dirette al nostro albergo, ma prima Mario ha voluto cenare a tutti i costi al Mac francese.
Riprovevole.
Tra una cosa e l'altra s'è fatto tardi e siamo poi svenute sul letto.
Sveglia il giorno dopo alla stessa ora e bozza di itinerario alla mano ci siamo dirette verso la prima meta, con tappa dal boulanger locale e incetta di croissant burrosissimi. Prima tappa dell'itinerario del nostro secondo e ultimo giorno a Paris era il Canal Saint Martin, un canale che si congiunge alla Senna, posto molto caratteristico e poco turistico.

E lì, tac, s'è verificato l'ennesimo episodio grottesco della mia vita. Mentre camminavamo lungo il canale ed eravamo tutte "Oh, ma che bello!", "E' troppo romantico!", "E guarda quel negozietto là", "E quel murales?! Fico! " e i ponticelli che attraversavano il canale e nessuno in giro e due poliziotti davanti a noi. La poliziotta donna che srotola il nastro per delimitare un'area di sicurezza. La sottoscritta la guarda ed esplode "Ma che cazzo è, CSI?!?!?", guarda per terra e cosa c'era? Il morto nel sacco.
Teribbile.
"Mario, attraversiamo".
"Perchè?"
"Eh...."
Una cosa tranquilla e normale mai, eh?!
No.
Giusto per rimanere in tema dopo il canale abbiamo preso la metro e siamo andate al Père Lachaise, il cimitero monumentale parigino, non potevo perdermi la tomba di Jim.. Oh, Jim, perchè sei morto?!??
Dopo il Père, tappa con caffè a Belleville, quartiere di quasi periferia, teatro della famosissima serie Malaussène  di Pennac. Tavolini sulla strada e trac, ennesima scena trash parte Toto Cotugno a tutto volume!
Dalle stalle alle stelle, dopo Belleville siamo scese agli Champs Elisées, tappa obbligatoria per la vostra Mary nazionale è stata la pasticceria in cui sono nati i macarons, Ladurée.

Qui sopra potete vedermi mentre piena di vita sto per addentare un mega macaron al pistacchio.
Visto che eravamo lì ci siamo sparate la vasca fino a Place de la Concorde e da lì abbiamo preso la metro per il quartiere latino, dove abbiamo trovato una piccola oasi di pace e di esoticità, la prima moschea parigina.
Siamo state molto tentate di andare a cercare chi faceva i massaggi, la Lonelyplanet ci aveva creato delle aspettative in merito, ma abbiamo lasciato stare e ci siamo svaccate sotto il sole riscaldoso, riempiendoci gli occhi di patio.
Poco dopo ci siamo invece riempite la bbocca una meravigliosa e rinfrescante e allo stesso tempo gustosa insalata che forse mai nella vita potrò rimangiare.
Da lì la meta successiva erano le super snob Galeries Lafayettes, ma fortunatamente o sfortunatamente erano chiuse perchè domenica, quindi ci siamo dirette di nuovo a Montmartre per dello shopping caratteristico, abbiamo prelevato le borse in albergo e poi sempre con l'ansia ci siamo dirette all'aeroporto, dove ad attenderci c'erano 4 e dico 4 ore di ritardo.
All'alba delle 3 del mattino, i miei piedini hanno di nuovo toccato il suolo brianzolo..

lunedì 28 maggio 2012

La petite Marie et la poursuite du bonheur

Sono settimane che penso a questo post.
Sono settimane che non scrivo. Forse perchè per farlo bisogna fermarsi un attimo a riflettere, fare mente locale, sondarsi un attimo. E forse non ne ho voglia. Voglio procedere come un toro a testa bassa fino alla fine del tirocinio. E non pensare.
Cioè, non è che non lo faccia, lo faccio, lo faccio, penso quotidianamente, sempre e comunque, ma scrivere è un'altra cosa.
E quindi. Eccoci qua.
Vi ricordate della mia iniziativa con la mia amica Mario? Quella di scriversi a fine giornata qual è stata la cosa più bella che ci è successa?
Ecco.
Ora è miseramente naufragata nel nulla, lei mi ha abbandonata alla vigilia di un esame, io ho continuato, ma sapendo che quella che volevo fosse una terapia non aveva attecchito nel mio paziente.
Per un po' ha funzionato però, come principio non è male.
E veniamo al titolo del post.
Uno dei primi giorni, a fine giornata lavorativa non sapevo proprio cosa le avrei scritto. La solita grigia, buia e noiosa giornata si era srotolata mollemente come al solito, senza intoppi, senza sorprese, senza un gazz. Per la sera non avevo nessun programma. Giorni prima avevo trovato questo post in cui mi ero persa e a casa avevo l'occorrente necessario, ma mentre inizialmente prevedevo di farli nel weekend, la consapevolezza di non avere niente da scrivere alla mia amica, mi ha spinta a farli.
I MACARONS!
TA-DAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
E quindi, armata di pc, pazienza e voglia di riuscirci mi sono messa al lavoro.

Gli ingredienti:
120 gr di farina di mandorle
200 gr di zucchero a velo
100 gr di albumi vecchi di almeno un giorno
30-35 gr di zucchero semolato
colorante alimentare (io ho usato quello in polvere rosso)

Per la ganache al cioccolato:
100 gr di cioccolato fondente
100 ml di panna liquida

Il procedimento:
Ho unito lo zucchero a velo e la farina di mandorle e li ho amalgamati bene per evitare che si formino grumi. Io qui ho aggiunto il colorante in polvere.
In una ciotola a parte ho poi iniziato a montare gli albumi con le fruste a bassa velocità, con un pizzico di sale e aggiungendo 'a filo' lo zucchero semolato quando iniziavano ad addensarsi; ho smesso con le fruste quando iniziavano a formarsi dei picchi negli albumi zuccherati.
A questo punto ho iniziato ad aggiungere le polveri, poco per volta, mescolando piano con un cucchiaio dal basso verso l'alto.
Quando era tutto ben amalgamato, ho versato l'impasto ottenuto in una sac à poche con un beccuccio liscio e ho fatto scendere dei 'cerchiolini' rosa su una teglia foderata di carta da forno.
A quel punto ho sbattuto la teglia in maniera decisa contro il tavolo per far salire le bolle dentro il composto e ho lasciato riposare per un'ora.

Nel frattime ho fatto bollire la panna e ci ho aggiunto il cioccolato, spegnendo il fuoco. Una volta raffreddato, ho montato con le fruste.

Passata l'ora di riposo, ho infornato la teglia a 145° per 16-20 minuti.

Mentre cuocevano avevo il terrore che si appiccicassero gli uni agli altri, sfracellandosi e mandando a monte tutto il mio lavoro e tutte le mie aspettative di felicità.

E invece.

E' andato tutto come doveva andare e all'alba di mezzanotte e mezza li ho sfornati!
Ero stanchissima, ma felicissima, ho pure svegliato mia madre per esultare insieme a lei.

La mia notte è poi finita con la petite Marie che impacchettava i petits macarons rose in sacchetti trasparenti da tre. E il suo giorno è iniziato con lei che tutta felice e sospirante si recava a lavoro con una borsetta carica di macarons per i colleghi. Svoltando l'angolo della farmacia, mi sono sentita una piccola Amélie! Anche perchè di lì a pochi passi ho trovato il fruttivendolo che aveva indovinate cosa?! Le fragoline di bosco! Ne ho preso un cestino e mi sono diretta in ufficio dove ho poi posizionato un pacchettino su ogni scrivania in attesa che gli altri arrivassero.
E quando poi sono arrivati e li hanno mangiati mi hanno uccisa di complimenti.
E io ho gongolato come una bambina davanti ai regali di Natale.

Ecco, dei semplici impastini di farina di mandorle, albumi e zucchero hanno fatto la mia felicità per ben due giorni!

E qui, c'è la prova del reato.
Lo so, la foto fa cacà..




domenica 6 maggio 2012

What made my days these days

Che dire.

Sono parecchio impegnata ultimamente,  con la testa e con il corpicino pure.
La scorsa estate mi sono iscritta ad un corso di pasticceria, you already know, le lezioni erano online e il tirocinio in una pasticceria; bene, dopo burrascose vicissitudini di cui un giorno parlerò, sono finalmente riuscita ad iniziare il maledetto tirocinio, da 3 settimane.
Da 3 settimane quindi, lavoro non stop: dal lunedì al venerdì in ufficio al solito lavoro e il sabato in pasticceria.

PUFF! PANT!

Grosse rivelazioni e conferme personali sono sopraggiunte in questo periodo. E purtroppo anche una bruttissima tendenza a isolarmi e rinchiudermi in me stessa. Non so quanto serva, a volte. Forse bisognerebbe prendere un po' tutto più alla leggera, bisognerebbe prendersi un po' meno sul serio e soprattutto contestualizzare le proprie vicissitudini col resto del mondo.
Tanta pesantezza mi sta avvolgendo ed è anche per questo che non sto scrivendo molto, sarei parecchio deprimente e girerei tanti fiocchi inutili intorno ad un puntino fino a renderlo poi una torre di Babele.
Dunque, una delle più grandi rivelazioni di questi tempi è che con le questioni di principio ci si dovrebbe pulire il culo, scusate il francesismo; non servono a niente se non a farci stare male e infatti per una questione di principio mi sono fatta venire una gastrite che non finiva più, per una cosa come due mesetti me ne sono andata in giro con una bottiglia di Gaviscon da mezzo litro in borsa e ne suggevo il sambucoso nettare ad ogni pié sospinto; pare che mi stia riprendendo ora, per tutta la scorsa settimana non ho avuto episodi, HURRAY!

Un'altra grande rivelazione, che però in realtà è solo una confessione ad alta voce, è stato ammettere di essermi iscritta a questo corso solo per avere un alibi e non partire, cioè non dovermi mettere nella situazione di dover decidere cosa fare di me e del mio futuro.
Ancora, ho avuto la conferma che la vita da impiegata non fa assolutamente per me e che se proprio devono affittarmi/comprare il mio tempo preferirei farlo per qualcos'altro.

Va beh, ma smettiamola con questo tono di autocommiserazione, quello di cui volevo veramente scrivere è che in questo periodo di bufera burocratico-gastritico-deprimente anche la mia amica Mario s'è trovata e si trova ancora un po' in difficoltà; e dopo aver passato un giorno di Pasquetta delirante insieme a lei, in cui forse per la prima volta in vita mia l'ho vista vacillare pesantemente, ho escogitato un espediente che, almeno per me, si sta rivelando un grosso spunto.
Memore di quando ero naufragata tra le carte della mia tesi e lei mi aveva chiesto di mandarle una pagina nuova al giorno, le ho proposto di scriverci un'email a sera riportando la cosa più bella che ci è accaduta in quel giorno. E mi sono resa conto che è molto più facile lasciarsi andare al cazzeggio e alla 'depressione' e all'autocommiserazione che rimboccarsi le maniche e fare qualcosa che ci faccia stare bene. Ma allo stesso modo, a volte basta davvero poco, davvero un piccolo sforzo, che sempre sforzo è, ma troppo spesso non lo facciamo. E l'idea di avere qualcuno a cui dover rendere conto della mia felicità, a volte mi fa scervellare e cercare un momento per pensare a me.
Ed è ridicolo se ci pensate, perchè PORCO CAZZO, dovremmo farlo sempre senza pensare di dover rendere conto a nessuno se non a noi stesssi!!!!
Va beh, sono poco ispirata ce soir, ma volevo un attimo sbloccarmi dal momento di impasse blogghistica e quindi vi saluto postando una foto che ho fatto nel castello di Nonsodove quel giorno di Pasquetta con Mario.
Gli alberi ci salveranno, guys..