martedì 29 maggio 2012

Valeva bene una messa? Mais oui!

E nei labirintici, interminabili eppur velocissimi giorni tutti immancabilmente uguali ogni tanto c’è una novità!
Qualcosa di bello di cui parlare e momenti da ricordare. Solo che vorresti dedicartici per bene, fare un bel post coi baffi e allora rimandi di un giorno perché sei stanca, un altro giorno perché devi uscire, un altro giorno ancora perché sei ristanca, e poi perché ti dimentichi ed è così che sono passati la bellezza di quasi 20 dì e ancora non ho raccontato
la gita a Parigi con la mia amica Mario!!!
Ebbene si, erano anni e anni e anni che volevo andarci e anche lei; e per questo mi ha sempre impedito di farlo da sola, cioè, di andarci con chiunque non fosse lei.
E siccome gli anni si accumulavano e non ci decidevamo mai, vuoi i miei excursus stranieri, la mia mancanza di tempo e denaro, i suoi 4 figli e tant’altre cose e siccome quest’anno è il nostro 25esimo anniversario d’amicizia, lo scorso Santo Natale ho fatto un passetto avanti e le ho regalato un Bonazzi Voucher per usufruire di un weekend nella capitale franscese avec moi.
In realtà le avevo dato due opzioni, Roma e Parigi, ma visto e considerato che nella capitale de noattri io ci sono stata infinite volte, diciamo che ho fatto delle leggere pressioni perché scegliesse Paris.
E dopo calcoli astronomici, profezie astrologiche e calendari accademici, abbiamo optato per il weekend dell’11-13 maggio.
Già dal giorno prima ansia per l'aereo.
Io avevo paura di perderlo, viste le mie precedenti esperienze londinesi e barcellonesi.
Mario aveva paura di prenderlo, invece!
E così, come in Ufficiale Gentiluomo m'è venuta a prendere a lavoro intorno alle 16 e insieme abbiamo poi preso il Malpensa Express. In aeroporto poi c'è stata la solita mezz'ora di ritardo per la partenza nella quale l'ansia di Mario non ha fatto altro che centuplicarsi. Ma poi è ovviamente andato tutto bene, tramonto in alta quota, raggiungimento dell'hotel (anche qui avevo il terrore fottuto che la prenotazione fosse una fuffa e invece no), cena in un ristorantino in faccia alla stazione e poi curcamento.

La mattina sveglia alle 8, comprata Paris Visite Pass siamo subito andate a vedere Notre Dame,



durante la salita verso il Pantheon abbiamo trovato una piazzetta con annesso mercatino, ma soprattutto con annesso boulanger super french in cui io ho perso la testa per scegliere con cosa fare colazione. Quindi dal Pantheon,

breve caffettino in un baretto con personale tutto italiano (non l'ho fatto apposta, giuro) e poi siamo entrate nel Jardin du Luxembourg, una meraviglia, ragazzi. Ci hanno molto colpito le sedie a semi sdraio messe lì così, senza nemmeno essere imbullonate al suolo. Bellosi i parigini sfratacchiati sotto l'incerto sole.

Dopodichè ci siamo dirette verso il Musée d'Orsay, ma prima abbiamo visto la chiesa di Saint Sulpice in cui, tra l'altro, stava avendo luogo un matrimonio con degli invitati ficosissimi. E prima ancora, ci siamo imbattute per puro caso nella boutique di quel mostro sacro della pasticceria francese che è Pierre Hermé. Sono morta e risorta in cinque minuti, chevvelodicoaffà...


Sempre mentre ci dirigevamo verso il succitato museo mi sono ricordata del consiglio di Cinzia di prendere i biglietti alla Fnac per evitare di fare la coda; peccato però che per trovarla ci abbiamo messo tipo un'ora. Va beh. Da notare che io qui ero già stanca. Vecchia dentro, proprio.
Quindi, non contente della già citata stanchezza ci siamo sparate queste 4 ore al Musée, fantastico, anche solo per l'edificio in cui si trova, una vecchia stazione, bello bello.
Lì Mario s'è innamorata del falciatore, o se vogliamo essere sinceri, del suo deretano marmoreo, ma che dico marmoreo, bronzeo..  Potete constatarne la sodità da questa foto, lui è quello di spalle nel quarto in basso a destra.

Dopo una piccola sosta sul bordo della Senna ci siamo dirette al Musée de l'Orangerie, dove da anni sognavo di vedere le ninfee di Monet.
Unbelievable.
Sarei potuta morire lì dentro e ne sarebbe valsa la pena.
Non sono morta per le ninfee, ma la stanchezza era tanta.
Quindi pausa in un caffé/boulanger a base di baguette farcite e poi è stata la volta della Tour Eiffel.

Un po' deludente, devo ammettere, c'erano un sacco di impalcature davanti e intorno e in mezzo e delle code kmetriche per salire. Io ci ho rinunciato in partenza, anche perchè a causa del vento forte non si poteva salire più in alto del secondo livello, quindi 'sticazzi.
Dopo la torre abbiamo fatto una velocissima capatina all'Arc de Triomphe, al Moulin Rouge e poi da lì abbiamo assistito al tramonto sui gradini di Montmartre.

Gradini foderati di gente sorseggiante birra e vino e ascoltante musica dal vivo che cantava un tizio dotato di loop station, con la voce forse un po' troppo carezzevole. Dopodiché ci siamo dirette al nostro albergo, ma prima Mario ha voluto cenare a tutti i costi al Mac francese.
Riprovevole.
Tra una cosa e l'altra s'è fatto tardi e siamo poi svenute sul letto.
Sveglia il giorno dopo alla stessa ora e bozza di itinerario alla mano ci siamo dirette verso la prima meta, con tappa dal boulanger locale e incetta di croissant burrosissimi. Prima tappa dell'itinerario del nostro secondo e ultimo giorno a Paris era il Canal Saint Martin, un canale che si congiunge alla Senna, posto molto caratteristico e poco turistico.

E lì, tac, s'è verificato l'ennesimo episodio grottesco della mia vita. Mentre camminavamo lungo il canale ed eravamo tutte "Oh, ma che bello!", "E' troppo romantico!", "E guarda quel negozietto là", "E quel murales?! Fico! " e i ponticelli che attraversavano il canale e nessuno in giro e due poliziotti davanti a noi. La poliziotta donna che srotola il nastro per delimitare un'area di sicurezza. La sottoscritta la guarda ed esplode "Ma che cazzo è, CSI?!?!?", guarda per terra e cosa c'era? Il morto nel sacco.
Teribbile.
"Mario, attraversiamo".
"Perchè?"
"Eh...."
Una cosa tranquilla e normale mai, eh?!
No.
Giusto per rimanere in tema dopo il canale abbiamo preso la metro e siamo andate al Père Lachaise, il cimitero monumentale parigino, non potevo perdermi la tomba di Jim.. Oh, Jim, perchè sei morto?!??
Dopo il Père, tappa con caffè a Belleville, quartiere di quasi periferia, teatro della famosissima serie Malaussène  di Pennac. Tavolini sulla strada e trac, ennesima scena trash parte Toto Cotugno a tutto volume!
Dalle stalle alle stelle, dopo Belleville siamo scese agli Champs Elisées, tappa obbligatoria per la vostra Mary nazionale è stata la pasticceria in cui sono nati i macarons, Ladurée.

Qui sopra potete vedermi mentre piena di vita sto per addentare un mega macaron al pistacchio.
Visto che eravamo lì ci siamo sparate la vasca fino a Place de la Concorde e da lì abbiamo preso la metro per il quartiere latino, dove abbiamo trovato una piccola oasi di pace e di esoticità, la prima moschea parigina.
Siamo state molto tentate di andare a cercare chi faceva i massaggi, la Lonelyplanet ci aveva creato delle aspettative in merito, ma abbiamo lasciato stare e ci siamo svaccate sotto il sole riscaldoso, riempiendoci gli occhi di patio.
Poco dopo ci siamo invece riempite la bbocca una meravigliosa e rinfrescante e allo stesso tempo gustosa insalata che forse mai nella vita potrò rimangiare.
Da lì la meta successiva erano le super snob Galeries Lafayettes, ma fortunatamente o sfortunatamente erano chiuse perchè domenica, quindi ci siamo dirette di nuovo a Montmartre per dello shopping caratteristico, abbiamo prelevato le borse in albergo e poi sempre con l'ansia ci siamo dirette all'aeroporto, dove ad attenderci c'erano 4 e dico 4 ore di ritardo.
All'alba delle 3 del mattino, i miei piedini hanno di nuovo toccato il suolo brianzolo..

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